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Sull’immigrazione, un dibattito civile (per una volta)

La Redazione

Lo scorso 2 di marzo, il Senato italiano ha approvato all’unanimità una “risoluzione” in tema d’immigrazione ispirata a principi di ragionevolezza. Si tratta di un breve testo – poco più di una pagina – in appoggio ad un documento comunitario che, in sé, non contiene nulla di nuovo né di rivoluzionario, come potrà facilmente dedursi dalla lettura del documento che di seguito trascriviamo. Tuttavia che tutte le componenti politiche l’abbiano approvata questo, sì, è rivoluzionario dato il clima del dibattito. Si è convenuto che “senza un apporto dell’immigrazione, ancorché controllato, il futuro del continente europeo, e in particolare dell’Italia, sarà inevitabilmente segnato da un netto declino demografico, economico e politico”. Solo gli inguaribili ottimisti possono pensare che questo istante di tregua – in un dibattito avvelenato quale è quello degli ultimi tempi – preluda ad un cambio di atteggiamento nei confronti delle storte politiche che attualmente governano le migrazioni nel nostro paese. Tuttavia è doveroso per Neodemos coltivare ogni segnale di ragionevolezza, anche il più tenue, nella speranza che un dibattito serio possa finalmente affermarsi.

 

L’Atto Comunitario “Rafforzare l’approccio globale in materia di migrazione”

         E’ un testo che delinea un nuovo indirizzo nel politiche migratorie dell’Unione Europea1, rafforzate con il recente “piano di Stoccolma” approvato sotto la presidenza svedese nel secondo semestre del 2009. Questo testo è approdato, all’inizio del 2009, alla 3a Commissione del Senato (Affari Esteri e Emigrazione), presentato con un’ampia relazione del Sen. Beppe Pisanu (PdL), discussa nelle sedute dell’1 e dell’8 Aprile, chiuse con una “Risoluzione” approvata all’unanimità. La risoluzione è poi passata – con molto ritardo – all’esame del Senato, che l’ha esaminata ed accolta con voto unanime nella seduta del 2 marzo u.s. Questa la cronistoria: l’atto comunitario in questione contiene solo generali linee politiche che non hanno ricadute immediate sull’ordinamento interno. Forse è proprio per questa “innocuità” di fatto che è passato al voto dell’aula.

 

La Risoluzione2

La 3a Commissione, esaminato l’atto comunitario n. 17 recante “Rafforzare l’approccio globale in materia di migrazione: aumentare il coordinamento, la coerenza e le sinergie”,

         “condividendo l’approccio globale in materia di immigrazione in esso proposto, in quanto il governo dei fenomeni migratori non può esaurirsi nel semplice contrasto dell’immigrazione clandestina e va integrato in una visione complessiva  delle politiche di accoglienza e di asilo, della cooperazione allo sviluppo e della gestione dei rapporti con i Paesi di origine e transito dei migranti;

         tenuto conto delle allegate osservazioni formulate dalla 14° Commissione;

         rilevato che, come giustamente segnala il documento, l’approccio globale riflette la profonda trasformazione subita negli ultimi anni dalla dimensione esterna della politica di migrazione europea;

         che da un’impostazione incentrata principalmente sulla sicurezza e focalizzata  sulla riduzione delle pressioni migratorie si è passati a un approccio più trasparente ed equilibrato, guidato da una migliore comprensione di tutti gli aspetti del fenomeno e volto a migliorare le misure di accompagnamento e di gestione dei flussi migratori per trasformare migrazione e mobilità in forze positive a favore dello sviluppo;

         che appare opportuno al riguardo aprire una complessiva riflessione sulle dinamiche e sul governo dei processi migratori, sia a livello europeo, sia a livello nazionale;

         che senza un apporto dell’immigrazione, ancorché controllato, il futuro del continente europeo, e in particolare dell’Italia, sarà inevitabilmente segnato da un netto declino demografico, economico e politico;

         che una politica attiva  di Governo dell’immigrazione può fare di questa un ponte indistruttibile tra le due sponde del Mediterraneo;

         che a tal fine va promossa una più incisiva politica europea, fondata anche su una maggiore armonizzazione delle discipline nazionali relative, ferma restando la facoltà per i rispettivi Stati membri di determinare le proprie quote di immigrazione legale in base alle necessità dei rispettivi mercati del lavoro e alla complessiva capacità di accoglienza e integrazione dei rispettivi sistemi sociali;

         che le questioni migratorie costituiscono parte integrante delle relazioni esterne dell’Unione e che pertanto una gestione strutturata della migrazione legale e un’efficace lotta contro l’immigrazione clandestina vanno considerate anche quali strumenti per favorire le sinergie tra le migrazioni e lo sviluppo;

         che, nel quadro di tali rafforzate sinergie, lo strumento forse più efficace per lottare contro l’immigrazione clandestina consisterà sempre di più in un governo sapiente di quella regolare, fondata su una cooperazione stretta con i paesi di origine e di transito;

 

         valuta positivamente il documento in titolo e impegna il Governo:

 

         a cooperare con gli altri paesi dell’Unione  europea per un governo europeo dei fenomeni migratori, affiancato da un nuovo modello di governance, che coinvolga tanto i paesi di origine, quanto quelli di destinazione dei flussi migratori, promuovendo intese e forme comuni di disciplina;

         a utilizzare a pieno gli strumenti della cooperazione allo  sviluppo con i Paesi di origine e di transito, nella prospettiva di una più efficace partnership che favorisca le sinergie tra le migrazioni e lo sviluppo”

 

Un auspicio

         La visione ampia dei fenomeni migratori contenuta dell’Atto comunitario, nella Relazione del Senatore Pisanu, e nella risoluzione approvata è un invito al Governo ad una riconsiderazione della attuale politica migratoria3. Così si esprime il relatore “Dobbiamo riconoscere che, specialmente negli ultimi tempi qui in Italia, un simile approccio globale [quello proposto dalla Commissione] è mancato al confronto politico-parlamentare: cosicché, smarrite le dimensioni globali del problema, ci siamo spesso lasciati prendere la mano dalla quotidianità e dalle risposte frammentarie alle pressioni della pubblica opinione”. E, ancora, “I media, in genere, non aiutano. Anzi, concentrandosi  sugli aspetti più immediati e controversi dell’immigrazione, ne accentuano la percezione negativa. E frequentemente la politica, invece di sedare, cavalca la paura, in cambio di facili consensi, nascono così risposte di corto respiro che se placano per qualche giorno i cittadini, molto spesso generano incertezza e confusione. A tal punto da compromettere gli stessi fondamenti normativi e le ordinarie attività di governo dell’immigrazione”. Parole che le persone di buon senso e di buona volontà non possono non condividere, pure se su fronti politici diversi.

 

NOTE

1 – Il riferimento è: COM(2008) 611 definitivo.

2 –  Senato della Repubblica, Doc. XVIII, n. 16-A

3 – L’unanimità si è limitata al voto sulla Risoluzione. Il Ministro Maroni, che era presente in Aula, nel suo intervento non ha fatto intravedere aperture a modificazioni della normativa in vigore. Erano state presentate anche alcune mozioni, 3 dell’opposizione, respinte (dal PD, primo firmatario Livi Bacci; dall’UDC, primo firmatario D’Alia; dall’IdV, primo firmatario Pardi) e 2 della maggioranza, approvate (dalla Lega, primo firmatario Bricolo; dalla PdL, primo firmatario Gasparri) il cui tenore è naturalmente diversissimo, così come di tenore nettamente e frontalmente opposti sono stati gli interventi in Aula.

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