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L’Italia e la Spagna sono così simili?

Teresa Martín-García

Italia e Spagna vengono accostate molto spesso per la condivisione del modello tradizionale di famiglia e per l’inerzia istituzionale tipica del sud d’Europa. Negli ultimi anni però molti osservatori hanno evidenziato un divario crescente tra i due paesi[1], con un’avanzata netta della Spagna: nei modelli di genere e nei valori di riferimento, negli sviluppi socio-politici e nei drastici cambiamenti del mercato di lavoro. La Spagna sembra oggi simile all’Italia del Nord, ma, in media, ormai piuttosto lontana dall’Italia del Sud. C’è anche chi sostiene che le crescenti divergenze tra Italia e Spagna riguardino i valori più che i comportamenti o le politiche, con la Spagna senz’altro meno influenzata dalla Chiesa Cattolica e quindi anche più progressista nella legislazione familiare.
Cambiamenti spagnoli meno profondi e sostenibili del previsto
È vero che alcuni cambiamenti sociali (l’inserimento massiccio delle coorti più giovani di donne nella scuola e nel mercato di lavoro, ad esempio) sono avvenuti molto più velocemente in Spagna che in Italia. Tuttavia, lo slancio sociale dei primi anni del governo Zapatero e alcune leggi innovative (parità tra i sessi, cura delle persone a carico, interruzione della gravidanza) che avevano messo la Spagna all’avanguardia in alcuni settori, sembra essersi esaurito sotto la scure della crisi economica. Molti provvedimenti sono stati di fatto svuotati dalla mancanza di finanziamenti (la cura a lungo termine, ad esempio), mentre altre rivendicazioni sembrano cadute nel nulla (estensione del congedo di paternità, assegni familiari, ecc.). Da un altro lato, oltre agli effetti nefasti della crisi economica, va notato che la rivoluzione ideologica è venuta soprattutto dalle donne. Gli uomini hanno modificato poco il loro comportamento all’interno della famiglia e quindi hanno limitato le possibilità di cambiamento ‘reale’ per le donne. Ed è per questo che la legislazione innovativa nell’ambito della parità tra i sessi non è stata una condizione sufficiente per fornire soluzioni concrete ai bisogni delle donne e raggiungere la parità di opportunità tra gli uomini e le donne nel lavoro retribuito e domestico.
L’effetto devastante sull’occupazione femminile in Spagna della crisi economica
Il tasso di disoccupazione è aumentato recentemente sia in Italia che in Spagna, ma il divario è notevole (12% vs. 27%) (Istat 2013; EPA 2013). La Spagna, in aggiunta alla crisi mondiale, soffre il crollo di un modello di crescita economica basata soprattutto sul settore delle costruzioni che ha creato molti posti di lavoro dalla metà degli anni 90 ma senza nessuna garanzia. E, non a caso, questi posti di lavoro di bassa qualità creati durante il ciclo di espansione economica sono stati i primi a scomparire durante la recessione economica, mettendo in discussione il passaggio, che sembrava scontato,  verso il modello di famiglia a doppio reddito. E’ interessante notare che, in termini di occupazione femminile, i dati di Italia e Spagna hanno un andamento recente un po’ diverso. Fino al 2007, l’occupazione femminile è stata in forte crescita in Spagna, ma poi i tagli severi alla spesa pubblica e la distruzione di una quota significativa di occupazione femminile in Spagna hanno prodotto un calo, e i tassi dei due paesi sono tornati a convergere (Figura 1) Tuttavia diversi autori difendono la sopravvivenza e la persistenza del cambiamento qualitativo avvenuto in Spagna grazie a una secolarizzazione più profonda che, a loro avviso, prevarrà anche dopo la crisi. Ad esempio, la proporzione di nascite fuori del matrimonio è più alta in Spagna che non Italia, e continua ad aumentare più rapidamente (Figura 2).Inoltre, si prevede che l’attaccamento femminile alla forza lavoro continuerà ad essere elevato e superiore in Spagna perché le donne vogliono lavorare (maggiori aspirazioni lavorative delle spagnole rispetto alle italiane?) o ne hanno bisogno (non possono permettersi di stare a casa e non portare un secondo reddito per il pagamento, ad esempio, del mutuo mensile). In Spagna, esistono livelli molto elevati di istruzione superiore (più alti che in Italia), in particolare tra le donne e ancora di più tra le giovani generazioni. Secondo l’Eurostat, il 44,5% delle donne di età compresa tra i 25-34 anni ha un diploma di laurea in Spagna, contro il 34,2% degli uomini (in Italia, 27,2% vs. 17,4%). Probabilmente in questo difficile momento di crisi, l’istruzione può ancora svolgere un ruolo fondamentale, per lo meno culturale. I profondi cambiamenti nei valori che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni possono funzionare come una linea rossa di non ritorno rispetto ai progressi nella parità di genere e nelle nuove forme di famiglia nella società spagnola.


immagine 1: Eurstat database
immagine 2: Eurostat database
[1] Per un aggiornamento del dibattito, si veda la collezione di articoli di autori italiani e spagnoli sotto il titolo “Romulus and Remus or Just Neighbours? A Study of Demographic Changes and Social Dynamics in Italy and Spain Population Review. Volume 52. Number 1. 2013 (Special Collection 4)http://populationreview.com/special-collection-4/

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