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Progresso economico, politiche sociali e fecondità nei paesi ricchi

Olivier Thévenon

Si è tenuto recentemente, a Cascais, un Convegno internazionale intitolato “Nascere in Portogallo” voluto dal Presidente della Repubblica portoghese, Cavaco Silva, sul tema delle cause e delle conseguenze della bassa fecondità del paese, nel quadro della generale evoluzione demografica europea. Lo stesso Presidente Cavaco Silva ha assistito all’intero convegno, affermando la centralità del tema nel disegno delle politiche economiche e sociali del Portogallo. Abbiamo chiesto a Olivier Thévenon, ricercatore presso l’INED e l’OECD e uno dei relatori al Convegno, l’autorizzazione a sintetizzare alcuni aspetti salienti della sua relazione1 e riprodurre alcuni grafici per i lettori di Neodemos.
Sviluppo, fecondità e lavoro femminile: cambia il segno dei legami
Nei paesi più affluenti, l’aumento dell’età alla maternità e la forte diminuzione della fecondità avvenuta a partire dalla fine degli anni ’70 si trovano associati all’aumento del capitale umano femminile –  più istruzione – e all’aumento dei  livelli di occupazione2.Tuttavia, in molti paesi, il declino della fecondità sembra aver toccato una soglia e in molti paesi, dalla fine degli anni ’90 si è abbozzata una lieve ripresa. I tassi di attività femminile che negli anni ’70 si trovavano in relazione inversa con la fecondità delle donne adesso (2009) si pongono in relazione positiva (Figura 1): più occupazione significa più natalità.  E anche la storica relazione che per  più di un secolo aveva legato la crescita economica con la diminuzione della natalità sembra aver cambiato di segno negli ultimi anni.
Gli effetti della crisi: segnali contraddittori
Quando l’attuale ciclo negativo dell’economia mondiale si sarà riassorbito, sarà interessante osservare quale impatto avrà avuto sulle decisioni riproduttive. Per ora – i dati si fermano al 2010 – è possibile vedere che in alcuni Paesi, tra i quali Stati Uniti e Spagna, la tendenza alla ripresa ha dato luogo ad una netta riduzione; in altri – Inghilterra, Italia –  la ripresa sembra essersi  arrestata, in altri ancora  – come Germania, Svezia o Svizzera – la ripresa sembra continuare (Figura 2).
Quali politiche sociali sono più favorevoli alla natalità?
C’è consenso sul fatto che maggiori trasferimenti a favore delle famiglie con figli abbiano effetti positivi sulle decisioni riproduttive. Le Figure 3 e 4 informano sulle caratteristiche di questi. Nella Figura 3 è riportato l’ammontare – espresso in percentuale del reddito pro-capite – dei trasferimenti monetari a favore dei figli minori di 30 anni: l’Italia, con meno del 4% si situa nel gruppo di coda, mentre Regno Unito, Lussemburgo e Irlanda si pongono ai primi posti col 12% o più. La Figura 4 riporta la proporzione dei bambini sotto i tre anni coperti da servizi di cura (child care: essenzialmente asili nido): qui l’Italia si classifica un po’ meglio avendo, tra l’altro,  compiuto buoni progressi rispetto al 1995.
L’analisi delle relazioni tra livelli di reddito, la recente ripresa della natalità e le politiche sociali e familiari conduce alle seguenti conclusioni.
1) Le politiche familiari e la struttura del mercato del lavoro – più che i livelli di reddito – sono le variabili principali per spiegare le differenze dei livelli di fecondità tra i vari paesi;
2)  Ciascuna delle componenti strutturali delle politiche familiari – congedi pagati, trasferimenti monetari, servizi per l’infanzia – ha un effetto positivo sulla fecondità. Tuttavia i congedi ed i bonus monetari alla nascita di un bambino, così come altri sostegni temporalmente limitati, hanno effetti irrisori sulla fecondità che è sensibile, semmai, ad interventi prolungati e sostenuti nel tempo;
3) Hanno invece un effetto nettamente positivo le politiche che rafforzano l’offerta di servizi per l’infanzia e che sono di aiuto ai genitori per conciliare l’attività lavorativa con gli impegni familiari.
La filosofia che emerge da questa, come da altre indagini, è che le decisioni riproduttive sono poco sensibili ad interventi una tantum, o limitati nel tempo, ma reagiscono nel senso voluto quando gli interventi, migliorando i servizi, “liberano” le energie dei genitori permettendo loro di impegnarsi nel mercato del lavoro e di attenuare le costrizioni economiche.
Note
1 – Olivier Thévenon, Human Fertility and OECD Countries Economic Development, Conferenza “Nascer em Portugal”, Cascais, 17 febbraio 2012.
2 – Angela Luci e Olivier Thévenon, La fécondité remonte dans les pays de l’OCDE: est-ce-dû au progrés économique?, in “Population et Société”, n. 481, Settembre 2011.

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