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Stranieri e mercato del lavoro al Censimento del 2011: il fenomeno della sovra qualificazione

Simone De Angelis, Simona Mastroluca
Stranieri e mercato del lavoro

In occasione del 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni del 2011, sono stati rilevati 390.108 cittadini stranieri in possesso di un elevato livello di istruzione¹. Di questi, il 70,7% è costituito da forze di lavoro e il restante 27,3% si trova in una condizione di inattività. Già da questo primo risultato emerge uno spreco di capitale umano maggiore tra gli stranieri che tra gli italiani con pari grado di istruzione: questi ultimi, infatti, presentano tassi di attività e di occupazione più elevati. L’analisi dei dati suggerisce alcune significative considerazioni circa la natura del processo migratorio nel nostro Paese.

Tra i molto istruiti la maggioranza fa lavori generici

Schermata 2015-06-11 alle 18.33.23L’elaborazione dei dati censuari, e il confronto con gli occupati italiani con pari istruzione, è assai istruttiva. Dalla Tabella 1 si desume che circa i due terzi degli stranieri con elevata istruzione sono manodopera generica o poco qualificata, in attività manifatturiere e di costruzione, oppure in attività commerciali o di servizio alle persone. Essi svolgono attività per le quali sarebbero sufficienti livelli di istruzione inferiori. Sono, quindi, “sovra qualificati”. Tra gli italiani di pari istruzione, invece, i sovra qualificati sono circa un quinto degli occupati. Il residuo 34% degli stranieri occupati svolge, invece, mansioni approssimativamente adeguate al loro livello di formazione. Dalla tabella si evince che il 19,3% degli stranieri occupati era coinvolto in attività organizzativa, tecnica, intellettuale e scientifica ad elevata specializzazione, sicuramente adeguata alla loro formazione. Ma si tratta di una proporzione molto bassa, appena un terzo di quella propria degli occupati italiani (57,2%).

Nel decennio intercensuario lo spreco di capitale umano ha subito una notevole crescita: nel 2001, infatti, gli stranieri occupati in attività professionali al di sotto del proprio (elevato) livello di istruzione erano il 22,1% (8,3% gli italiani). Nel decennio, gli stranieri che esercitano attività operaie non qualificate sono passati dal 3,7% al 28,7% e al contempo gli impiegati in attività ad elevata specializzazione sono diminuiti dal 44,6% al 19,3%.

Lo spreco dei talenti: in testa Campania e Calabria; Filippini e Ucraini

Procedendo all’analisi del tasso di sovra qualificazione – inteso come il rapporto percentuale tra il numero dei sovra qualificati e il totale degli occupati con elevato grado di istruzione – la situazione territoriale risulta più articolata. Dieci sono le regioni che presentano un tasso al di sopra del valore medio nazionale (65,9%) con il primato della Campania dove su cento occupati circa ottanta svolgono mansioni non adeguate al titolo di studio conseguito. A seguire la Calabria (74,5%), l’Emilia-Romagna (72,4%) e il Veneto (72,0%). Di contro la regione con il più basso tasso di sovra qualificazione è il Trentino Alto Adige (53,2%).

Considerando le prime quindici nazionalità con la più alta presenza di sovra qualificati, che cumulativamente riproducono il 77,8% del fenomeno, l’esame dell’andamento del tasso di sovra qualificazione segnala che i cittadini più esposti al rischio di essere impiegati in mansioni dal contenuto professionale più modesto sono i filippini (92,2%), gli ucraini (90.4%), i moldavi (89,8%) e i bangladesi (88,5%).

A livello di settori di attività economia il 22,3% degli stranieri sovra qualificati è impiegato in qualità di personale domestico presso famiglie e convivenze (0,9% per gli italiani), il 13,9% nei servizi di alloggio e ristorazione (6,4% per gli italiani) e il 13,3% nel settore manifatturiero. Per gli italiani, invece, i settori maggiormente interessati al fenomeno sono nell’ordine: la Pubblica Amministrazione centrale e locale (15,9%), il commercio all’ingrosso e dettaglio (12,4%) e le attività finanziarie e assicurative (11,8%).
Non solo il processo di integrazione lavorativa appare lontano dall’essere raggiunto ma anzi, rispetto a dieci anni prima, gli squilibri ed il conseguente spreco di capitale umano risultano ancora più evidenti. Da un lato il nostro sistema produttivo esprime una forte domanda di lavoro poco qualificato, dall’altro la pressione migratoria coinvolge un’ampia presenza di persone con un alto grado di scolarizzazione. Va anche messo in conto la difficoltà, per gli stranieri, di ottenere il riconoscimento del titolo di studio conseguito nel paese di origine. Ciò spinge alla ricerca di un lavoro, anche non qualificato, che spesso rappresenta la conditio sine qua non per ottenere il permesso per soggiornare sul territorio italiano.

Per saperne di più

CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, : Il ruolo degli immigrati nel mercato del lavoro italiano, Roma, 2012.

Brandi M. Carolina, Caruso M. Girolama, De Angelis Simone, Mastroluca Simona, Gli immigrati ad alta qualificazione secondo il Censimento italiano del 2011: occupazione e sottoccupazione, “International Journal of Migration Studies, Vol. XLV, N. 172, ottobre-dicembre 2008.

¹ Per livello di istruzione elevato si intendono: un diploma terziario di accademia di belle arti, conservatorio etc., diplomi AFAM di I e II livello e titoli universitari ovvero titoli corrispondenti al livello 5 della Classificazione Internazionale dei titoli di Studio – ISCED1997.

*Le opinioni qui espresse sono quelle degli autori e non coinvolgono, in alcun modo, l’Istituzione per cui gli autori lavorano

 

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