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Onoriamo il Censimento del 1861!

Potosì

Anche Neodemos vuole ricordare e onorare il 150° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia. Lo fa ricordando un’impresa davvero eroica: la preparazione ed esecuzione del primo Censimento dell’Italia Unita avvenuta nel breve spazio di tre mesi, un prezioso ritratto di famiglia dei nuovi italiani. Gloria agli amministratori, i cittadini, gli impiegati, i commessi, che lo pensarono e lo eseguirono!

Tre mesi per un Censimento
                   Un secolo e mezzo fa, il primo Censimento accertò l’esistenza di 21.777.334 persone sul territorio della neonata Italia. Per la verità, questa cifra si riferisce al 31 dicembre del 1861,  poco più di 9 mesi dopo la proclamazione del Regno. E, col metro attuale, non possiamo che essere ammirati della rapidità con la quale le operazioni del Censimento furono compiute. Qualche data può bastare: l’8 settembre del 1861, Filippo Cordova, Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, presentò al Re, per la firma, il decreto di indizione di Censimento, finanziato con un “credito straordinario” di 300.000 lire. Il decreto fu convertito in legge, dopo l’approvazione del Parlamento, nel Febbraio del 1862, quando le operazioni censuarie erano state completate. L’11 Marzo del 1864 il primo volume di 501 pagine in quarto, contenente gli Atti del censimento e i risultati comune per comune, venne pubblicato. Nella “Relazione al Re”, il Ministro Manna scriveva “Sire, ho l’onore di presentare a V.M. i risultamenti del Censo generale della popolazione, compilato sulle notificazioni simultanee  ottenute nella notte del 31 dicembre 1861, in conformità al decreto reale dell’8 settembre del 1861 e alla Legge 20 febbraio 1862. Codesta operazione che, preparata nel breve giro di tre mesi, poté nondimeno compiersi in uno stesso momento e in tutto il Regno, con norme uguali, merita, Sire, un attento esame, come quella che fu uno de’ primi e più importanti atti amministrativi, che rispondessero alle nuove  necessità del Regno ricostituito ed unificato e nel tempo stesso una delle più innegabili manifestazioni della forza e della diffusione del concetto nazionale ed unitario”1. Parole che non necessitano commenti.

Contenuti essenziali, spese all’osso
         E vediamo i contenuti, sempre con le parole della “Relazione”.
“In sei parti distinte presento ora raccolti ed ordinati tutti gli elementi della grande inchiesta sullo stato della popolazione del Regno.  Nella prima è dato il numero delle case, delle famiglie e il quadro degli abitanti per comune, distinguendo l’aggregazione comunale in centri, casali e case sparse, e la popolazione per sesso e stato civile. Alcuni dati di confronto tra le cifre della popolazione del Censimento del 1861 e quelli risultanti dalle anagrafi precedenti, e soprattutto i ragguagli tra la popolazione e la superficie del suolo completano gli studi di questa prima parte, che per se sola fa un giusto volume. La seconda parte distingue la popolazione per età, sesso, stato civile ed istruzione. La terza parte dà gli abitanti divisi per professione, età, sesso e relazioni domestiche.  La quarta li considera secondo le loro origini. La quinta registra le emigrazioni periodiche. La sesta ed ultima parte contempla la cittadinanza classificata per sesso, lingua, religione, infermità.
         La raccolta di questa informazione per le 59 province, i 193 circondari e i 7.720 comuni dell’epoca costò 640.000 lire;: di questa somma, quasi la metà (300.000 lire) servì per la stampa delle schede e dei registri; 240.000 “per sovvenzioni ai comuni per la distribuzione e collezione delle Schede di Censimento e lire 100.000 per sovvenzione agli uffici temporanei di circondario”. Una cifra esigua ma “una circostanza eccezionale può rendere sufficiente questa cifra, perché si utilizza il personale  degli uffici centrali di statistica già disciolti di Modena, Parma, Perugia, Firenze, Palermo, il quale ha già stipendio dello Stato. Sono del pari adoperati come scrivani e commessi altri impiegati disponibili dello Stato, quelli, p. e., del macinato abolito in Sicilia, i quali sono più migliaia”. Dunque, un Censimento fatto “in economia” ma, senza dubbio, eseguito e portato a termine con energia.

Computer e mezze maniche
         Se dovessimo mettere la mano sul fuoco sui “coefficienti di trasformazione” della lira calcolati dall’Istat (con successiva conversione in Euro), le 640.000 lire di allora corrisponderebbero a circa 5,3 miliardi di lire di oggi, o, meglio, a 2,738 milioni di euro odierni. E visto che siamo in vena di acrobazie contabili, ricordando che il costo del Censimento della Popolazione del 2011 è valutato in 580 milioni nel quadriennio 2010-131 , possiamo dire che il costo “globale” dell’operazione è lievitato di 212 volte. Ma questo calcolo è esagerato perché anche la popolazione da censire è cresciuta: calcolandolo pro-capite (o, meglio, pro-censito) il costo è cresciuto (in moneta costante) da 12,57 centesimi di euro per ciascuno dei 21.777.334 censiti del 1861 a circa 9,5 euro per ognuno dei 61 milioni di censiti 150 anni dopo (76 volte).
         Vogliamo forse concludere che carta, penna, calamaio, mezze maniche battono software, palmari, server per 76 a 1? Certo che no: ma ci piacerebbe che i lettori di Neodemos riflettessero sui paradossi della statistica e della storia.

1 – Statistica del Regno d’Italia, Popolazione. Censimento Generale (31 Dicembre 1861), per cura del Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio, Torino, Tipografia Letteraria, 1864, p. V
2 – Potosì, Censimento, Censimento: quanto ci costi! (e quanto più ci costerebbe non farlo), Neodemos, 07-04-2010

Nota: L’Istat ha calcolato che la popolazione italiana del 1861, valutata nei confini attuali, ammontasse a 26,3 milioni.

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