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Scende ancora il ricorso all’aborto in Italia

La Redazione

Nelle scorse settimane il Ministro della Salute ha presentato al Parlamento la consueta relazione annuale1 sull’interruzione volontaria della gravidanza (IVG, legge 194/78), che per rispetto alla lingua e alla semplicità, chiameremo aborto (sottintendendo che di aborto volontario si tratta). La Relazione è corredata da una corposa appendice statistica, con i dati sommari per il 2011 e dati assai dettagliati per il 20102, che analizzano le tendenze, le caratteristiche delle donne che vi ricorrono, le più evidenti criticità.  Neodemos ritiene di fare cosa utile riportando alcuni significativi stralci della Relazione e consigliandone la lettura per gli eventuali approfondimenti. Va anzitutto ricordato un fatto positivo:nel 2011 è continuata la discesa del fenomeno, che raggiunse il suo picco nel 1982, con 235.000 aborti e che poi è gradualmente diminuito fino a scendere sotto le 110.000 unità nel 2011 (-53%); la diminuzione è un po’ maggiore se si considera il tasso di abortività (aborti per 1000 donne in età feconda) sceso nello stesso periodo da 17,2 a 7,8  (-55 %). Un altro indicatore significativo – il rapporto di abortività, ovvero il numero di aborti per cento gravidanze riconosciute (nati più aborti) – presenta una riduzione un po’ minore (da 27,5 per mille a 16,3, -40,8%). E’ una tendenza che dimostra una raggiunta maturità della popolazione in tema di padronanza dei processi riproduttivi. Un confronto internazionale pone il nostro paese nella parte bassa della graduatoria europea sul ricorso all’aborto. Livelli tra il 30 e il 40% si trovano in Russia ed in altri paesi dell’Europa orientale; superiori al 20% in Francia e nel Regno Unito (oltre che negli Stati Uniti e nel Canada); Spagna e Italia stanno sul 17% e solo la Germania – tra i grandi paesi – ha un livello sensibilmente inferiore, pari al 14%. Permane la forte criticità costituita dall’alto ricorso all’aborto da parte delle donne straniere (oltre un terzo del totale), che lo utilizzano tre volte più delle italiane; tuttavia negli ultimi anni si è verificata una lieve inversione di tendenza.
Si abbassa l’abortività tra le donne italiane…
Dal 1983 i tassi di abortività sono diminuiti in tutti i gruppi di età, più marcatamente in quelli centrali. Per quanto riguarda le minorenni, il tasso di abortività nel 2010 è risultato pari a 4,5 per 1.000 (4,4 per 1.000 nel 2009), con valori più elevati nell’Italia settentrionale e centrale. Come negli anni precedenti, si conferma il minore ricorso all’aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa Occidentale. Il rapporto di abortività (numero delle IVG per 1.000 nati vivi) è risultato pari a 202,5 per 1.000 con un decremento del 2,8% rispetto al 2010 (208,3 per 1.000) e un decremento del 46,7% rispetto al 1982 (380,2 per 1.000).L’analisi delle caratteristiche delle donne che ricorrono all’IVG, riferita ai dati definitivi dell’anno 2010, conferma che nel corso degli anni è andata crescendo la quota di IVG richiesta da donne con cittadinanza estera, raggiungendo nel 2010 il 34,2% del totale delle IVG, mentre, nel 1998, tale percentuale era del 10,1%. Questo fenomeno influisce sull’andamento generale dell’IVG in Italia, determinando un rallentamento della diminuzione del numero totale degli interventi. Infatti, considerando solamente le IVG effettuate da cittadine italiane (e avendo cura di ripartire per cittadinanza i casi che non disponevano dell’informazione, Regione per Regione) il dato è pari a 130.546 nel 1996, 90.587 nel 2006,76.948 nel 2010 con una riduzione del 3,3% rispetto al 2009 e del 41,1% rispetto al 1996, riduzioni maggiori di quelle che si osservano se si considerano tutte le donne che hanno abortito in Italia.
         In generale, nel corso degli anni le più rapide riduzioni del ricorso all’aborto sono state osservate tra le donne più istruite, tra le occupate e tra le coniugate, per le quali, anche grazie a una maggiore competenza di partenza, sono risultati più efficaci i programmi e le attività di promozione della procreazione responsabile, principalmente svolti dai consultori familiari.
…che resta elevata tra le straniere
Nel 2009 il tasso  è risultato pari a 6,9 per 1.000 per le cittadine italiane di età 15-49 anni, a 7,7 per 1.000 nelle cittadine di PSA (paesi stranieri a sviluppo avanzato) e a 26,4 per 1.000 in quelle di PFPM (paesi a forte pressione migratoria), indicando che, nonostante la diminuzione negli anni, ancora quest’ultimo gruppo di donne ha livelli di abortività molto più elevati delle italiane. Le donne straniere presentano un quadro di conoscenze (scarse), di attitudini (buone) e di competenze pratiche (scarse) simile a quello riscontrato tra le donne italiane in analoghe indagini condotte dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità) nel 1982-83, cioè poco dopo l’introduzione della legge sull’IVG. Si conferma, quindi, che la promozione delle competenze e delle consapevolezze delle donne e delle coppie è l’obiettivo più importante da raggiungere per l’ulteriore contenimento del fenomeno. L’attività di counselling necessaria per il raggiungimento dell’obiettivo è più impegnativa nelle condizioni di maggiore svantaggio sociale, e la condizione di immigrata è particolarmente rilevante in tal senso. I decrementi osservati recentemente anche tra le donne immigrate sembrano indicare che tutti gli sforzi fatti in questi anni, specie dai consultori familiari, per aiutare a prevenire le gravidanze indesiderate ed il ricorso all’IVG stiano dando i loro frutti anche nella popolazione immigrata.
Forte riduzione della clandestinità
Uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori più “aggressivi” del mutamento delle leggi vigenti sull’aborto, negli anni ’70, consisteva nello sventolare a destra e a manca cifre infondate sugli aborti clandestini. Si parlava di milioni e milioni (fino a quattro milioni) all’anno, come se esagerare fuor di misura le dimensioni della piaga non mettesse in dubbio la serietà di questi paladini di una pur giusta riforma. Studiosi più responsabili ponevano le stime in una o due centinaia di migliaia, cifre rese plausibili da serie indagini successive. Dice la Relazione:
L’ultima stima del numero di aborti clandestini è quella riferita nella relazione dell’anno 2008, su dati 2005, pari a 15.000 casi, la maggior parte dei quali si riferivano all’Italia meridionale. Tale dato riguarda solo le donne italiane, non essendo possibile calcolarlo in modo affidabile per le donne straniere.
La stima di tale fenomeno, riferita all’anno 1983 era pari a circa 100.000 casi.

         Sul fronte ideologico opposto – degli antiabortisti – si sosteneva che la liberalizzazione del ricorso all’aborto avrebbe prodotto una “esplosione” del ricorso all’IVG. Fortunatamente cos’ non è stato, come le statistiche ricordate all’inizio provano ad abundantiam.
Concludendo
In conclusione, i dati evidenziano che nel nostro Paese prosegue la tendenza alla diminuzione del numero di IVG e quindi del tasso di abortività e che nella grande maggioranza dei casi il ricorso a questo intervento rappresenta l’ultima scelta, essendo stati tentati prima metodi per evitare gravidanze indesiderate. La riduzione percentuale di aborti ripetuti è la più significativa dimostrazione del cambiamento nel tempo del rischio di gravidanze indesiderate, poiché, se tale rischio fosse rimasto costante nel tempo, si sarebbero avute attualmente percentuali doppie rispetto a quelle osservate. La sostanziale riduzione dell’aborto clandestino e l’eliminazione della mortalità e morbilità materna ad esso associata si accompagnano con la riduzione dell’IVG, ottenuta anche grazie alla promozione di un maggiore e più efficace ricorso a metodi di procreazione consapevole, alternativi allaborto, secondo gli auspici della legge. La promozione della procreazione responsabile costituisce la modalità più importante per la prevenzione dell’aborto. Per conseguire tale obiettivo, è importante potenziare la rete dei consultori familiari, che costituiscono i servizi di gran lunga più competenti nell’attivazione di reti di sostegno per la maternità, in collaborazione con i servizi sociali dei comuni e con il privato sociale. Specifica attenzione dovrà anche essere posta verso i gruppi di donne straniere a maggior rischio di ricorso all’IVG con specifici interventi di prevenzione che tengano conto anche delle loro diverse condizioni di vita, di cultura e di costumi.
1 – La Relazione del Ministro Balduzzi

2 –  Per le tabelle statistiche
3 – Massimo Livi Bacci, L’aborto nel mondo: buone e cattive notizie . Neodemos 17/12/2009

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