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Le dinamiche insediative della popolazione tra il 1951 e il 2011 alla luce dei dati censuari

Luca Calzola, Bruno Cantalini, Marianna Tosi

Gli assetti insediativi della popolazione italiana, com’è ben noto, si sono profondamente modificati nel periodo 1951-2011, soprattutto a causa degli intensi flussi migratori, sia interni che con l’estero, che hanno interessato secondo modalità diverse i vari livelli territoriali. Un e-book recentemente edito dall’Istat costituisce l’occasione per approfondire alcuni aspetti della distribuzione territoriale della popolazione, anche su scala molto fine, sulla base del ricco patrimonio informativo di fonte censuaria. In particolare, le dinamiche demografiche qui analizzate fanno riferimento a sette regioni rappresentative delle cinque ripartizioni geografiche del Paese.

Urbanizzazione e controurbanizzazione

I dati in serie storica della distribuzione della popolazione per classe di dimensione demografica dei comuni (Figura 1) mostrano tra il 1951 e il 1971, in tutte le regioni analizzate, una crescita consistente della quota di popolazione che risiede nei comuni con oltre 50 mila abitanti e una contestuale riduzione di quella che vive nei comuni intermedi (tra 5 e 50 mila abitanti). Questa fase di intensa urbanizzazione, connotata da un consistente movimento migratorio proveniente dalle aree periferiche e meno sviluppate del Paese, si arresta a partire dagli anni ottanta e nei decenni successivi si verifica una ripresa della crescita della popolazione nei comuni di dimensione demografica intermedia. Questo percorso presenta alcune varianti nelle diverse aree esaminate, ad esempio dopo il 1981 nelle regioni del Mezzogiorno la crescita della popolazione nei comuni più grandi si arresta senza che essi perdano il peso demografico acquisito nei decenni precedenti. In Sardegna, inoltre, e con ritmi particolarmente sostenuti in Lombardia, l’incidenza demografica dei comuni intermedi cresce senza soluzione di continuità nei sessant’anni considerati. Si evidenzia, infine, che una quota non trascurabile di popolazione anche al 2011 risiede nei comuni di ridottissime dimensioni (con meno di 5 mila abitanti): quasi un abitante su quattro in Lombardia e circa uno su tre in Calabria e Sardegna.

Il contesto demografico e la condizione abitativa

Con riferimento al contesto demografico e alle condizioni abitative, nei 60 anni esaminati il Paese è stato massicciamente investito, oltre che da un processo di urbanizzazione, anche da fenomeni di invecchiamento demografico, riduzione della dimensione familiare e miglioramento delle condizioni abitative. Anche in questo caso percorsi comuni si accompagnano a marcate differenze tra i territori (Tavola 1).  Ad esempio, nel 1951 l’incidenza della popolazione che vive nei nuclei abitati e nelle case sparse era decisamente maggiore nelle regioni più rappresentative delle aree ex-mezzadrili (Emilia-Romagna, Toscana e Umbria), dove questa forma di conduzione agraria prevedeva una distribuzione diffusa della popolazione sul territorio. Le tracce di questa distribuzione sono ancora presenti 60 anni dopo, e – nonostante i processi di urbanizzazione – nel 2011 le stesse regioni presentano le quote più elevate di popolazione extraurbana. Fin dal 1951 l’indice di vecchiaia è più alto nelle regioni del Nord e del Centro, anche se nel tempo la crescita maggiore si è avuta nelle regioni del Mezzogiorno, mentre l’ampiezza media della famiglia è maggiore in Umbria – regione con una relativamente ampia presenza di famiglie allargate – e nelle regioni meridionali. Nel 1951, nelle regioni del Mezzogiorno e in Umbria è più elevata la quota di famiglie che vivono in case di proprietà, caratteristica da mettere in relazione con la maggiore presenza di popolazione legata al mondo agricolo e più radicata alla terra di origine. Sempre nel 1951, in Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna le abitazioni erano più confortevoli e disponevano di maggiori servizi. Nel 2011 le differenze regionali rispetto al titolo di godimento e alle caratteristiche delle abitazioni si sono quasi del tutto annullate.

L’evoluzione dei profili demografici comunali: 1991 e 2011 a confronto

I dati della Tavola 2 riassumono i risultati di una cluster analysis condotta per ciascuna delle sette regioni prese in considerazione, con l’obiettivo di leggere le trasformazioni degli assetti territoriali secondo una diversa ottica. Più precisamente, si mettono a confronto le variazioni che intervengono tra il 1991 e il 2011 nei profili demografici dei gruppi di comuni omogenei rispetto a un opportuno set di indicatori. Si ricava, in particolare, che l’Emilia-Romagna è la regione dove è più sostenuta la crescita di comuni demograficamente più “vivaci”, caratterizzati da un aumento di popolazione, una maggiore presenza di famiglie giovani e un più elevato consumo del suolo. All’estremo opposto si colloca la Calabria dove, invece, è stato più marcato l’incremento di comuni in declino demografico, cioè con popolazione in diminuzione e un più alto invecchiamento. Inoltre, al 2011, i comuni più dinamici dal punto di vista della dinamica demografica e dell’urbanizzazione sono intorno al 60% nelle regioni del Nord-Centro (Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria) mentre rappresentano meno del 50% nelle regioni del Mezzogiorno (Puglia, Calabria e Sardegna), con quote però più eterogenee: un terzo in Sardegna, quasi la metà in Puglia.

Il consumo di suolo al 2011

Un’ulteriore chiave di lettura delle dinamiche territoriali è rappresentata dall’autocorrelazione spaziale, misurata attraverso l’indice locale di associazione spaziale-Lisa¹. Nella Figura 2 si riportano le mappe al 2011 di questo indice applicato al fenomeno consumo di suolo a fini abitativi, qui stimato dall’incidenza della superficie dei centri e nuclei abitati. I comuni di ciascuna delle quattro regioni esaminate sono raggruppati secondo quattro tipologie di Lisa statisticamente significative, di cui quella denominata “Alto-Alto” (di colore rosso) connota le aree ad elevato consumo di suolo. Se in generale i cluster dell’indice Lisa possono essere considerati il portato dell’evoluzione storica fin qui sinteticamente descritta, nel caso specifico del sovraconsumo di suolo suggeriscono alcune osservazioni. Iniziando dalla Lombardia, si rileva un’estesa area urbana uniforme e contigua ad elevata concentrazione di edificazione, delimitata da Milano, Busto Arsizio, Como e Bergamo. Proseguendo con la Toscana, si identificano con nettezza le aree ad alto consumo di suolo composte dalle città di Prato e Firenze e da parte delle relative province. La regione Puglia, invece, si caratterizza per la presenza di aree di sovraconsumo meno estese e tra loro non contigue, tra cui le principali sono definite dai comuni di Taranto e Lecce. In Sardegna, infine, la zona correlata ad elevati valori del consumo di suolo coincide con il capoluogo di regione e i comuni limitrofi.

Per saperne di più

Istat, Percorsi evolutivi dei territori italiani. 60 anni di storia socio-demografica attraverso i dati censuari, 2017

¹Luc Anselin (1995), Local indicator of spatial association- LISA, Geographical Analysis, 27(2)

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