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Quali modelli di matrimonio?

Laura Arosio
L’Italia si colloca fra i paesi dell’Unione Europea con i più bassi tassi di instabilità coniugale. Nonostante questo, negli ultimi anni le separazioni e i divorzi sono molto aumentati nel nostro paese, facendo registrare una crescita particolarmente marcata a partire dagli anni Novanta. (v. ad es. Gustavo De Santis, Kramer contro Kramer ). Vi sono fattori di carattere strutturale- di tipo economico, sociale, culturale e religioso- che possono aiutare a dar conto di questo fenomeno. Alcune ricerche, anche se in verità non molte, hanno inoltre permesso di mettere in luce quali sono le circostanze individuali che spingono maggiormente i coniugi italiani verso il rischio di instabilità e quali invece possono essere considerati fattori di protezione dell’unione. Fra i principali fattori di rischio si collocano lo status socioeconomico medio alto, la giovane età degli sposi al matrimonio, l’aver celebrato le nozze in tempi recenti e il lavoro extradomestico della moglie durante il matrimonio. Fra i principali fattori di protezione ricordiamo invece la presenza di figli, l’adesione a un credo religioso e la residenza nelle regioni del mezzogiorno.
Quale destino per un matrimonio fra “dissimili”
Una riflessione particolare merita la questione delle differenze all’interno della coppia. Cosa succede quando lui e lei si differenziano per caratteristiche sociali rilevanti (ad esempio l’età, il titolo di studio, la classe sociale, la nazionalità)? Una possibile risposta a questa domanda lega somiglianza e solidità da un lato, diversità e fragilità dall’altro: le coppie in cui i coniugi hanno caratteristiche sociali simili sarebbero più solide e durature, mentre le coppie fra dissimili sarebbero fragili e largamente esposte al rischio di rottura. E’ davvero così? E come si può interpretare questo fenomeno?
I dati permettono di ricostruire un quadro abbastanza indicativo del fenomeno[1]. Per quanto riguarda l’istruzione, il quoziente di separazione risulta maggiore nelle coppie in cui la moglie è più istruita del marito, diminuisce quando i coniugi hanno lo stesso titolo di studio e registra il valore più basso nel caso sia il marito ad essere più istruito della moglie (tabella 1).
Tabella 1 – Tassi di separazione specifici per combinazione di titolo di studio dei coniugi – Italia, 2004 (per 1.000 coppie coniugate con la stessa combinazione di titolo di studio) (a)
Combinazione di titolo di studio dei coniugi

 

Quoziente di separazione

 

Stesso titolo di studio

 

6,0

 

Lei più istruita

 

7,0

 

Lui più istruito

 

5,0

 

(a)    I tassi sono calcolati sui dati dell’indagine Istat Famiglia e soggetti sociali riferita all’anno 2003.
Fonte: Istat (2008)
Per quanto riguarda le origini sociali le coppie più solide risultano essere quelle in cui il marito ha origini sociali più elevate, seguono le coppie fra simili e infine quelle in cui è la moglie ad avere origini più elevate. In riferimento all’età, sappiamo che, nella maggioranza delle combinazioni, i tassi di separazione sono inferiori quando il marito ha qualche anno in più rispetto alla moglie.
Per quel che riguarda la nazionalità, se uno dei due partner è nato all’estero la coppia presenta una propensione alla separazione superiore rispetto a quando entrambi sono nati in Italia. Il tasso di separazione totale è pari a 227,8 ogni 1.000 matrimoni per le coppie in cui entrambi sono nati in Italia, sale 287,8 quando lui è straniero e lei italiana, arriva a 346,8 quando lui è italiano e lei straniera (tabella 2). Le coppie miste inoltre arriverebbero prima alla separazione e farebbero registrare tassi di conflittualità più elevati.
Tabella 2 Tassi di separazione totali per combinazione di luogo di nascita dei coniugi, Italia, 2005 (quozienti per 1.000 matrimoni di durata inferiore a 25 anni).
Luogo di nascita della moglie

 

Luogo di nascita del marito

 

Italia

 

Estero

 

Italia

 

227,8

 

346,8

 

Estero

 

287,8

 

287,9

 

Fonte: Istat (2007).
Esiste un solo modello di matrimonio?
Il rischio dei dati finora esposti è che essi siano interpretati come un segnale dell’esistenza di una relazione fra diversità dei coniugi e difficoltà nella vita di coppia. E’ certamente vero che differenze in caratteristiche sociali rilevanti quali l’età, lo status socioeconomico, la nazionalità possono rendere ancora più faticosa la gestione del rapporto matrimoniale che, anche nelle coppie più affiatate, richiede costante impegno e dedizione.
Tuttavia i dati a disposizione non consentono di ridurre la propensione all’instabilità coniugale ad una questione di somiglianza o differenza fra i partner. Se questo fosse vero, l’aumento dell’instabilità della coppia dovrebbe verificarsi ogniqualvolta si registra una differenza fra i coniugi. Ma come visto questo non avviene. Solo quando la donna ha risorse sociali ed educative superiori a quelle del marito c’è maggiore rischio di instabilità. Quando invece è il marito ad avere più risorse della moglie la coppia è solida, ancor più che nel caso di piena parità. Anche per quanto riguarda l’età, le coppie più a rischio sono quelle in cui la moglie ha più anni del marito. Infine anche nelle coppie miste la componente di genere non è neutra.
Quali sono dunque le coppie più a rischio di instabilità? Non sono quelle in cui c’è differenza fra i partner, ma quelle che si collocano al di fuori dei modelli di famiglia normativamente fondati: questi modelli prevedono che l’uomo sia in una posizione di uguaglianza o ancor meglio di superiorità rispetto alla donna per quanto riguarda l’età, l’istruzione, la collocazione sociale. Finiscono allora per esserci coppie “legittime”, assortite in modo “appropriato”, e coppie che si allontanano dai modelli previsti dalle norme sociali. Queste ultime sembrano pagare la loro scelta andando incontro a maggiori rischi di rottura.
Appare opportuno riflettere su questo fenomeno anche perché la crescente complessità delle nostre società sarà accompagnata da un aumento delle strutture familiari “non convenzionali” (e già le statistiche ci dicono che i matrimoni “fra dissimili” sono in costante aumento). L’incapacità di riconoscere l’esistenza di una pluralità di modelli di matrimonio farà aumentare il numero di coppie che vivono al di fuori di modelli ritenuti legittimi e potranno per questo andare incontro a maggiori rischi di rottura.

[1] Vengono presentati i dati sulla separazione perché, come noto, essa è essere considerata il miglior indicatore dell’instabilità coniugale in Italia.
Per saperne di più
Arosio L. (2004) Gli opposti si respingono? Scelte di coppia e stabilità coniugale in Italia, Aracne Editrice, Roma.
Arosio L. (2006) “La diversità crea fragilità? Un approfondimento sulle cause dell’instabilità coniugale”, in Rassegna Italiana di Sociologia, 3: 441-464.
Istat (2007) Separazioni e divorzi in Italia anno 2005, Statistiche in Breve (http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070626_01)
Istat (2008) Evoluzione e nuove tendenze dell’instabilità coniugale, Roma. (http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20080624_00)
Vignoli, D., Ferro I. (2009) “Rising marital disruption in Italy and its correlates”, Demographic Research, 20(4): 11-36 (http://www.demographic-research.org/Volumes/Vol20/4/default.htm)
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