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La trasmissione intergenerazionale del divorzio in Italia

Laura Arosio

In Italia i tassi di separazione e divorzio negli ultimi anni sono cresciuti rapidamente e in modo consistente, anche se nel confronto con gli altri paesi europei il fenomeno dell’instabilità coniugale  assume ancora oggi nel nostro paese dimensioni relativamente contenute (Fig. 1). Cosa possiamo aspettarci per i prossimi anni? Possiamo ipotizzare che la propensione delle coppie italiane a mettere fine al loro matrimonio tenderà a stabilizzarsi ai livelli attuali, oppure il fenomeno continuerà a crescere fino a raggiungere i livelli di diffusione che caratterizzano realtà di altri paesi, come ad esempio quelli dell’Europa centro orientale e  settentrionale?

 
 
 
 
 


La trasmissione intergenerazionale di separazioni e divorzi
Fra i diversi fattori che possono incidere sui livelli di stabilità e instabilità coniugale va considerata la storia familiare degli sposi, perché le probabilità che la propria storia matrimoniale finisca con una separazione o un divorzio sono legate alla storia della propria famiglia di origine (Arosio 2008 e Todesco 2009): i matrimoni in cui uno dei coniugi è figlio di genitori separati o divorziati possono più spesso essere interrotti per volontà degli sposi: si tratta del fenomeno della “trasmissione intergenerazionale del divorzio”. La propensione all’instabilità coniugale sarebbe ancora più alta quando entrambi i partner sono figli di genitori separati o divorziati e nei casi in cui la fine del matrimonio è avvenuta quando i figli erano ancora molto giovani.
Un fenomeno, più spiegazioni
Benché la regolarità empirica della trasmissione intergenerazionale dell’instabilità coniugale sia stata ampiamente osservata, le cause del fenomeno non sono chiare, e sono stati avanzati diversi tipi di spiegazioni, che non necessariamente si escludono fra loro[1]. Una prima ipotesi richiama il fatto che la fine del matrimonio dei genitori possa innescare nel corso di vita dei figli alcune circostanze che minano la stabilità coniugale, come una diminuzione del benessere economico, la riduzione del livello di istruzione, l’abbassamento dell’età media al matrimonio e l’aumento della propensione alla convivenza prematrimoniale. Osservando il fenomeno da una diversa prospettiva, i figli di genitori separati e divorziati avrebbero minori timori di una reazione negativa da parte della famiglia di origine nel prendere una decisione riguardo alla fine del loro matrimonio. Avrebbero inoltre sviluppato l’idea che esistono alternative alla vita matrimoniale e alla organizzazione quotidiana basata sulla tradizionale divisione dei compiti all’interno della famiglia. Un’altra spiegazione fa riferimento ad alcuni tratti che sarebbero propri dei figli di genitori separati e divorziati e che incidono negativamente sulla qualità del rapporto di coppia, come la maggiore chiusura, la mancanza di fiducia, l’incapacità di comunicazione e una maggiore aggressività nei rapporti interpersonali. Infine, i figli di genitori che si sono divisi sarebbero più pessimisti nei confronti della possibilità che un matrimonio possa durare per sempre e sarebbero più inclini a pensare che il divorzio sia una soluzione percorribile per mettere fine a un matrimonio non gratificante.
La situazione in Italia
Sulla base dei dati recentemente forniti dall’Istat (nel 2013) relativi all’indagine Famiglia e Soggetti Sociali (anno 2009) si può notare che il numero di soggetti che nel nostro paese hanno sperimentato la separazione o il divorzio dei genitori è andata crescendo nel tempo (tab. 1).
Tab. 1 Soggetti che hanno sperimentato la separazione o il divorzio dei genitori per coorte di nascita dei soggetti. Italia, anno 2009.

Nati con genitori separati o divorziati
prima del 1970 3,3%
1970-79 7,6%
1980-89 11,0%
1990-99 11,4%

Fonte: Nostre elaborazioni su dati Istat 2013.

Fra i nati prima del 1970, arrivati all’età del matrimonio fino a circa l’anno 2000, solo il 3 per cento è figlio di genitori separati o divorziati. Ma la quota è andata crescendo progressivamente nelle coorti successive, e fra i nati fra negli anni ’90, la quota di figli di genitori separati o divorziati risulta già superiore all’11 per cento, e potrebbe salire ancora prima che questa coorte arrivi all’età del matrimonio. A partire dagli anni Novanta iniziano dunque ad affacciarsi alla realtà del matrimonio generazioni di coppie italiane a rischio di instabilità coniugale, in relazione al fenomeno della trasmissione intergenerazionale del divorzio (Figura 2).
Una spinta alla diffusione dell’instabilità coniugale
E’ probabile che nei prossimi anni in Italia le separazione e i divorzi aumentino ancora: non soltanto perché i livelli di partenza sono comparativamente bassi rispetto al resto d’Europa, ma anche per il prevedibile aumento di rilevanza del fenomeno della trasmissione intergenerazionale del divorzio: l’aumento delle coppie che arrivano al matrimonio portando con sé l’esperienza della fine del matrimonio dei genitori potrebbe contribuire ad incrementare il numero di unioni destinate a concludersi con una separazione o un divorzio.
Per saperne di più
L. Arosio (2008) Sociologia del matrimonio, Carocci, Roma.
L. Todesco (2009) Matrimoni a tempo determinato. L’instabilità coniugale nell’ Italia contemporanea, Carocci, Roma.
D. Vignoli e I. Ferro  (2009) Rising marital disruption in Italy and its correlates”, Demographic Research , 20(4), pp. 11-36,

noi italia – ISTAT


[1] Nei paesi in cui i tassi di instabilità coniugale sono più alti, si inizia a discutere della possibilità che il fenomeno della trasmissione intergenerazionale del divorzio vada attenuandosi, nella misura in cui il divorzio diventa un comportamento sempre più diffuso e accettato. Non è il caso della società italiana.

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