Pensionate di oggi. Lavoratrici di ieri

“Le donne ricevono mediamente importi di circa 6 mila euro inferiori a quelli degli uomini”. Questo il risultato più ripreso dalle testate giornalistiche del focus dell’Istat sulle condizioni di vita dei pensionati nel 20141 ma volendo approfondire i dati: quali sono le donne che, per generazione o per classe sociale, subiscono maggiormente tale differenza?

Distanze di genere… distanze di reddito

Schermata 2016-02-04 a 17.50.38Una prima risposta si individua approfondendo i dati sulle pensioni per classe di importo mensile: se in Italia nel 2013 il 53,1% dei pensionati è donna, la quota femminile diminuisce al crescere dell’importo percepito. Dai 1.500 euro mensili in su infatti il numero di donne è nettamente inferiore a quello degli uomini, raggiungendo una quota 3 volte più ridotta nella fascia di oltre 3.000 euro (il 27,2% rispetto al 72,8% degli uomini) e un rapporto di 1 donna ogni 8 pensionati maschi in quella delle pensioni più ricche (l’11,1% e l’88,9% tra i pensionati che ricevono un assegno di oltre 10.000 euro al mese). Sul fronte opposto la percentuale delle donne cresce al diminuire del reddito mensile, basti pensare inoltre che il 48,6% delle pensionate non percepisce più di mille euro al mese (rispetto al 27,9% registrato dagli uomini).

A parità di reddito, infine, le donne ricevono quasi sempre un assegno di importo inferiore a quello degli uomini, soprattutto se superano i 5.000 euro mensili (con una differenza di -234,99 euro mensili se la pensione è compresa tra i 5.000 e i 10.000 euro e di -811,29 euro oltre i 10.000 euro).

Approfondendo i dati sulle pensioni si individuano quindi tracce più precise di disuguaglianze di genere, le donne infatti raggiungono più difficilmente un importo pensionistico elevato e quando ci riescono percepiscono comunque molto di meno rispetto agli uomini. Tutto questo in un contesto di riforme pensionistiche che, adeguandosi alle direttive europee, aspirano ad una effettiva parità, innalzando alla stessa età pensionabile uomini e donne (che dal 1° gennaio 2018 arriverà a 66 anni e 7 mesi per entrambi). Una riforma che però chiede un grande sforzo di adeguamento soprattutto alle lavoratrici sulla soglia della pensione (nel 2012 l’età pensionabile era di 62 anni per le donne e 66 anni per gli uomini) con tutte le conseguenze e le difficoltà di una vita che continua ad attribuire maggiori carichi familiari alle donne (quali la cura dei figli e dei genitori anziani).

Una sola grande generazione di donne

Schermata 2016-02-04 a 17.51.33Mettendo insieme i dati dei pensionati per trattamenti di vecchiaia/anzianità (pari al 70,3% del totale dei pensionati) con quelli degli occupati, lo scarto più elevato rispetto agli uomini, nel 2013, è registrato dalle pensionate 75-94enni (pari rispettivamente a -31,4 punti percentuali per le 75-84enni e -32,7 punti percentuali per le 85-94enni), nate quindi tra la fine della prima e l’inizio della seconda guerra mondiale. Le differenti possibilità di accesso al mercato del lavoro o di realizzazione professionale vissute da queste donne, insieme alla maggiore longevità femminile accentuano ulteriormente la distanza di genere nella vita post lavorativa, solo in parte frenata da un certa soglia di età in poi (lo scarto dai pensionati uomini scende a -28,5 punti percentuali tra le ultra95enni), quando è soprattutto la speranza di vita tra donne e uomini ad avvicinarsi.

Ciò che colpisce più di tutto però è la prossimità degli scarti occupazionali delle donne di età compresa tra i 35 e i 44 anni (pari a -21,9 punti percentuali), con le occupate di 45-54 anni (-23,6) e le pensionate di 65-74 anni (-25,6 punti percentuali rispetto ai pensionati della stessa classe d’età). Le distanze dal mondo maschile di una area così ampia di generazioni di donne si accorciano infatti veramente di pochi punti percentuali.

Lo scarto occupazionale tra le più giovani (-5 punti percentuali rispetto ai coetanei di 15-24 anni) sembra comunque far intravedere la speranza di poter raggiungere i valori del resto d’Europa (tra i Paesi della zona Euro lo scarto è di -3,5 punti percentuali), soprattutto considerando l’altro risultato più diffuso del Focus dell’Istat: “i pensionati laureati guadagno il doppio”, e in Italia, si sa è da oltre dieci anni che le donne continuano a laurearsi di più e più in fretta degli uomini.

Note

1 Cercando “pensioni istat” su Google news nel periodo compreso tra i 4 e il 5 gennaio 2016, periodo di diffusione dell’indagine, il 25% dei primi 157 articoli archiviati presenta il termine “donne” nel titolo o nelle righe introduttive.

Bibliografia

Istat, Le condizioni di vita dei pensionati, 2016

Glossario (Fonte Istat)

Pensionato: individuo che riceve almeno una prestazione di tipo pensionistico

Pensione: la prestazione in denaro periodica e continuativa erogata individualmente da enti pubblici e privati in seguito a: raggiungimento di una determinata età; maturazione di anzianità di versamenti contributivi; mancanza o riduzione della capacità lavorativa per menomazione congenita e sopravvenuta; morte della persona protetta e particolare benemerenza verso il Paese. Il numero delle pensioni può non coincidere con quello dei pensionati in quanto ogni individuo può beneficiare di più prestazioni. Nel caso di pensioni indirette a favore di più contitolari, si considerano tante pensioni quanti sono i beneficiari della prestazione.