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La società che cambia (forse): gli italiani e l’omosessualità

Federico Quadrelli

Il tema del riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali è ormai tema quotidiano di dibattito. Fino a poco tempo fa l’argomento era poco rilevante anche per le associazioni LGBT1: oggi, invece, è divenuto importante e urgente.
La rappresentazione pubblica dell’omosessualità.    
In una recente indagine Istat (2012) dal titolo "La popolazione omosessuale nella società italiana" è emerso che l’omosessualità non è più considerata una malattia dalla maggioranza degli italiani (74,8%), e nemmeno un qualche cosa di “immorale” (73,0%). Inoltre, secondo gli italiani l’estensione di certe tutele alle coppie omosessuali non comporterebbe nessuna minaccia per la famiglia(74,8%), a differenza di quanto viene spesso affermato da alcuni esponenti politici e religiosi. Benché  ogni giorno si senta affermare che la famiglia tradizionale è “in pericolo”, minacciata dal sorgere di modelli di convivenza “alternativi”, tre quarti degli italiani non considerano l’omosessualità un rischio per la famiglia. Di fatto consapevoli che, come dimostrano le esperienze di altri Paesi (Belgio, Olanda, Spagna, Norvegia e Svezia) il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali non pesa sulla famiglia “tradizionale” (meglio sarebbe dire la famiglia nucleare e monogama occidentale, tipica della società industriale). L’estensione di alcune tutele anche alle coppie omosessuali sembrerebbe non aver influenzato negativamente né il tasso di nuzialità né quello di natalità. I dati messi a disposizione da Eurostat 2 (2012), infatti, indicano che negli ultimi anni, in Paesi come Norvegia, Svezia o Olanda, i tassi di fertilità sono cresciuti, malgrado il riconoscimento delle coppie omosessuali, mentre il tasso di nuzialità è rimasto stabile o è lievemente aumentato.
         
a)     Gli italiani e le discriminazioni contro gli omosessuali.
Il 61,3% degli italiani di età compresa tra 18 e 74 anni ritiene che in Italia esistano discriminazioni a danno degli omosessuali, un valore che arriva all’80,3% nel caso dei transessuali. Si nota  il più alto livello di consapevolezza relativamente all’esistenza di queste ingiustizie , soprattutto da parte dei più giovani. Questo non stupisce, perché, come indicano i dati del rapporto, i più giovani hanno maggiori  contatti con ragazzi e ragazze apertamente omosessuali (magari coetanei, compagni di scuola o amici di infanzia), mentre per gli anziani questo è ed è stato meno frequente. Tuttavia, oltre ai giovani anche gli anziani, riconoscono l’esistenza di trattamenti discriminatori che non hanno fondamento, che si traducono in forme d’ingiustizia specialmente in alcuni ambiti della vita quotidiana, tra cui il lavoro. Per il 73,3% dei rispondenti non è per niente giustificabile che un datore di lavoro non assuma un lavoratore sulla base dell’orientamento sessuale e l’82,1% reputa non giustificabile che un lavoratore venga trattato meno bene dai colleghi in quanto omosessuale.
Da questi dati emerge una inedita rappresentazione collettiva dell’omosessualità. L’apertura da parte degli italiani, sui temi dell’omosessualità, sembra di molto superiore a quella dimostrata fino ad ora dalla politica e dalle istituzioni in generale (laiche e non).  Infatti, alla domanda “E’ giusto che una coppia di omosessuali che convive possa avere per legge gli stessi diritti di una coppia sposata, come diritti di eredità, reversibilità della pensione, assistenza in caso di malattia, ecc.” ha risposto positivamente il 62,8% degli italiani intervistati. Solo il 24,6% si dice poco d’accordo e solo il 12,6% totalmente in disaccordo. Eppure le forze politiche non riescono ancora a trovare una mediazione tra le varie posizioni e continua il dibattito sull’ammissibilità delle “coppie di fatto omosessuali”, e sul nome da dare a questa “nuova formazione sociale”.
b)    Ambiguità e contraddizioni
I dati forniti dall’Istat, tuttavia, mettono in luce anche ambiguità e contraddizioni, specialmente sul tema del “matrimonio” e su quello delle “adozioni”. Il fatto è che certi pregiudizi e stereotipi sono così forti e sedimentati nella visione delle cose da diventare quasi una forma mentis.  Alla domanda “E’ giusto che una coppia omosessuale si sposi, se lo desidera” ha risposto positivamente solo il 43,9% degli intervistati. Eppure la domanda precedente, quella che ha raccolto il 62,8% dei consensi, chiedeva se c’era o meno accordo sull’estensione alle coppie omosessuali delle tutele previste per le coppie sposate (eterosessuali). In questo, l’assonanza con le diatribe parlamentari sembra totale, ma la discussione forse consiste veramente solo nel “nome”, nell’etichetta da dare a questa tutela. Alla maggioranza degli italiani non piace che la parola “matrimonio” sia associata alle “coppie omosessuali”, ma i contenuti dell’istituto giuridico possono essere estesi anche a loro. Basta che non si chiami matrimonio omosessuale.Quello che fa emergere ancora una forte contrarierà da parte degli italiani, è il tema delle adozioni. Per cui si dice poco (16,6%) o per nulla d’accordo (64,0%) con la possibilità che una coppia di omosessuali possa adottare l’80,6% degli italiani. Infine, alla domanda è “accettabile o no che un omosessuale faccia il maestro delle elementare” ha risposto positivamente il 62,1% delle donne e il 54,9% degli uomini, mentre per altre professioni questo dato è più alto. Quest’ultima domanda indica un’ampia area di pregiudizio nei confronti degli omosessuali. E’ possibile che questo dato sia influenzato dallo stereotipo secondo cui un omosessuale è più incline ad atteggiamenti impropri verso i bambini, benché non vi sia alcuna evidenza scientifica in questo senso.
Per saperne di più
Istat (2012) La popolazione omosessuale nella società italiana
 


1 L’acronimo sta per Lesbiche , Gay , Bisessuali e Transgender.
2  Dati periodici di Eurostat sui tassi di fertilità e di nuzialità.  “population – demography”

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