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Le baby mamme nel paese delle culle vuote

Roberto Impicciatore

Di madri adolescenti si parla da lungo tempo negli Stati Uniti, e recentemente il tema è divenuto di attualità anche in alcuni paesi europei tra cui, in particolare, il Regno Unito. Per i possibili risvolti negativi sul vissuto delle giovani madri, sulla loro carriera scolastica e lavorativa nonché sulle possibilità di ascesa sociale dei nuovi nati, il fenomeno si presta a facili allarmismi. In Italia cosa succede? E’ arrivato il momento di preoccuparsi delle nascite da madri adolescenti anche nel paese delle culle vuote?
 
Dicono che…
Prendo spunto da un articolo apparso di recente su la Repubblica: “Ogni anno in Italia nascono oltre 10mila bambini da mamme-teenager tra i 13 e i 19 anni, con un fenomeno ancora limitato ma in crescita, e sempre più simile a quello di paesi dove le baby-mamme sono ormai un’emergenza: gli Stati Uniti, dove il dato sconvolgente è di 58 gravidanze ogni 1.000 adolescenti, la Gran Bretagna, l’Australia, ma anche la Francia, l’Austria e molte nazioni dell’Est” (“Quando mamma è minorenne”, 9/2/2010). Il grido d’allarme più acuto è lanciato dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo). Durante l’ultimo Convegno tenutosi a Roma lo scorso 16 Dicembre 2009, è stata sottolineata la “preoccupante” situazione italiana delle gravidanze adolescenziale visti i numeri in ascesa nonché le potenziali difficoltà di inserimento, di sviluppo e di integrazione sociale dei nuovi nati.
I tentativi di spiegazione del fenomeno sono innumerevoli: è colpa di internet, di una scarsa conoscenza della contraccezione, di una sessualità troppo precoce, del declino morale delle società occidentali, della solitudine, della televisione o, più in generale, di una “incoscienza micidiale, non solo nei confronti dei loro genitori che verranno inevitabilmente coinvolti, ma soprattutto dei figli che nasceranno” (Corriere della sera, “Mamme-bambine il rischio di essere amici dei figli e non genitori”, 8/2/2010).
Spunti di riflessione in tal senso non mancano neanche in tv. Di recente su MTV è andata in onda la serie “16 and pregnant”, sei puntate dedicate ad altrettante baby mamme americane, seguite da dibattito con uno specialista.
 
Vi è davvero una tendenza crescente?
L’andamento del numero di nascite da madri adolescenti in Italia negli ultimi decenni mostra un chiaro decremento dopo aver toccato un punto di massimo nella metà degli anni Settanta e una sostanziale stabilità nel corso dell’ultimo decennio (figura 1). La riduzione delle nascite non è collegata all’aumento degli aborti quanto, piuttosto, a un comportamento più consapevole delle teen-ager italiane. L’incidenza di nascite da madri adolescenti è nettamente più alta nel Regno Unito, e l’andamento, seppur decrescente, subisce un calo più contenuto rispetto all’Italia. Inoltre, nel paese d’oltremanica, l’abortività delle adolescenti ha subito un incremento nel corso degli anni Novanta. In sintesi, nel 2006 la percentuale di nati da madri adolescenti in Italia risulta essere pari a un modesto 1,7%, laddove lo stesso valore nel Regno Unito è del 6,8%.
 
Un altro aspetto su cui si punta l’attenzione è la diversa distribuzione territoriale del fenomeno. Nell’Italia meridionale e insulare vi sono livelli storicamente più elevati di nascite da madri molto giovani. Le differenze con il resto del paese persistono tuttora, sebbene vi siano segnali di una riduzione del gap parallelamente al più generale decremento della fecondità nelle diverse aree del paese (figura 2).
 
Questione di punti di vista
Le tendenze degli ultimi anni non giustificano dunque per l’Italia i toni allarmistici tipici della stampa anglosassone. Tuttavia, ciò non toglie interesse al dibattito su questo fenomeno, non da ultimo per il fatto che le baby mamme sono comunque presenti anche nel nostro paese. Analizzare il fenomeno in dettaglio senza pregiudizi e moralismi può senza dubbio aiutare a migliorare il sistema di welfare. Diventare genitori al di fuori dei percorsi “normati” di transizione allo stato adulto costituisce un rischio potenziale di rottura nel percorso di vita con tutto il bagaglio di problematiche connesse: come dirlo ai genitori, la sospensione del percorso scolastico, l’isolamento sociale, l’effetto negativo sui figli delle minori. Senza parlare poi delle possibili problematiche di salute e di altri gli aspetti biologici come un maggior rischio di parto anticipato.
Da questo punto di vista la gravidanza in età adolescenziale appare come un fenomeno da condannare tout court, essendo un male per le madri, per i loro figli e per la società nel complesso. Ma sono stati espressi altri punti di vista? Secondo gli autori del libro Teenage Parenthood: What’s the Problem? pubblicato di recente nel Regno Unito, avere un figlio durante l’adolescenza non comporta necessariamente avversità e non pregiudica affatto il percorso di vita né dei genitori né dei nuovi nati. Piuttosto, le difficoltà connesse alle giovani madri emergono dalle circostanze sociali ed economiche precedenti la nascita. Avere un figlio da adolescente non rappresenta dunque un problema in sé: anzi, quest’esperienza, secondo Alexander e colleghi, è capace di far crescere il senso di responsabilità e le motivazioni dei giovani genitori a riuscire  nell’istruzione e nel lavoro proprio per fornire un futuro dignitoso ai loro figli. Adottando questo punto di vista, avere un figlio da adolescenti non solo non rappresenta una catastrofe, ma può addirittura rappresentare un’opportunità, e il governo britannico farebbe meglio a concentrarsi sulle crescenti disuguaglianze tra le fasce di popolazioni piuttosto che spendere energie per ridurre semplicemente le nascite da madri adolescenti. Il dibattito è aperto.
 
 
Per saperne di più
C. Alexander, S. Duncan e R. Edwards (eds) Teenage Parenthood: What’s the Problem?, The Tufnell Press, London (2010)
 

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