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Migrazioni e sviluppo rurale. Che succede in Africa sub-Sahariana?

Piero Conforti
controllo dei campi di mais in Africa sub-Sahariana

Quanto sappiamo delle migrazioni Africane? Al di la degli esiti tragici, che giustamente occupano le prime prime pagine e i titoli di apertura, quali sono le dinamiche in cui la migrazione affonda le radici nei luoghi di origine? Che effetto ha la trasformazione delle aree rurali nel determinare i movimenti delle persone? Conoscere queste dinamiche è importante per capire cosa si può fare per accompagnare i movimenti migratori, e promuoverne gli aspetti positivi.

In passato le migrazioni hanno costituito una via di ricollocazione delle risorse umane verso usi più proficui e vite migliori. La migrazione ha promosso accumulazione e sviluppo della produttività e dei redditi tanto nei luoghi di origine quanto in quelli di destinazione, sia pure attraverso storie più o meno umanamente dolorose. Migrare dalle campagne del Mezzogiorno italiano per andare a lavorare nelle fabbriche del Nord, o per colonizzare terre vergini in America meridionale ha costituito una prospettiva di sviluppo, che attraverso le rimesse e i ritorni ha favorito l’investimento anche nei luoghi di origine.

Negli ultimi decenni, tuttavia, si è gradualmente ridotta l’attrattività dei luoghi di destinazione. Ci sono meno fabbriche in cerca di manodopera pronte ad accogliere contadini provenienti da campagne sovraffolate, meno terre vergini da mettere a coltura; e la destinazione di chi lascia campagne remote è più spesso una periferia urbana povera e sovraffollata, popolata di attività informali.

Demografia, agricoltura e clima in Africa sub-Sahariana

L’Africa sub-Sahariana è un caso unico per le proporzioni della sua storia demografica. La popolazione è aumentata di 645 milioni di persone tra il 1975 e il 2015, e ci si attende che aumenti di circa 1,4 miliardi entro il 2055. Sempre stando alle previsioni, per quell’epoca l’Africa sub-Sahariana potrebbe essere l’unica regione al mondo in cui la popolazione delle zone rurali continua a crescere. Ad oggi, la pur rapida urbanizzazione dell’Africa subsahariana non si è accompagnata a una altrettanto rapida industrializzazione. Le città sono preda di attività informali e precarie, e offrono poche opportunità di lavoro formale. Questo mentre ci si attende nei prossimi anni una massiccia espansione della forza lavoro, che segue la crescita demografica: circa 380 milioni di persone entreranno nel mercato del lavoro entro il 2030. Di queste, circa 220 milioni sono quelle residenti in zone rurali. Potrebbe accentuarsi, in queste condizioni, la tensione che già c’è nel rapporto fra popolazione e risorse: proprio coloro che più direttamente dipenderanno dall’agricoltura per il proprio reddito ed il proprio consumo si troveranno ad avere a disposizione scarse risorse produttive. Da qui verrà una necessità urgente di diversificazione economica, e di creazione di posti di lavoro nelle aree rurali. Inoltre il cambiamento climatico avrà impatto sulle risorse disponibili per l’agricoltura, variandone la qualità e la distribuzione. Tutto questo spingerà le persone a spostarsi sempre di più, ed anche in forma più rapida e precaria, in cerca di opportunità.

La FAO sta dedicando molta attenzione a questi temi, sia con la Giornata Mondiale dell’Alimentazione del 2017, centrata sulle migrazioni, sia con il prossimo Rapporto Annuale sullo Stato dell’Agricultura – lo State of Food and Agriculture 2018 Report Report, ancora in preparazione – sia con altre iniziative. Fra queste, la recente pubblicazione di un Atlante intitolato “L’Africa rurale in movimento. Le dinamiche e le determinanti della migrazione a sud del Sahara” – Rural Africa in motion. Dynamics and drivers of migration south of the Sahara – frutto di una collaborazione con il Centro Francese per la Ricerca Agricola per lo Sviluppo Internazionale (CIRAD), e il Centro per lo Studio dell’Innovazione nella Governance (GovInn) del Sud Africa. L’atlante evidenzia il ruolo fondamentale che le aree rurali svolgono e continueranno a svolgere nei movimenti migratori dei prossimi decenni.

Le migrazioni interne

L’Africa sub-Sahariana è in movimento, ma soprattutto al suo interno. Circa tre quarti di coloro che migrano si muovono all’interno di quell’area. Le estremità occidentali e orientali sono le più dinamiche; vi si contano, al 2015, circa 5,7 e 3,6 milioni di migranti, rispettivamente. Circa la metà dei migranti del Kenya e del Senegal, per esempio, si spostano all’interno delle frontiere nazionali; questa quota raggiunge l’80 percento nel caso della Nigeria e dell’Uganda. Complessivamente, si stima che il numero di persone che si spostano all’interno dei loro paesi è sei volte superiore al numero dei migranti internazionali. La migrazione internazionale, pertanto, non è che la punta di un iceberg.

Già oggi i migranti provengono per la maggior parte da famiglie agricole residenti in zone rurali, e sono per lo più giovani e maschi. Circa il 60 per cento di essi ha fra i 15 e i 34 anni, e la maggior parte di essi ha trascorso a scuola più tempo di coloro che non migrano. Le donne sono la maggior parte dei migranti in alcuni paesi, come il Mozambico, la Repubblica Democratica del Congo o il Burkina Faso. È importante notare come, più che altrove, in africa sub-Sahariana ci si muove non solo in direzione delle città, ma anche tra un’area rurale e un’altra, e dalle città verso le aree rurali. Questo tipo di mobilità è frequentemente trainata dai cicli produttivi di alcune colture, come il mais, o le arachidi, o il cotone. Essa è importante perchè sta gradualmente contribuendo a diminuire la tradizionale dicotomia fra spazi rurali e spazi urbani.

Cambiamenti climatici e migrazioni

Il cambiamento climatico e l’intensificarsi degli eventi climatici estremi tendono pure, come visto, a favorire questa mobilità. La produzione agricola dell’Africa subsahariana è fortemente dipendente dagli andamenti climatici; meno del 5 percento delle superfici agricole della regione può contare su sistemi di irrigazione, e la fragilità delle istituzioni e dei mercati limitano la capacità di adattamento al mutare delle condizioni naturali. Gli studi sull’impatto del cambiamento climatico indicano che alcune dei principali prodotti di base – come il mais e gli altri cereali – potrebbero andare incontro una riduzione significativa delle rese unitarie, fino al 20 percento entro il 2050. Potrebbero verificarsi nuove differenziazioni geografiche; per esempio, le zone più sensibili al cambiamento delle temperature medie — come le regioni meridionali del Senegal del Mali e del Burkina Faso — potrebbero veder ridursi le rese in misura maggiore rispetto alle regioni centro-settentrionali di questi stessi paesi, che sono tradizionalmente più vulnerabili ai pattern delle precipitazioni. Questi cambiamenti avranno certamente un impatto sulle dinamiche interne della popolazione.

La complessità delle cause che conducono alla migrazione, nelle sue diverse forme, impedisce di prevedere esattamente le dinamiche future. Tuttavia sappiamo che investire nell’agricoltura e nello sviluppo rurale adottando una prospettiva territoriale e promuovendo migliori connessioni fra zone rurali e zone urbane può aiutare molto. L’investimento nelle zone rurali può contribuire a fare della migrazione un fenomeno positivo, a far sì che migrare non sia una necessità di sopravvivenza, ma la legittima espressione dell’aspirazione a una vita migliore. Sappiamo anche quali sono le variabili cruciali che occorrer tenere sotto controllo per poter agire in questo senso: fra le più importanti occorre guardare all’evoluzione quantitativa e qualitativa della popolazione e dei mezzi di sussistenza nelle zone rurali; ai livelli di povertà e di insicurezza alimentare e nutrizionale; alle opportunità di lavoro, soprattutto quelle che possono attrarre i più giovani; alla qualità delle istituzioni e delle infrastrutture locali; alla probabiiltà degli eventi meteorologici estremi. Su tutti questi aspetti è necessario migliorare la quantità e la qualità dell’informazione che abbiamo a disposizione.

Fonte: Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) and CIRAD, 2017, Rural Africa in motion. Dynamics and drivers of migration south of the Sahara http://www.fao.org/3/a-i7951e.pdf Riproduzione autorizzata

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