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Raggiunto in Italia un utilizzo diffuso e intensivo dell’allattamento al seno.

Franco Bonarini

Dai risultati delle indagini nazionali effettuate in Italia negli ultimi decenni emerge che l’allattamento dei neonati al seno materno è, di gran lunga, la pratica più diffusa. Agli inizi degli anni Settanta l’allattamento era poco diffuso (68% dei nati) e in ribasso rispetto al passato. Ma con le generazioni di nati nella seconda metà degli anni Settanta la percentuale di bambini allattati (indipendentemente dalla durata dell’allattamento) è cresciuta progressivamente fino a raggiungere l’81% tra i nati negli anni di fine Novecento. Parallelamente, la durata media dell’allattamento è cresciuta da 5 mesi dei primi anni settanta fino a 7,5 mesi negli anni più recenti.

Allattamento al seno prevalente (e spesso esclusivo)
I dati della indagine nazionale sulla fecondità del 1995 mostrano che nelle settimane o nei mesi immediatamente seguenti alla nascita, le donne allattavano al seno in modo esclusivo, eventualmente con una fase successiva con alimentazione integrativa, mentre era del tutto marginale (4% dei casi) il ricorso a un modello misto di alimentazione adottato fin dall’inizio. Il 36% di nati nei venti anni a ridosso dell’indagine erano stati allattati esclusivamente al seno e il 32% erano stati allattati inizialmente solo al seno e successivamente con alimentazione integrativa. Questo modello si ritrova come prevalente anche nelle indagini nazionali successive nelle quali resta elevata la percentuale di donne che hanno allattato al seno in modo predominante o esclusivo almeno per un periodo. I dati ottenuti dalla indagine sulle Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari sono la fonte principale sull’allattamento in Italia. Le ultime due realizzazioni dell’indagine (nel 1999-2000 e nel 2004-05) mostrano che la percentuale di donne che allattano al seno è ormai pressoché stabilizzata sul livello complessivo di 81%, pur con variazioni sopravvenute nel corso del tempo tra categorie di donne e tra zone del territorio nazionale, mentre è aumentata la durata dell’allattamento che in media è passata da 6,2 mesi nel 2000 a 7,3 nel  2005, con un incremento medio di oltre 1 mese nell’arco di 5 anni. Nell’indagine del 2005, la frequenza più alta (83%) risulta tra le donne con meno di 25 anni e quella più bassa (79%) tra le donne con 35-39 anni. Le più anziane allattano più a lungo (8,7 mesi in media le quarantenni), mentre tra le donne di 25-29 anni la durata media è la più bassa (6,7 mesi). Rispetto all’indagine precedente del 2000 c’è stato un aumento della frequenza dell’allattamento limitato alle donne con meno di 25 anni e alle quarantenni e una diminuzione tra le donne delle fasce d’età centrali, particolarmente tra quelle in età tra 35-39 anni. Invece, in tutte le classi d’età è aumentata la frequenza delle donne che allattano per almeno 7 mesi (Tavola 1).
Due Italie (anche alla poppa)
Consistenti sono le differenze territoriali. Nel Nord Est l’allattamento è più diffuso che altrove, soprattutto tra le donne più giovani. Complessivamente la percentuale di donne che hanno allattato raggiunge 86% ed è particolarmente elevata nel Trentino-Alto Adige, con  92% a Bolzano e 89% a Trento. Nel Nord Ovest coesistono i valori elevati della Valle d’Aosta (93%) e valori bassi della Liguria (77%). Nel Centro e nel Sud (82%) si hanno frequenze pressoché analoghe: in Sicilia si registrano le frequenze più basse (71%), ben lontane da quelle della Sardegna (86%). La durata media dell’allattamento è più alta nel Centro-Nord (7,6 mesi). In particolare nel Nord Est quasi il 50% delle donne allatta per almeno 7 mesi e solo un quarto per meno di 4 mesi. Le durate brevi sono più frequenti nel Centro (quasi il 29%) e soprattutto nelle isole ove superano il 34%. La frequenza dell’allattamento cresce anche con il livello d’istruzione: dal 77% tra le donne meno istruite si passa all’84% tra quelle con un diploma di scuola media superiore o una laurea. Queste ultime allattano più a lungo: mediamente 7,6 mesi, contro 6,4 delle meno istruite; il 47% delle prime per più di sei mesi contro il 39% delle seconde. Tra le meno istruite la durata media dell’allattamento non è cambiata rispetto alla rilevazione precedente mentre tra le più istruite è aumentata di oltre un mese. Il 92% delle madri con precedenti esperienze di allattamento allattano anche un figlio successivo, contro il 33% delle donne che non hanno allattato un figlio precedente. L’allattamento è poi più frequente dopo un parto spontaneo (84%) rispetto a un parto cesareo (75%) e tra coloro che hanno seguito un corso di preparazione al parto – attuale o un precedente parto – rispetto a coloro che non hanno partecipato al corso (84% contro 79%). In sostanza la frequenza dell’allattamento si è pressoché stabilizzata nell’ordine dell’80% dei nati, con un importante incremento rispetto all’inizio degli anni Settanta. Nel giro di qualche decennio le abitudini delle donne italiane si sono modificate verso un utilizzo più diffuso e intensivo dell’allattamento al seno superando l’obbiettivo fissato dall’OMS che prevedeva per l’inizio dell’attuale millennio  una diffusione dell’allattamento estesa ad almeno il 75% dei nati e una durata di almeno sei mesi per il 50% dei nati.
 

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