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La popolazione mondiale tra certezze (poche) e incertezze (molte)

Francesco Billari

Il futuro dell’umanità nei prossimi decenni. Ogni biennio la “Divisione per la Popolazione” dell’ONU affronta questo ambizioso tema aggiornando, talora con forti correzioni di rotta (“revisioni”), le proiezioni della popolazione a livello globale e nazionale. L’ultima di queste revisioni (“World Population Prospects: the 2008 Revision”) è stata presentata l’11 marzo 2009. Il futuro è incerto, ma alcuni aspetti della dinamica demografica sono più incerti di altri. Poiché si corre il rischio di usare quelli che sono scenari ipotetici come “fatti” o “dati”, anche in seguito al linguaggio con cui gli scenari demografici sono presentati (ad esempio, con abbondante uso del futuro rispetto al condizionale), proviamo a dare una prima scorsa a queste incertezze più o meno grandi, soffermandoci in particolare su tre aspetti.

La popolazione mondiale crescerà, ma non sappiamo fino a quando né di quanto
Guardando allo scenario medio, essenzialmente quello ritenuto più probabile dagli esperti della Divisione per la Popolazione dell’ONU, si giunge al titolo che la stessa Divisione ha dato lanciando alla stampa le proiezioni: “La popolazione del mondo supererà i 9 miliardi nel 2050”. In realtà ciò non è affatto sicuro, e se esaminiamo con attenzione le stesse proiezioni scopriamo che l’ONU presenta anche una variante “bassa” e una variante “alta” (oltre ad una variante a fecondità costante che non useremo) che riportiamo in Figura 1.
Le tre varianti raccontano storie molto diverse sul futuro dell’umanità. Nella variante “bassa” l’inizio della decrescita della popolazione del mondo si colloca tra il 2040 e il 2045, dopo aver toccato 8 miliardi. La svolta nella crescita, che diversi esperti hanno previsto per questo secolo dopo una tendenza all’accrescimento ininterrotta dopo la rivoluzione industriale e demografica, potrebbe dunque anche avvenire tra pochi decenni. D’altra parte, guardando alla variante “alta” la crescita continuerebbe, con lo sfondamento del tetto dei 10 miliardi di abitanti entro il 2045. Se nei prossimi anni siamo certi che la popolazione mondiale crescerà, a meno di disastri imprevedibili, non sappiamo veramente né di quanto essa crescerà né fino a quando. Ciò dipenderà, banalmente, da quanti figli avremo e da quanto a lungo vivremo—in particolare nei paesi più poveri dove la crescita demografica è concentrata. Se rimane probabile un rallentamento dei ritmi attuali di crescita (rallentamento in atto già da qualche decennio), occorre certamente usare il condizionale, e non il futuro, quando si pensa al 2050.

L’invecchiamento della popolazione mondiale è certo
I demografi hanno mostrato in teoria e per società specifiche come l’allungamento della vita e l’abbassamento del numero di figli per coppia si accompagnino, dopo un certo periodo di tempo, all’aumentare del numero e della quota di “anziani”. Si tratta di un fenomeno che a livello mondiale è noto come global ageing. Ebbene, il global ageing è una certezza. A meno di disastri imprevedibili, la popolazione in età 65 anni aumenterà.


La Figura 2 riporta le tre varianti prima citate, che differiscono solamente per l’entità della crescita. Nella variante media la quota globale di ultrasessantacinquenni passerebbe dal 7,5% odierno al 16,2% nel 2050. Nella variante bassa e in quella alta la quota proiettata è del 18,7% e del 14,2% rispettivamente. Vi è incertezza sull’entità dell’invecchiamento, ma non sull’aumento della quota di anziani, inevitabile conseguenza del passaggio a un regime demografico più maturo.

A livello nazionale (e sopranazionale) l’incertezza è sottostimata
Le proiezioni ONU sono molto complesse, e forniscono scenari per tutti i paesi del mondo. Questi scenari sono coerenti tra loro e con quelli a livello globale (ad esempio l’ammontare netto delle migrazioni verso il “Nord” del mondo deve essere pari a quello dal “Sud” del mondo). La coerenza ha un prezzo, ad esempio a livello nazionale.
Ci soffermiamo, qui, sul caso dell’Italia. Il raggiungimento dei 60 milioni di abitanti è già stato segnato dall’orologio di Neodemos verso l’inizio di ottobre 2008 in accordo con i dati Istat e di diversi osservatori (cfr. De Santis “60 million Italians (and counting)”). Le proiezioni ONU segnano 60 milioni nella variante media al 2010, partendo da un valore sottostimato (59,6 milioni nel 2008). A livello nazionale, per un paese del “Nord del mondo” come l’Italia un elemento essenziale di incertezza nell’andamento demografico negli anni e nei decenni a venire sono le migrazioni. Ma proprio su questo l’ONU non si schiera: le migrazioni nette (immigrati meno emigrati), che maggiormente contribuiscono all’incertezza sul ricambio della popolazione italiana in questo periodo sono proiettate in modo uguale nei tre scenari, in ribasso rispetto alle tendenze attuali. Le migrazioni nette degli scenari passano da 330 mila all’anno nel periodo 2005-2010 (350 mila nel 2000-05) a 220 mila per il 2010-15. Per tutto il periodo successivo sono ipotizzate stabili e pari a 150 mila, senza cambiamenti fino al 2050.
L’andamento futuro delle migrazioni verso l’Italia è tutto fuorché certo. Per questo motivo, l’intero andamento futuro della popolazione italiana (inclusa ad esempio la velocità dell’invecchiamento) è molto più incerto di quanto non possa sembrare se guardiamo alle proiezioni ONU anche nelle tre varianti. Facciamo attenzione, dunque.

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