MENUMENU
  • i nostri esperti
  • temi trattati
      • Italia

      • geodemos

      • mondo

      • migrazioni e stranieri

      • famiglie fecondità e welfare

      • anziani, salute e mortalità

      • giovani, istruzione e lavoro

  • pubblicazioni
      • Geodemografia 2018. Tredici scritti per meglio comprendere il mondo

      • I suoi primi quarant’anni. L’aborto ai tempi della 194

      • Verso la metà del secolo: un’Italia più piccola?

      • ius soli e ius culturae. Un dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti

      • I tre giganti, Cina India e Stati Uniti

      • tutte le pubblicazioni

La pace non è un sogno (però è difficile!)

Arianna Bazzanella

I dati strutturali relativi a NEET, istruzione, mercato del lavoro o fuga di cervelli non mancano e chi legge questo sito lo sa bene, ma forse non si sa abbastanza di quel che pensano e si aspettano i nostri giovani. Eppure si tratti di aspetti conoscitivi irrinunciabili per attivare politiche pubbliche efficaci, anche nel campo dell’educazione alla pace e alla convivenza. Pur con le cautele imposte dal campione strettamente locale, dalla scarsità di letteratura empirica su questi temi e, non ultimo, dall’attuale contesto storico-politico caratterizzato da forti tensioni sul piano internazionale, i dati emersi dalla ricerca ‘Diritti alla pace’ sembrano piuttosto interessanti e sicuramente forieri di spunti e nuovi interrogativi.

No alla guerra (ma a volte serve)

Schermata 2015-05-08 a 11.55.32I ragazzi intervistati (del quarto anno delle scuole superiori o di formazione professionale del Trentino) esprimono un condiviso No war (tabella 1): la metà ritiene la guerra ‘sempre sbagliata’ e non sono in molti a giustificarla se un Paese amico chiede aiuto o se sono minacciati i valori nazionali; così come in pochi la ammettono in caso si sospetti la produzione di armi atomiche/chimiche. E non basta che siano tutelati i civili per sostenere il conflitto armato. Per la maggior parte dei giovani intervistati, la guerra è l’extrema ratio per difendersi da estreme minacce come gli stermini di massa: in questi casi, sì, la guerra appare ammissibile.

Coerentemente, l’85% degli intervistati è molto o abbastanza d’accordo con la frase Nel corso della storia, le guerre hanno avuto anche effetti positivi; ad esempio liberando popoli oppressi e distruggendo regimi politici totalitari. Tuttavia, la stessa Storia sembra dimostrare che le guerre non risolvono i problemi che le hanno provocate (73%); per questo Alle minacce di nemici esterni bisogna rispondere con la diplomazia, la disponibilità al compromesso (84%) forse anche perché Le guerre avvengono soprattutto perché ci sono ingiustizie economiche e sociali (81%).

Il questionario proponeva anche un elenco di sette possibili ‘minacce’ alla pace internazionale e chiedeva di indicare in ordine le tre ritenute più pericolose: ebbene, gli studenti intervistati segnalano in grande maggioranza (75%) la presenza di gruppi politici o religiosi estremisti che usano metodi di lotta violenta. Interessante, però, che il 56% indichi gli interessi economici relativi alle materie prime e all’energia e il 32% le forti disuguaglianze economiche tra nazioni sviluppate e terzo mondo. Al contrario, la convivenza tra popoli con culture differenti è percepita come minacciosa da un’esigua quota di intervistati (18%)

Chi si impegna per la pace?

Schermata 2015-05-08 a 11.55.40Non certo i Governi, sembrerebbero dire i nostri ragazzi. Sono gli uomini comuni, i medici che abbandonano il loro Paese per andare in un altro, a costruire la pace con il loro impegno. Durante l’intervista è stato chiesto ai ragazzi di dare un punteggio (da 1 a 10) a una serie di organizzazioni, Stati e istituzioni in funzione del loro impegno per la pace. Ebbene, Medici senza frontiere e Emergency sono i cima a questa lista dei “virtuosi”, mentre invece i governi di Israele, Cina, Russia, Palestina, la stessa Italia e gli USA ne occupano gli ultimi posti (figura 1). Si potrebbe replicare che i giovanissimi poco conoscono di quello che avviene sui tavoli della diplomazia internazionale così come nei CdA delle associazioni, ma è pur vero che questo dato qualcosa ci dice: oggi la pace non si costruisce (solo) con gli accordi diplomatici (che pure i giovani sostengono), ma è fatta giorno per giorno da uomini e donne “di buona volontà” che, lontani dalle lotte di potere e dalla spartizione di confini e ricchezze, mettono la loro vita e la loro conoscenza al servizio di chi è in sofferenza. E il diritto alla salute sembra essere un elemento importante a tutela della pace.

E l’Italia? In pace, ma non troppo

Schermata 2015-05-08 a 11.55.56La maggioranza degli studenti intervistati (56%) ci ritiene ‘prevalentemente’ in pace: ma è appena il 2% a ritenerci ‘sicuramente’ tali. E come mai? Non sono i migranti o i partiti politici sfiduciati a minare la nostra tranquillità, quanto piuttosto l’incapacità di rispettare e far rispettare le leggi (tabella 2).
Il termine “pace” deriva dal latino “pax” che, a sua volta, deriva dalla radice “pak” che significa legare, unire, fissare, pattuire: costruire pace, significa costruire legami; siglare un patto; mettere insieme ciò che è diviso: impegnarsi per la pace, quindi, significa impegnarsi per trovare ciò che unisce realtà e esseri umani che sembrano lontani. Un sogno?

Per saperne di più: www.forumpace.it

image_pdfimage_print