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Nuzialità e fecondità: tra conferme e nuovi scenari*

Cinzia Castagnaro, Antonella Guarneri
calo della fecondità - foto di bambini

Continua il calo della fecondità in atto dal 2011

Dal 2011 la fecondità ha subito una nuova battuta d’arresto che ha portato, nel 2016, a un numero medio di figli per donna pari a 1,34 (1,26 e 1,97 figli rispettivamente per le donne italiane e per quelle straniere). L’aumento del numero medio di figli per donna registrato tra il minimo del 1995 (1,19) e il 2010 (massimo relativo pari a 1,46) si è verificato grazie al recupero delle nascite precedentemente rinviate dalle donne italiane e al contributo delle donne straniere. Tuttavia, entrambi questi effetti stanno ormai perdendo la loro efficacia. Da una parte, i contingenti molto consistenti di donne (le baby-boomers della metà degli anni ‘60) che si stanno avviando a concludere la loro fase riproduttiva non sono compensati dalle generazioni del baby bust (fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995), decisamente meno folte. Dall’altra, l’apporto positivo delle donne straniere appare oggi ridimensionato e le comunità straniere più rappresentate nel nostro Paese sono spesso caratterizzate da progetti migratori che vedono donne breadwinner e con una bassa propensione a fare figli in Italia.
A partire dal 2012 a diminuire sono anche i nati da entrambi genitori stranieri (nel 2016 per la prima volta sotto i 70 mila). Oltre ai cambiamenti nella struttura per età e cittadinanza della popolazione straniera residente in Italia, il crescente grado di “maturità” dell’immigrazione nel nostro Paese testimoniato dall’aumento delle acquisizioni di cittadinanza, rende sempre più complesso misurare i comportamenti familiari dei cittadini di origine straniera.
Nel nostro Paese, infine, gli effetti “strutturali” sono stati senza dubbio amplificati da una congiuntura economica sfavorevole che ha influito negativamente sulla formazione di nuove famiglie e sulla realizzazione dei progetti riproduttivi.

Meno figli e sempre più tardi: tra rinvio e rinuncia

Nel 2016 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Dal 2008 al 2016 le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità. A calare sono soprattutto i nati da genitori entrambi italiani (373.075 nel 2016, oltre 107 mila in meno dal 2008). Una contrazione molto marcata è proprio quella del numero dei primi figli (227.412 nel 2016), che dal 2008 si sono ridotti del 20%.
Attraverso una lettura per generazione – che consente di analizzare le tendenze di fondo dei comportamenti riproduttivi – si osserva come il numero medio di figli per donna in Italia continui a decrescere senza soluzione di continuità. Si va dai 2,5 figli delle donne nate nei primissimi anni Venti (cioè subito dopo la Grande Guerra), ai 2 figli per donna delle generazioni dell’immediato secondo dopoguerra (anni 1945-49), fino a raggiungere il livello stimato di 1,44 figli per le donne della generazione del 1976 (Figura 1).

Analogamente si osserva uno spiccato aumento della quota di donne senza figli: nella generazione del 1950 tale quota è stata dell’11,1%, nella generazione del 1960 del 13% e in quella del 1976 si stima che raggiungerà (al termine della vita riproduttiva) il 21,8%.
Dai dati di indagine si rileva che nel 2016 le donne senza figli tra i 18 e i 49 anni sono circa 5 milioni e mezzo, quasi la metà delle donne di questa fascia d’età. Tra le donne senza figli, solo l’1,8% ha dichiarato che l’avere figli non rientra nel proprio progetto di vita. Il fenomeno delle donne (e delle coppie) senza figli per scelta sembra quindi essere molto contenuto nel nostro Paese e, per converso, a determinare l’aumento della quota di donne senza figli siano più gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione dei progetti familiari, non ultimo l’effetto del rinvio che si può trasformare in rinuncia con l’approssimarsi delle età più avanzate della vita riproduttiva delle donne.
Inoltre, in un quadro generale di posticipazione che diviene sempre più evidente passando da una generazione all’altra, la crisi economica ha spinto sempre più giovani a ritardare ulteriormente le tappe della transizione verso la vita adulta; l’età media alla nascita del primo figlio arriva a 31 anni nel 2016 (quasi tre anni in più rispetto al 1995).

Il legame tra nati e matrimoni rimane importante

La diminuzione delle nascite registrata dal 2008 è da attribuire interamente al calo dei nati all’interno del matrimonio: nel 2016 sono solo 331.681, oltre 132 mila in meno in soli 8 anni. Questa diminuzione è in parte dovuta al contemporaneo forte calo dei matrimoni, che hanno toccato il minimo nel 2014 con appena 189.765 nozze (57 mila in meno dal 2008). Dal 2015 i matrimoni hanno ripreso ad aumentare (+4.612) e la tendenza si è accentuata nel 2016 (+9 mila), portando a 203.258 celebrazioni. Anche la propensione al primo matrimonio, da anni in diminuzione, mostra, una lieve ripresa a partire dal 2015 che si consolida nel 2016 (449,6 per mille e 496,9 per mille).
Nonostante il continuo aumento dei nati fuori dal matrimonio sia in termini assoluti (141.757 nel 2016, oltre duemila in più rispetto al 2015) che percentuali (29,9% nel 2016, quota più che triplicata rispetto al 1995), il legame tra nuzialità e natalità è ancora molto forte nel nostro Paese: nel 2016 il 70% delle nascite avviene ancora all’interno del matrimonio. Ci si può quindi attendere nel breve periodo un ridimensionamento del calo delle nascite dovuto proprio al recupero dei matrimoni (effetto rimbalzo).
Secondo i dati provvisori riferiti a gennaio-giugno 2017, i nati sono solo 1.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2016; lo stesso confronto sulla differenza dei primi due semestri 2015-2016 evidenziava invece un calo molto più accentuato (di oltre 14.500 nati), parzialmente compensato già nel secondo semestre 2016, ponendosi come primo segnale di una possibile attenuazione del calo delle nascite.

Lieve ripresa nel numero dei primi figli per donna

Il numero medio di primi figli per donna rappresenta nel 2016 circa il 50% della fecondità totale. Si tratta di 0,66 primi figli in media per donna, con un calo del 10,5% rispetto al 2010 (0,73). Calo che si presenta raddoppiato se si considerano le under 30 (da 0,35 a 0,28); la diminuzione osservata in questa fascia di età rappresenta quasi il 90% di quella complessiva riferita al primo figlio, ulteriore testimonianza delle difficoltà incontrate dai giovani nella formazione della famiglia. Tuttavia, tra il 2015 e il 2016, si evidenzia una lieve ripresa della propensione al primo figlio (da 0,65 a 0,66), possibile conseguenza anche del recupero della primo-nuzialità.

*Le opinioni qui espresse sono quelle degli autori e non coincidono necessariamente con quelle dell’Istituto di appartenenza

Per saperne di più

Associazione italiana per gli studi di popolazione (AISP). 2015. Rapporto sulla popolazione. L’Italia nella crisi economica. Bologna: Il Mulino.
C. Castagnaro e S. Prati, Avere figli negli anni 2000 -Approfondimenti dalle indagini campionarie sulle nascite e sulle madri, ISTAT, LETTURE STATISTICHE ‘TEMI’, Dicembre 2014.
Istat, Natalità e fecondità della popolazione residente, Statistica Report, 28 novembre 2017.
Istat, Indagine su “Famiglie, soggetti sociali e ciclo di vita” – Anno 2016.

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