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“La mamma diceva sempre …” Un approccio intergenerazionale allo studio del ruolo degli uomini sull’occupazione delle donne

Adriano Cataldo, Raffaele Guetto

Le relazioni intergenerazionali sono molto studiate, dagli studi di mobilità sociale all’analisi della forza dei legami familiari nel determinare le scelte dei figli di convivere. Esiste anche un effetto della socializzazione dell’uomo vissuto in una famiglia di origine a doppio reddito sull’occupazione della partner donna? E, quindi, gli uomini cresciuti in famiglie dove la madre era occupata hanno più spesso della media una partner occupata?

La trasmissione intergenerazionale degli atteggiamenti e dei comportamenti di genere

Gli studi empirici hanno rilevato che, per lo meno in alcuni paesi (per gli USA: Farré and Vella 2013; per il Regno Unito: Johnston et al. 2014), i figli di donne occupate non solo hanno più spesso partner occupate, ma sono anche più inclini ad essere più egalitari sia in termini di attitudini sul genere, sia nell’effettiva condivisione del lavoro domestico all’interno della propria famiglia. Questi risultati s’inseriscono all’interno del più ampio dibattito sul ruolo dell’uomo nell’influenzare la carriera della propria partner (Oláh et al. 2014). In tal senso, considerare il ruolo della trasmissione intergenerazionale di atteggiamenti e comportamenti di genere più egalitari significa ipotizzare un meccanismo di “riproduzione” dell’occupazione femminile: più madri occupate ci sono nella generazione precedente, più facile è che le successive generazioni di uomini si adattino al nuovo ruolo delle donne.

Una prospettiva macro-micro

Utilizzando i dati della European Social Survey (ESS), si possono considerare ventotto paesi Europei, distinguendoli tra scandinavi (Finlandia, Svezia, Norvegia e Danimarca), continentali (Belgio, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Inghilterra, Lussemburgo, Olanda) mediterranei (Spagna, Italia, Grecia, Israele, Cipro, Irlanda) e orientali-ex socialisti (Russia, Bulgaria, Slovenia, Slovacchia, Rep. Ceca, Polonia, Estonia, Ungheria, Ucraina, Croazia). Come noto, i quattro gruppi si differenziano notevolmente per quanto riguarda il livello di promozione dell’occupazione femminile, dal punto di vista delle politiche e della cultura di genere (Esping-Andersen 2009).Schermata 2015-04-17 a 11.05.15 I paesi nordici sono i più egalitari e si caratterizzano per alti livelli di occupazione femminile. I continentali sono generalmente meno egalitari e larga parte dell’occupazione femminile è part time. I paesi orientali sono caratterizzati da un’alta occupazione femminile, eredità dell’esperienza socialista, in un contesto però dove gli orientamenti di genere sono piuttosto tradizionali. Infine, i paesi mediterranei si caratterizzano sia per la bassa occupazione femminile che per i ruoli di genere tradizionali. La figura 1 mostra che la relazione tra la media nazionale degli uomini con madri che lavoravano e la media nazionale delle partner occupate è positiva, ma composita, soprattutto se si tengono in considerazioni i valori dei paesi ex socialisti e scandinavi.

Dalla suocera alla nuora…

Schermata 2015-04-17 a 11.06.54La figura 2 mostra che l’effetto “madre lavoratrice” è presente soprattutto nei paesi continentali (decrescente per livello di istruzione della partner) e mediterranei (molto simile per partner con livello di istruzione fino alla secondaria inferiore e superiore), mentre nei paesi nordici e dell’est l’effetto si trova solo se la partner ha un livello di istruzione secondaria. Sembra quindi che l’effetto di essere stato cresciuto da una madre lavoratrice sia più forte nelle situazioni in cui la partner maggiormente necessita del contributo del proprio partner, cioè nei contesti in cui l’occupazione femminile è poco favorita e diffusa (paesi mediterranei e continentali) e quando la partner è poco istruita. L’intensità dell’effetto in questione non è trascurabile: in media, tra le donne con basso titolo di studio residenti nei paesi del gruppo “continentale”, aver avuto una madre lavoratrice aumenta le chance di avere una partner occupata di 14 punti percentuali.

C’è un canale di trasmissione intergenerazionale che unisce due donne che non si sono influenzate direttamente, la madre di un uomo e la partner di quest’ultimo. Ma quali sono i meccanismi di questa relazione? L’interpretazione più probabile (che andrebbe però avvalorata con dati e analisi ad hoc) è che l’effetto “madre lavoratrice” sia correlato alla propensione dell’uomo a essere più egalitario, sia in termini di atteggiamenti che di comportamenti.

(Paper presentato alle Giornate sulla popolazione, Palermo 4-6 Febbraio 2015)

Per saperne di più

Esping-Andersen G. (2009). “The incomplete revolution. Adapting to women’s new roles”, Cambridge: Polity Press.

Farré L. and Vella F. (2013). The intergenerational transmission of gender role attitudes and its implications for female labour force participation, Economica, 80(318): 219-247.

Johnston D.W., Schurer S., and Shields M.A. (2014). Maternal gender role attitudes, human capital investment, and labour supply of sons and daughters. Oxford Economic Papers, 66(3), 631-659.

Oláh L.Sz., Richter R. and Kotowska I.E. (2014); The new roles of men and women and implications for families and societies, Families and Societies Working Paper Series, 11.

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