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Riforma della cittadinanza guardando all’Europa

Andrea Stuppini

Con la formazione del nuovo Governo e la nomina a ministro dell’Integrazione di Cécile Kyenge, ha ripreso quota il dibattito sulla riforma della cittadinanza, attualmente regolata dalla legge  5 febbraio 1992, n. 91. E’ una delle leggi più restrittive d’Europa, che prevede la concessione della cittadinanza dopo dieci anni di residenza per gli immigrati adulti, e al compimento del diciottesimo anno per i minori anche se nati in Italia. La severità nell’applicazione dello ius soli consiste nel fatto che basta un breve periodo di interruzione nella residenza per annullare il conteggio, ma anche nei tempi lunghi dell’iter burocratico (v. anche Stefano Molina, “Stallo in tre mosse: il dibattito italiano sulla cittadinanza ai figli degli immigrati ”, Neodemos, 15/05/2013). Già oggi gli uffici preposti sono intasati dalle domande pervenute e la prima esigenza sarebbe proprio il rafforzamento dei loro organici.

Anche se lo scenario generale del dopo elezioni non sembra particolarmente propizio, il nuovo Parlamento potrebbe avere l’opportunità di modificare la normativa, con particolare riferimento ai minori stranieri nati in Italia; un fenomeno che si è imposto all’attenzione dell’opinione pubblica anche attraverso la forza dei numeri: nel 1992 i minori stranieri erano 26.000, dei quali poco più di seimila nati in Italia. Vent’anni dopo essi sono diventati circa un milione dei quali più di settecentomila nati in Italia. Nel 2012 i bambini nati da genitori stranieri hanno oltrepassato il 15% delle nascite in Italia.

Come si acquisisce la cittadinanza in Europa

Poiché l’acquisizione della cittadinanza italiana determina automaticamente anche quella europea, un’armonizzazione dei modi e dei tempi necessari per ottenerla sarebbe auspicabile a livello comunitario, ma per ora le normative restano diverse, anche se prevalentemente basate su un sistema misto, che contempera i principi dello ius sanguinis con quelli dello ius soli.

Tra i paesi più importanti, solo in Spagna sono richiesti dieci anni di soggiorno regolare per concedere la cittadinanza agli adulti (ma con l’importante eccezione degli ispano-americani e dei filippini,  ai quali bastano due anni); per i bambini stranieri nati in Spagna, però, basta un anno di residenza, ma se questi sono figli di uno straniero nato anch’egli in Spagna la cittadinanza viene riconosciuta alla nascita: si applica, cioè, una forma di doppio ius soli.

In Germania, il paese più popoloso d’Europa e con il maggior numero di stranieri, occorrono otto anni di residenza per gli adulti, ma ai loro figli nati sul suolo tedesco si applica lo ius soli.

Nella maggioranza dei paesi, come ad esempio in Francia, Regno Unito ed Olanda, per gli adulti sono sufficienti cinque anni di residenza, e la normativa per i minori ne discende di conseguenza. Ad esempio in Francia vige un regime misto di ius sanguinis e ius soli, e al minore che acquisisce la cittadinanza con la maggiore età basta avere una residenza continuativa in Francia di cinque anni.

Nel Regno Unito e in Olanda la normativa è ancora più aperta, poiché al minore straniero nato nel Regno Unito, bastano dieci anni di residenza, mentre agli immigrati di seconda generazione in Olanda basta risiedere legalmente dall’età di quattro anni.

Coerenza tra minori e adulti

Come notato a suo tempo Giovanna Zincone (La Stampa, 24-11-2011), al fine dell’ottenimento della cittadinanza in Europa, il numero prevalente sembra essere il cinque, nel senso che cinque anni sono quasi ovunque considerati un tempo di residenza sufficientemente lungo per ritenere che gli immigrati e le loro famiglie siano ormai radicati e destinati a far parte integrante della popolazione. In Italia, questo è attualmente il tempo necessario per ottenere il permesso di soggiorno di lunga durata.

Forse i bambini dei genitori residenti da cinque anni potrebbero ottenere la cittadinanza alla nascita. Ma anche per chi non fosse nato in Italia, e ci fosse arrivato da piccolo, cinque anni di residenza potrebbero essere considerati sufficienti per presentare domanda di cittadinanza, soprattutto quando questo intervallo di tempo coincide con la conclusione del primo ciclo scolastico.

Le varie normative europee stanno quindi lentamente convergendo verso un sistema misto tra ius sanguinis e ius soli. Questa soluzione, leggermente più prudente della proposta di iniziativa popolare di “L’Italia sono anch’io ”, è nel complesso simile a quel che si legge nei programmi elettorali di alcune forze politiche, come ad esempio quelle di  “Italia bene comune” e di “Scelta civica”. Ma si nota qui un altro tipo di prudenza: non si parla degli adulti. Ridurre i tempi di cittadinanza per i minori (a cinque anni) e lasciare invariati i dieci anni per gli adulti sarebbe poco logico e potrebbe creare degli squilibri all’interno dei nuclei familiari, anche perché i genitori di un minore “neo-italiano” risulterebbero inespellibili.

Appare dunque preferibile adottare un provvedimento che tratti tutti nello stesso modo, e questo vale in particolare per i componenti di uno stesso nucleo familiare.

Prospetto 1 – Lo ius soli in 5 paesi Europei

Ius soli

(acquisizione della cittadinanza alla nascita)

Ius soli

(acquisizione della cittadinanza dopo la nascita)

Francia Acquisizione automatica nei casi di doppio ius soli ( figli di stranieri a loro volta nati in Francia ) –       a partire dai 13 anni , se residente da almeno 5 : su dichiarazione del genitore.

–       a partire dai 16 anni se residente da almeno 5 : su dichiarazione del minore.

–       ai 18 anni l’acquisizione è automatica se il minore ha risieduto per almeno 5 anni ( a meno che non si esprima un esplicito rifiuto).

Germania Acquisizione automatica con residenza regolare del genitore da almeno 8 anni Dall’età di 10 anni : se il genitore è residente da almeno 8 anni ed è in possesso del permesso di soggiorno permanete al momento della nascita, attraverso naturalizzazione (se è in possesso di altra nazionalità e non vi rinuncia entro il compimento dei 22 anni di età, perde la cittadinanza tedesca).
Italia Non prevista –       Se residente senza interruzioni fino al raggiungimento dei 18 anni di età ( ed entro un anno dal compimento della maggiore età) su dichiarazione di volontà.

–       Se residente da almeno 3 anni attraverso naturalizzazione.

Regno Unito Acquisizione automatica con residenza permanente del genitore in possesso di un permesso di soggiorno permanente ottenibile dopo 5-10 anni di residenza legale . A partire dai 10 anni se residente per i primi 10 anni di vita , in seguito a registrazione ( processo simile alla naturalizzazione ma con minore grado di discrezionalità ) e purché sia rispettato il requisito di buona condotta.
Spagna Acquisizione automatica nei casi di doppio ius soli ( figli di stranieri a loro volta nati in Spagna ) –       Attraverso naturalizzazione se residente da almeno 1 anno.

–       Se ha un età superiore ai 14 anni sono necessari ulteriori requisiti : giuramento di fedeltà al Re e obbedienza alla Costituzione e alle leggi e rinuncia alla cittadinanza di origine ( ad eccezione di coloro che provengo da paesi ispano-americani e da Andorra, Filippine, Guinea Equatoriale e Portogallo).

–       Su dichiarazione se ha un età superiore ai 18 anni. Necessaria la residenza da almeno 1 anno e i requisiti di integrazione sopra elencati. ( La rinuncia della cittadinanza d’origine non è in questo caso richiesta per il paesi dell’America Latina).

 

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