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Le novità dell’immigrazione

Corrado Bonifazi

L’Istat ha pubblicato qualche giorno fa i nuovi dati sui permessi di soggiorno e le stime della popolazione straniera regolarmente presente: all’inizio del 2006, i primi sono arrivati quasi a 2,3 milioni, mentre la seconda si approssima ormai ai 2,8 milioni. I dati confermano molte delle caratteristiche già note del fenomeno, ma segnalano anche alcune interessanti novità e colmano un ritardo, dovuto principalmente a una revisione degli archivi da parte del ministero dell’Interno, che ha lasciato il paese per lungo tempo con informazioni ferme al 2004. Queste informazioni ci permettono, inoltre, una prima verifica del modo con cui i meccanismi dell’immigrazione regolare si sono rimessi in moto, dopo aver assorbito gli effetti diretti della grande regolarizzazione del 2002.

Una regolare irregolarità
Da questo punto di vista emergono nuovamente i limiti della nostra legislazione. La crescita della presenza straniera regolare nel biennio 2004-2005 è stata di circa 100 mila unità annue, un valore ben al di sotto dell’effettiva intensità del fenomeno, a dimostrazione della mancanza di canali di ingresso regolare commisurati alle reali esigenze del mercato del lavoro. Una prima risposta a questo problema è sicuramente stata la scelta del governo Prodi di emanare lo scorso anno un secondo decreto flussi che permettesse l’assunzione anche dei 350 mila stranieri che erano rimasti esclusi dal primo provvedimento. Di questo decreto le statistiche non sono ancora in grado di dar conto, ma è chiaro che in mancanza di un intervento strutturale, come quello previsto dal disegno di legge Amato-Ferrero (v. Una nuova legge sull’immigrazione – Corrado Bonifazi e Massimo Livi Bacci), esistono tutte le condizioni perché si metta nuovamente in moto quella spirale regolamentazione rigida e inefficace–nuova sanatoria che è sinora stata una delle caratteristiche principali del nostro modello immigratorio.

Non solo per lavoro

Scendendo più nel dettaglio si possono individuare altri elementi di novità. Tra 2004 e 2006 il numero di permessi di soggiorno è complessivamente aumentato di circa 60 mila unità, con un andamento però differenziato tra i vari motivi di concessione. Sono cresciuti nel biennio i permessi per motivi di famiglia (+137.000) e quelli per studio (+11.000); invece, sono diminuiti quelli per lavoro (-60.000), residenza elettiva (-17.000) e religione (-18.700). Per questi ultimi due motivi, la ragione del calo è da ricercare nella revisione degli archivi operata dal ministero, che ha portato alla cancellazione dei permessi i cui titolari (soprattutto cittadini di paesi sviluppati) non erano più presenti sul territorio nazionale. L’aumento dei permessi per studio potrebbe invece essere un segnale positivo di una maggiore capacità e di un maggiore interesse del nostro paese ad attrarre questo particolare componente della mobilità internazionale (v. Stranieri Studenti – Francesco Billari).
L’aumento della presenza per motivi familiari è, invece, legato al progressivo processo di stabilizzazione dell’immigrazione, che ha conosciuto un’accelerazione dopo la regolarizzazione del 2002. Processo che, peraltro, i dati sui permessi di soggiorno colgono solo in parte, visto che non considerano totalmente i minori immigrati, ma solo quelli che sono titolari di un permesso. Infatti, nel biennio preso in esame i minori sono aumentati complessivamente di circa 170 mila unità, mentre quelli con permesso sono cresciuti di sole 30 mila unità.
Per quanto riguarda i permessi per lavoro, invece, la diminuzione è soprattutto dovuta al mancato rinnovo di una parte di quelli concessi con la regolarizzazione. L’Istat stima in 100 mila il numero di immigrati che non è stato in grado di dimostrare il possesso dei requisiti necessari al primo rinnovo, una cifra ragguardevole ma che secondo l’Istituto è sostanzialmente in linea con quanto avvenuto in occasione delle precedenti regolarizzazioni. Si tratta di un aspetto che meriterebbe di essere approfondito con analisi più specifiche, perché segnala la persistenza, nel mondo dell’immigrazione, di un’area di forte marginalità, che non riesce a trovare una collocazione stabile nel mercato ufficiale del lavoro, neanche dopo aver avuto la possibilità di avvalersi di un provvedimento di regolarizzazione. Difficile non vedere in questa situazione uno dei tanti perversi effetti di un’economia sommersa che nel nostro paese raggiunge dimensioni sconosciute alla gran parte dei nostri partner dell’Unione.

E il Mezzogiorno resta indietro
Ultimo aspetto che merita di essere segnalato è la disomogeneità territoriale degli andamenti. I permessi sono, infatti, in crescita al Nord Ovest (+5,6%) e, soprattutto, al Nord Est (+16,4%), mentre diminuiscono sia al Centro (-4,6%) che nel Mezzogiorno (-14,3%) (Figura 1). Il Nord Est è l’unica ripartizione del paese a conoscere una crescita dei permessi per lavoro, confermando così la maggiore forza attrattiva del sistema produttivo della Terza Italia. Il calo nelle regioni dell’Italia centrale risulta, invece, accentuato dalla revisione degli archivi, che ha determinato una diminuzione di circa 18 mila unità nei permessi per motivi religiosi, quasi tutti nella provincia di Roma. Infine, per quanto riguarda il Mezzogiorno, il calo di quasi il 23% nei permessi per lavoro è una conferma non solo delle maggiori difficoltà che trova l’immigrazione straniera a inserirsi stabilmente in quest’area del paese, ma anche della fragilità della sua economia.



Per Saperne di più

Istat, La popolazione straniera regolarmente presente in Italia, 1° gennaio 2006, Nota informativa, 11 aprile 2007 in http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070411_00
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