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Ragazzi stranieri e sport: le attività di oggi, il sogno di domani*

Cinzia Conti, Roberto Petrillo
ragazzi stranieri e sport - campo calcio con ragazzo

Lo sport potrebbe essere visto come una dimensione della vita quotidiana e dell’integrazione dei ragazzi stranieri con background migratorio di minore importanza rispetto ad altri aspetti come, ad esempio, l’inserimento scolastico o la condizione abitativa. Un’attenta analisi però dei comportamenti rispetto alla pratica sportiva lascia emergere differenziazioni interessanti che non vengono messe immediatamente in luce considerando altri aspetti dell’integrazione.

Mens sana in corpore sano…se sei italiano, maschio e benestante

La pratica sportiva è per i giovani non solo un’attività salutare, ma anche un momento importante di relazione e socializzazione ben riassunta dall’adagio latino “mens sana in corpore sano”. I ragazzi stranieri delle scuole secondarie di primo grado solo nel 53% dei casi praticano uno sport nell’orario extrascolastico, contro il 76% circa dei loro coetanei italiani (Fig.1).

La percentuale di “sportivi” scende sotto la metà nel caso dei ragazzi che frequentano le scuole superiori (47,4) contro il 64,1% degli italiani.

Ancora più svantaggiate sono le ragazze straniere (Fig.2). Se tra maschi e femmine italiani ci sono 12 punti percentuali di differenza nella pratica sportiva – che comunque non sono pochi – tra i ragazzi e le ragazze stranieri ci sono 27 punti percentuali (40 tra ragazze straniere e maschi italiani!).

Lo svantaggio diviene particolarmente rilevante nel caso di alcune collettività. Per esempio, tra i marocchini i ragazzi hanno quote di praticanti sport simili a quelli dei ragazzi italiani (intorno al 70%) mentre tra le ragazze la quota di praticanti un’attività sportiva scende al 30% circa. Tra le ragazze indiane, poi solo il 16% dichiara di praticare un’attività sportiva al di fuori dell’orario scolastico; tra i ragazzi indiani la quota di sportivi è di poco inferiore al 50%.

Il vantaggio dei ragazzi italiani nella pratica sportiva si mantiene per le diverse tipologie di situazioni economiche percepite dai ragazzi. Sia per gli stranieri, sia per gli italiani la pratica sportiva aumenta al migliorare dello status socio-economico percepito. Tra chi ha una situazione economica ritenuta molto ricca fa sport l’85% dei giovani italiani e il 72,1% degli stranieri. Tra chi ha una situazione molto povera pratica sport solo il 55,6% degli italiani e il 43,2% degli stranieri.
Lo stesso tipo di andamento si rileva utilizzando degli indicatori oggettivi della condizione economica.

Da grande farò il calciatore

Lo sport più praticato dai maschi è il calcio che però raccoglie la maggioranza assoluta delle preferenze per gli stranieri, ma non per gli italiani. Per le ragazze gli sport maggiormente praticati sono la danza e la pallavolo. Il calciatore per i ragazzi non è solo uno sportivo, ma anche un modello verso il quale tendere. Alla domanda cosa vuoi fare da grande infatti la maggior parte degli intervistati risponde “il calciatore”. Questo sogno è più diffuso tra gli stranieri (poco meno del 10%) che tra gli italiani (meno del 7%). Forse perché i ragazzi con background migratorio vedono tanti ragazzi di origine straniera affermarsi e avere successo nel mondo del calcio. Anche altre figure di atleti per i ragazzi sono delle figure da imitare. Nel futuro delle ragazze le figure sportive hanno, invece, un posto molto meno rilevante specie per le straniere

In sintesi: un triplo svantaggio

La breve analisi condotta mostra che siamo tutti uguali ai blocchi di partenza, ma per alcuni arrivare a quei blocchi è più difficile. Le differenze di genere e quelle si status nella pratica sportiva restano ancora molto accentuate e divengono ancora più evidenti nel caso dei ragazzi stranieri. Si tratta di un’indicazione di rilievo non solo perché la pratica sportiva ha riflessi sulla salute psico-fisica dei giovanissimi, ma anche perché lo sport consente importanti momenti di relazione che, specie per i ragazzi migranti, potrebbero favorire l’integrazione.

 

* Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori ma non coinvolgono le istituzioni di appartenenza

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