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Quanto è cresciuta l’immigrazione?

Corrado Bonifazi

L’aumento secondo il Dossier Caritas
La presentazione del Dossier statistico della Caritas sull’immigrazione è diventata da anni un’importante occasione di riflessione sul fenomeno e un appuntamento mediatico di tutto rispetto. Alte cariche istituzionali o di governo presenziano all’avvenimento che quest’anno, oltre che a Roma, si è svolto in contemporanea in ben 20 altre città. La Caritas e il Dossier statistico hanno l’indubbio merito di aver dato un grosso contributo a rendere più civile e sereno il dibattito sull’immigrazione nel nostro paese.

Come tutti gli anni i mass media hanno riportato con grande enfasi i dati presentati nel dossier. Il punto che più ha colpito l’attenzione della stampa è stata la forte crescita del fenomeno: quasi tutti gli organi di informazione hanno dedicato i propri titoli ai quattro milioni d’immigrati e alle 700 mila unità di aumento registrate nel 2006. Una crescita della stessa intensità, se non anche maggiore, di quello che si era registrata in occasione della grande regolarizzazione varata dal Governo Berlusconi subito dopo l’approvazione della Bossi-Fini. Sono valori veramente notevoli, basti pensare che negli Stati Uniti, i cui abitanti sono cinque volte più di quelli dell’Italia, la popolazione nata all’estero è cresciuta tra il 2005 e il 2006 di 505 mila unità.


La stima della Caritas

In effetti, i giornali nel riportare la notizia hanno preferito largheggiare: la Caritas stima, infatti, gli immigrati in circa 3,7 milioni e non in 4, quantificando l’aumento in 655 mila unità e non in 700 mila. Al di là però di queste inevitabili licenze giornalistiche, sono gli stessi criteri utilizzati dalla Caritas a sollevare più di una perplessità.

In primo luogo, l’aggregato di riferimento scelto, la popolazione soggiornante, oltre a trovare pochi riscontri in campo europeo, mette insieme presenze di lungo e breve periodo, tendendo inevitabilmente a sovrastimare le dimensioni del fenomeno, anche perché viene ottenuta sommando dati di stock e di flusso provenienti da fonti diverse e non omogenee. Non è un caso che nel nuovo regolamento sulle statistiche migratorie dell’Unione europea, entrato in vigore nel luglio di quest’anno, venga chiesto agli stati membri di fornire informazioni sulla parte più stabile del fenomeno, rappresentata dagli stranieri o dalle persone nate all’estero residenti nel paese.

In secondo luogo, nel calcolare le dimensioni della popolazione straniera soggiornante la Caritas considera solo flussi in ingresso, escludendo a priori (ed erroneamente) qualsiasi flusso in uscita. Prendendo, ad esempio, in esame la sola popolazione straniera residente, sulla quale abbiamo informazioni dettagliate, nel 2006 si sono avute in totale 93.300 uscite: 3.400 per morte, 35.300 per acquisizione della cittadinanza italiana, 17.000 per emigrazione e 37.600 cancellazioni per irreperibilità. Sono valori che la Caritas non considera nella sua valutazione, ma che, invece, andrebbero considerati, riducendo così l’intensità della crescita stimata. Bisogna poi tener presente che flussi in uscita avvengono anche nella componente meno stabile dell’immigrazione. In questo caso non si hanno informazioni così precise, ma ciò non autorizza certamente a considerarli inesistenti.

In terzo luogo, la Caritas ipotizza che tutti i visti concessi nel 2006 per studio, famiglia, religione e residenza elettiva abbiano dato luogo, con un fattore di riduzione di appena il 5%, a una immigrazione. Cento visti si tradurrebbero così in 95 nuovi stranieri soggiornanti: un’ipotesi forte che, a quanto è dato di capire, non è suffragata da validi elementi di sostegno. Non viene, ad esempio, fatta nessuna valutazione della durata dei visti, che potrebbe non assicurare la permanenza nel paese fino alla fine dell’anno, come non viene considerato l’effettivo utilizzo del visto nel corso del 2006.
……e le domande di assunzione del 2006?

Fatte queste precisazioni, la parte veramente sostanziosa dell’aumento registrato dalla Caritas che resta ancora è rappresentata dalle domande presentate dai lavoratori stranieri in occasione del decreto flussi dello scorso anno. Come si ricorderà, il Governo Prodi decise di accogliere tutte le 540.000 domande, garantendo l’assunzione anche ai 350.000 stranieri che erano rimasti esclusi dal primo decreto flussi. La Caritas nella sua stima non considera tutte le domande presentate, ma le riduce a 486.000 per tener conto di quelle non accettate. Sarebbe, sicuramente, interessante sapere quanti di questi lavoratori abbiano già ottenuto un permesso di soggiorno o si siano iscritti in anagrafe e a che punto sia la situazione degli altri. E’ probabile che almeno una parte di questo aggregato faccia parte dei 44.000 permessi di soggiorno per lavoro in più che l’Istat ha conteggiato nel 2006.

Resta il fatto che sulla parte più cospicua dell’aumento che si sarebbe registrato non si sa molto, non certo per demerito della Caritas. E ciò avviene nonostante si tratti di pratiche che da almeno un anno sono in esame da parte della nostra amministrazione. Uno stato di cose che mostra, ancora una volta, la scarsa sensibilità statistica della classe politica italiana, di destra e di sinistra, che evidentemente ancora non ha colto l’importanza per una corretta gestione del fenomeno migratorio di un’attenta valutazione delle informazioni disponibili. Quando, invece, un’analisi puntuale e corretta degli archivi amministrativi dovrebbe diventare un elemento essenziale del processo decisionale.
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