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Matrimoni tardivi, questi sconosciuti

Fausta Ongaro

Nel mondo occidentale il matrimonio è da tempo in calo di popolarità, e l’Italia non fa eccezione. Da quando i cambiamenti culturali della seconda metà del secolo scorso hanno ridimensionato la sua esclusività nella realizzazione di importanti passaggi della biografia individuale (formazione di una coppia stabile e possibilità di diventare genitori socialmente riconosciuti), la scelta di sposarsi è sempre più rara e chi si sposa – soprattutto se si tratta di primo matrimonio – lo fa ad età progressivamente più alte (ISTAT, 2014). Nel tentativo di catturare le implicazioni e il senso di questi cambiamenti non sono pochi gli studi che si interrogano su chi, perché e in quali circostanze si sposa e in che misura il matrimonio entra in concorrenza con altre forme di living arrangement (Salvini e Vignoli, 2014).

I matrimoni calano, quelli “tardivi” aumentano
Poco si sa però sui matrimoni celebrati in età matura, quelli che riguardano individui di 50 e più anni (e che qui definiremo “tardivi”). Rispetto a quelli celebrati in età 18-49 anni (tradizionalmente importanti negli studi di nuzialità per la loro rilevanza sulla fecondità) si tratta evidentemente una quota marginale. In assoluto, tuttavia, le cifre non sono irrilevanti: nel 2013, per esempio, questi matrimoni hanno interessato circa 18.800 uomini e 10.600 donne.

Schermata 2015-09-29 a 11.05.47Schermata 2015-09-29 a 11.05.53Il fatto è che, in controtendenza rispetto al fenomeno in generale, i matrimoni tardivi sono in aumento. Dati relativi al periodo 2002-2012 ci dicono che, se si scompone il Tasso di Nuzialità Totale (x1000) in quello relativo alle età 18-49 e in quello relativo alle età 50+, a fronte di un calo del primo (per le donne, il TNT<50 passa da 652 a 538; per gli uomini da 593 a 484), il secondo registra un aumento (per le donne passa da 16 a 25; per gli uomini da 36 a 49). La fig. 1, che presenta la dinamica dei numeri indici di tali misure per il decennio considerato, ci dice che mentre il TNT<50 si riduce di circa il 20%, quello tardivo aumenta del 30-60% a seconda che si tratti di uomini o donne.

La crescita dei matrimoni tardivi è spiegabile in parte con la posticipazione del primo matrimonio e, in parte maggiore, con l’aumento dei matrimoni di ordine successivo al primo, derivanti dalla diffusione dell’instabilità coniugale. Gli ultimi decenni hanno in effetti registrato un rapido aumento dell’instabilità coniugale, con ripercussioni sulla dinamica dei matrimoni di secondo ordine che, necessariamente, sono celebrati ad età medie più elevate di quelle dei matrimoni di ordine inferiore. In effetti, i matrimoni di ordine superiore al primo, nel decennio considerato, rappresentano circa il 60% dei matrimoni tardivi, siano essi di donne o di uomini. Ma, scorporando il TNT tardivo per ordine di matrimonio, nell’ultimo decennio, è aumentata sia la nuzialità di primo ordine che quella di ordine superiore. La figura 2 mostra che, nel decennio, il TNT di primo ordine, per le donne, è aumentato di circa il 60%, per gli uomini, del 40%. L’aumento della primo nuzialità tardiva è confermata anche utilizzando TPNT tardiva calcolati su celibi/nubili.

Alcune specificità dei matrimoni tardivi
Non sappiamo se questo trend continuerà anche nel prossimo futuro, ma sorge spontaneo chiedersi che significato assumano questi matrimoni e in che misura si differenzino da quelli non tardivi. Qualche primo spunto può essere fornito dai dati disponibili sul sito dell’ISTAT che permettono di esaminare le caratteristiche delle coppie, tardive e non, limitatamente a due aspetti: l’assortimento per età della coppia e il rito di celebrazione del matrimonio. Vediamole con riferimento all’ultimo anno del decennio considerato.

  1. a) L’età dei coniugi

La tabella 1 mostra che, indipendentemente dall’età al matrimonio, nella maggior parte dei casi l’uomo è più anziano della donna. Inoltre, nel caso dei matrimoni che avvengono prima dei 50 anni, non ci sono forti differenze tra maschi e femmine: circa il 70% è rappresentato da casi in cui l’uomo è più anziano della donna (con una differenza media d’età di 5 anni), circa il 20% da coppie con la donna più anziana del coniuge (con una differenza media d’età intorno ai 3 anni), il restante 10% è costituito da coppie di coetanei. Nel caso di matrimoni tardivi le differenze di genere sono invece molto accentuate. Se è lo sposo ad aver superato il 50mo compleanno, i matrimoni sono espressione di un modello fortemente eterogamo con il marito che supera mediamente di diversi anni l’età della moglie (l’88% degli sposi sono più anziani della moglie e la differenza media di età si aggira supera i 10 anni). Se, invece, è la sposa ad avere più di 50 anni, il quadro si capovolge: le coppie con lo sposo più anziano della sposa solo “solo” il 60% (con una differenza media d’età di 6 anni) e per contro quelle in cui la sposa è più anziana dello sposo (mediamente di 6 anni) sono oltre un terzo del totale.

ONGARODunque, tra i matrimoni tardivi, sembrano coesistere modelli di assortimento per età delle coppie assai diversificati: quelli maschili, orientati a un modello fortemente tradizionale; quelli femminili, più anti-convenzionali, anche rispetto al comportamento delle donne più giovani che si sposano prima dei 50 anni.

  1. Il rito di celebrazione del matrimonio

TAB2I matrimoni tardivi ci riservano qualche sorpresa anche per quanto riguarda il rito di celebrazione del matrimonio (tab. 2). Diversamente da quanto osservato per l’età, tra i matrimoni tardivi non ci sono sensibili differenze di comportamento tra maschi e femmine: le donne che si sposano dopo i 50 anni ricorrono al rito civile più o meno nella stessa, alta, proporzione degli uomini. Il dato interessante però è che le alte percentuali di matrimoni celebrati con rito civile non riguardano solo le coppie in cui uno dei coniugi è al secondo matrimonio (77-98%), ma anche quelle in cui entrambi i coniugi sono al primo matrimonio (79-83%), differenziandosi così fortemente dai matrimoni di celibi/nubili che si sposano prima dei 50 anni (30% circa). Le coppie tardive hanno dunque un approccio ampiamente secolarizzato per quanto riguarda il rito anche quando potrebbero non avere impedimenti di ordine ecclesiastico, e ciò in contrasto con l’ipotesi di un possibile effetto coorte che potrebbe farle propendere per un matrimonio religioso.

Un nuovo modello per il futuro?
Queste pennellate sull’universo dei matrimoni tardivi non hanno certamente l’ambizione di fornire un quadro esaustivo del fenomeno. Non ci dicono, per esempio, se i matrimoni tardivi di primo ordine rispondano al bisogno di ufficializzare convivenze protratte per anni (magari per garantire al partner una maggiore sicurezza economica) o siano invece l’esito di incontri avvenuti in età matura. Non sappiamo se, nel caso di sposi con più di 50 anni, il matrimonio sia anche il risultato di un processo di selezione che lo fa preferire alla convivenza proprio in virtù dell’intenzione di rendere più vincolante l’unione con una sposa di diversi anni più giovane. Non sappiamo, inoltre, che peso hanno i matrimoni misti o in che misura gioca il livello di istruzione degli sposi. L’impressione è che si tratti comunque di un arcipelago con caratteristiche sue proprie, con modelli di nuzialità diversi da quelli che caratterizzano le età più giovani. L’invecchiamento della popolazione, in combinazione con i profondi cambiamenti intervenuti nella famiglia, farà probabilmente aumentare questo tipo di unioni. Non si può escludere che ciò implichi anche nuovi significati per un’istituzione antica come il matrimonio.

Per saperne di più

Filippi V. (2013), Meno matrimonio, più matrimoni, Neodemos, 23 gennaio 2013

ISTAT (2014), Il matrimonio in Italia – anno 2013, Statistiche Report Nov. 2014

Salvini S., D. Vignoli (2014), Convivere o sposarsi? Il Mulino

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