MENUMENU
  • i nostri esperti
  • temi trattati
      • Italia

      • geodemos

      • mondo

      • migrazioni e stranieri

      • famiglie fecondità e welfare

      • anziani, salute e mortalità

      • giovani, istruzione e lavoro

  • pubblicazioni
      • Geodemografia 2018. Tredici scritti per meglio comprendere il mondo

      • I suoi primi quarant’anni. L’aborto ai tempi della 194

      • Verso la metà del secolo: un’Italia più piccola?

      • ius soli e ius culturae. Un dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti

      • I tre giganti, Cina India e Stati Uniti

      • tutte le pubblicazioni

Matrimonio? Non subito, grazie

Maria Sironi

Già da lungo tempo, più precisamente dagli anni ’60, molte coppie che decidono di lasciare la casa dei genitori per andare a vivere insieme preferiscono sperimentare un periodo di convivenza, piuttosto che passare direttamente al matrimonio.
 
L’indagine sociale EuropeaEuropean Social Survey
Dati molto recenti – European Social Survey, Aprile 2008 confermano questa ipotesi per tutti i paesi presi in considerazione, ovvero 23 nazioni della zona Euroasiatica. (Il dataset è scaricabile da internet in versione SAS, registrandosi al sito www.europeansocialsurvey.org ed entrando nella sezione ESS data, round 3.)
Nel corso dell’anno 2006 sono stati intervistati oltre 38 mila individui, di cui il 54% donne, con domande retrospettive, tra cui, in particolare una sulla tipologia della prima unione, se matrimonio o semplice convivenza. Per garantire un numero adeguato di osservazioni in ogni coorte e per entrambi i sessi, il campione è stato così suddiviso: due coorti “decennali”, 1926-1935 e 1936-1945, e cinque coorti da sette anni ciascuna, dal 1946 al 1985. In questo modo si ottengono coorti che comprendono un numero di individui che varia da 4000 (per la coorte 1926-35) a 6150 (per la coorte 1962-62).
Ebbene, escludendo dall’analisi tutti coloro che, fino al momento dell’intervista, non hanno mai sperimentato alcuna forma di unione (né matrimonio né convivenza), si vede che la percentuale di individui che hanno cominciato la vita di coppia con una convivenza è cresciuta costantemente nel corso del ventesimo secolo e con un ritmo molto sostenuto nella seconda metà del secolo (fig. 1). Tendenze e valori sono analoghi per gli uomini (dati qui non presentati), pur se questi tendono a sperimentare la convivenza prematrimoniale in percentuali superiori rispetto all’universo femminile (ma non in Svezia e in Olanda).
 
 
L’Europa del nord e l’Europa continentale
I paesi della penisola scandinava sono quelli in cui la convivenza si è diffusa prima e in maniera più consistente. I grafici evidenziano come, anche tra gli individui più “anziani” del campione (1926-35, 1936-1945), oltre il 15% ha sperimentato la convivenza per un certo periodo prima di sposarsi. Questa percentuale è cresciuta nel tempo, in particolare per i nati tra il 1946 e il 1953; essa ha raggiunto livelli molto alti, anche sopra il 70%, già per la coorte 1962-69: questo significa che 3 persone su 4 in Scandinavia sperimentano la convivenza pre-matrimoniale.
Per l’Europa continentale la situazione iniziale era leggermente diversa, dal momento che una percentuale estremamente bassa di persone (anche inferiore al 10%) nella prima metà del ventesimo secolo decideva di andare a convivere. Due eccezioni sono rappresentate da Austria e Germania, dove il quadro generale è molto simile a quello scandinavo.
Nonostante ciò, il trend è crescente e le differenze con il Nord Europa, anche se non del tutto scomparse, si sono ridotte notevolmente. In alcuni casi le percentuali sono addirittura più alte, come per gli uomini austriaci se confrontati con gli svedesi, e per le donne austriache e francesi se confrontate con le norvegesi.
Anche in Inghilterra e in Irlanda durante i primi decenni del secolo convivere non era una pratica molto comune. Le percentuali sono aumentate come nel resto dell’Europa, anche se più lentamente, soprattutto per quanto riguarda gli uomini. Se guardiamo ai più giovani del campione, comunque, scopriamo che la percentuale dei partner che convivono prima di sposarsi si aggira tra l’81% e il 97%.
 
 
Sud ed est Europa
Spagna e Portogallo registrano percentuali inferiori rispetto ai paesi considerati finora. Tra le donne spagnole nate prima del 1935, la convivenza more-uxorio era sconosciuta. Inoltre, in Portogallo, i nati tra il 1936 e il 1953 presentano percentuali più basse che non quella registrata per la coorte più anziana, anche se successivamente si assiste ad un trend crescente come nel resto d’Europa. Questo significa che quasi tutti gli intervistati nati nella prima metà del ventesimo secolo sono “entrati” nella loro prima unione attraverso il matrimonio, e che la convivenza era molto rara in quel periodo.
L’area in cui generalmente la prima unione con il partner consiste nel matrimonio rimane l’Europa dell’est, dove la percentuale di convivenze pre-matrimoniali può anche non superare il 40%, come in Ucraina. Ancora dobbiamo evidenziare l’esistenza di eccezioni, come Estonia e Lettonia, i cui abitanti si comportano in maniera molto simile a quelli dell’Europa continentale.
Il processo di diffusione della convivenza resta, tuttavia, piuttosto lento: in paesi come Bulgaria, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ucraina questo fenomeno diventa visibile solo a partire dagli individui nati tra il 1962 e il 1969 o anche più tardi.
 
Il quadro generale delineato attraverso i grafici mostra chiaramente che, anche con alcune differenze, la percentuale di persone che preferisce convivere piuttosto che sposarsi in giovane età (posticipando in modo significativo una fase della transizione all’età adulta) sta crescendo in tutta Europa.
 

image_pdfimage_print