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Primi risultati del Censimento della popolazione del 2011. Gli stranieri volàno demografico d’Italia

Gerardo Gallo, Evelina Paluzzi

Con i primi risultati del 15° Censimento della popolazione rilasciati il 27 aprile, si comincia a delineare la struttura demografica della popolazione residente in Italia ai diversi livelli di dettaglio territoriale, nell’attesa della diffusione dei dati definitivi prevista per fine anno. I dati, essendo ancora provvisori, potrebbero essere suscettibili di alcune modifiche, soprattutto nei comuni più grandi dove le operazioni di confronto censimento-anagrafe sono ancora in corso. Allo stato attuale, oltre 7.800 comuni hanno già concluso il confronto.Dopo due decenni di tendenziale staticità demografica (dal 1981 al 2001) la popolazione in Italia torna a crescere, sfiorando i 60 milioni di individui. L’incremento rispetto allo scorso censimento ammonta a 2,5 milioni di persone, con un variazione percentuale nazionale del 4,3%, particolarmente rilevante nel Nord-Est che guadagna l’8% di popolazione.La spiegazione a questa consistente crescita è presto data: l’analisi per cittadinanza fa emergere che l’aumento di popolazione rispetto al 2001 è da attribuirsi quasi esclusivamente al contributo dei cittadini stranieri. I consistenti flussi migratori degli ultimi anni e il saldo naturale positivo dei cittadini stranieri hanno inciso significativamente sulla ripresa della dinamica demografica italiana. Durante il decennio intercensuario la popolazione straniera è triplicata, con un incremento assoluto pari a quello registrato per il totale della popolazione.
Ciò vale a dire che la popolazione italiana è rimasta pressoché stazionaria, crescendo soltanto dello 0,1% rispetto al 2001. Tuttavia, se si scende a livello di ripartizione geografica e, ancor più, di regione, emerge che la crisi del Paese è anche demografica: gli italiani mostrano chiari segni di declino, registrando un calo di popolazione nel Sud Italia, nelle Isole e nell’Italia Nord occidentale. Lo scarso dinamismo della popolazione italiana ha fatto sì che anche l’incidenza degli stranieri sul totale dei censiti triplicasse, passando da 23 stranieri per mille censiti nel 2001 a 63  stranieri nel 2011.
Le famiglie aumentano in quantità ma diminuiscono in ampiezza: si passa da 21,8 milioni di famiglie del 2001 a 24,5 milioni del 2011 e, al contempo, continua a diminuire il numero medio di componenti in famiglia che da 2,6 di un decennio fa scende a 2,4 componenti. In una lettura congiunta dei dati, l’aumento del numero di famiglie può essere correlato, oltre che all’invecchiamento della popolazione italiana e al crescente fenomeno dello scioglimento delle coppie, anche all’incremento dei cittadini stranieri che costituiscono, almeno in parte, famiglie unipersonali. Infatti, le famiglie residenti registrano gli incrementi più rilevanti proprio laddove si osservano le maggiori concentrazioni di popolazione straniera, ovvero nel Nord-Est e nel Centro Italia.
Per concludere, un breve commento sulla distribuzione territoriale della popolazione. Quasi la metà degli individui censiti risiede nei comuni fino a 20 mila abitanti, in particolare nel Nord Est, e per quasi il 23% nei comuni sopra i 100 mila abitanti, soprattutto nell’Italia Centrale. Anche per i cittadini stranieri si osserva lo stesso andamento del totale della popolazione, a conferma di quanto essi imprimano forma e direzione all’assetto demografico e territoriale del Paese. La popolazione straniera è concentrata per i 2/3 nel Settentrione, in particolare nel Nord-Ovest (36%), sebbene sia il Nord-Est a registrare l’incidenza più elevata con 93 stranieri per mille residenti.

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