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Non votano… ma fanno votare!

Gian Carlo Blangiardo

Alla data del 9 ottobre 2011 il 15° Censimento della Popolazione ha conteggiato 59,4 milioni di residenti in Italia, dei quali oltre 4 cittadini stranieri. Un dato, quest’ultimo, destinato non solo ad alimentare, nelle sue articolazioni territoriali e strutturali, le conoscenze volte a favorire il governo della nuova realtà demografica che si è andata via via profilando, ma anche a consegnare al successivo decennio un parametro di riferimento per adempimenti politico-amministrativi di varia natura.

Popolazione e regole elettorali
Tra questi, uno che certamente è irrinunciabile nella vita di un paese democratico è quello relativo alle regole per la scelta della rappresentanza politica. Norme recenti – dalla Legge 42/2010, al DL 138 del 13 agosto 2011 sino all’ultima Legge n.56 del 7 aprile 2014– dettano la regolamentazione delle elezioni amministrative, assumendo l’ammontare della popolazione residente come termine di riferimento per distinguere sia le procedure della tornata elettorale, sia gli stessi effetti della scelta che i cittadini sono chiamati a compiere. In particolare, alla ormai consolidata opzione tra elezioni comunali a uno o due turni, sulla base della soglia dei quindicimila residenti, si sono affiancati in questi ultimi tempi importanti cambiamenti, agganciati al dato della popolazione, relativamente alla determinazione del numero di consiglieri (e di assessori) comunali. Attualmente, la consistenza numerica del totale dei residenti, attestata in occasione del censimento e accreditata con la qualifica di “popolazione legale”, viene a svolgere un ruolo fondamentale nel dare attuazione concreta al contenuto delle norme elettorali senza che vi sia alcuna distinzione tra la nazionalità dei soggetti conteggiati. Di fatto, i residenti stranieri censiti in ogni comune italiano contribuiscono a definirne le regole elettorali senza tuttavia poter partecipare attivamente alle scelte che ne derivano, a meno di appartenere a un paese dell’UE e averne fatto specifica richiesta nei termini di legge.

Può l’immigrato far cambiare il sindaco?
Ciò premesso, è interessante rilevare come la popolazione straniera censita nel 2011 abbia fatto scattare il passaggio oltre i quindicimila residenti – con conseguente possibile elezione del sindaco in due turni – in corrispondenza di un insieme di 53 comuni italiani, per 43 dei quali tale passaggio si è avuto solo grazie alla presenza extracomunitaria (Tab. 1). Quest’ultima, già in occasione delle più recenti elezioni amministrative del 25 maggio 2014 ha dato luogo al doppio turno in 18 comuni, il che non ha mancato di influire anche in termini di esito finale. Infatti, se è vero che in 7 casi il sindaco eletto ha conquistato la vittoria già al primo turno e che in altri 8 il candidato con maggioranza relativa alla prima tornata è stato poi confermato nella successiva, in tre comuni – Casalmaggiore (CR), Molinella (BO) e Urbino (PU) – il doppio turno ha dato luogo a un capovolgimento dei risultati: i candidati che, con meno di quindicimila residenti, avrebbero festeggiato la vittoria il 25 maggio, hanno invece assaporato alla seconda consultazione la beffa della sconfitta. Per colpa o per merito – lo valuteranno i cittadini dei tre comuni in oggetto – della presenza straniera extracomunitaria.

Rappresentanti di chi?
Va poi messo in conto che il peso della presenza extracomunitaria non si limita ad interagire con le regole per l’elezione del primo cittadino nei comuni italiani. Essa può influenzare anche la numerosità dei consiglieri e degli stessi assessori. Riguardo ai primi si può rilevare che, a seguito dell’aggiornamento censuario della popolazione legale, la componente extracomunitaria accertata nel 2011 darà luogo – a legislazione vigente e a regime – a un aumento dei seggi nei consigli comunali in ben 192 comuni italiani (Tab. 2). Complessivamente si tratta di 650 rappresentanti in più: 198 nei 99 comuni che, grazie agli stranieri extracomunitari, superano i tremila abitanti, 284 nei 71 comuni che passano oltre i diecimila, 112 nei 14 che superano i trentamila, 48 nei 6 che vanno oltre i centomila (Novara, Bolzano, Vicenza, Piacenza, Ancona e Andria) e infine 8 nei due comuni (Verona e Venezia) che oltrepassano i duecentocinquantamila residenti. In ultima analisi si tratta dell’aggiunta di ben oltre cinquecento persone che, pur garantendo il corretto adeguamento della proporzione tra “governanti” e “governati”, secondo la normativa oggi in vigore, non sembrano tuttavia trovare completa giustificazione sul piano, più sostanziale, della rappresentatività politica. Occupano infatti seggi che sono stati concepiti per dare uno spazio alla popolazione che è stata conteggiata “in più” senza tuttavia, almeno per ora, invitarla anche a scegliere democraticamente con chi riempirlo.

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