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La mafia uccide solo d’estate?

Alessandra Minello
La mafia uccide solo d'estate - immagine del film

Nel suo film del 2013, il regista Pierfrancesco Diliberto, meglio noto come Pif, racconta la storia di Arturo, aspirante giornalista, preoccupato dai delitti di mafia sempre più frequenti intorno alla sua famiglia. È la cruenta stagione degli omicidi a Palermo tra gli anni ‘70 e gli anni ’90.
Prima di andare a letto il giovane Arturo chiede rassicurazione al padre: “Ma la mafia ucciderà anche noi?“.
Tranquillo, ora siamo d’inverno. La mafia uccide solo d’estate“, risponde il padre.

Una bugia bianca. O no?

Il legame tra omicidi e stagionalità è un tema che ha da sempre colpito i criminologi. Già Adolphe Quetelet, circa duecento anni fa, formulava la cosiddetta “legge termica del crimine”: secondo lo studioso, il caldo avrebbe il potere di determinare la crescita dell’attività criminale e anche degli omicidi. Tale legge, bisogna dirlo, è stata più volte smentita dai dati nazionali e internazionali, né trova il favore degli scienziati sociali; ma vale la pena verificarla, avendo a disposizione dati specifici per gli omicidi di mafia.
Quanti hanno cercato di dimostrare una qualche relazione tra omicidi e stagionalità, lo hanno fatto alla luce di spiegazioni di tipo psicologico, ovvero pensando all’omicidio come ad un atto impulsivo legato all’esplodere delle maniacalità nei mesi più caldi in soggetti con disturbi mentali (relazione peraltro mai definitivamente dimostrata). Altri hanno tirato in ballo fattori biologici: una maggiore predisposizione ad atti violenti in condizione di stress, legata ad una minor produzione di serotonina durante i mesi più caldi.
Queste ipotesi, seppur suggestive, non solo non trovano conferma nei dati, ma sono anche poco applicabili agli omicidi di mafia. Questi ultimi infatti sono slegati dall’impulsività del momento, vengono pianificati e seguono codici di comportamento ben precisi. Gli studiosi di scienze sociali, d’altronde, hanno smesso di considerare le variazioni stagionali rilevanti per spiegare i fenomeni sociali da quando Émile Durkheim, nel suo studio sul suicidio, cercò di dimostrare l’importanza delle relazioni sociali al di là del contesto ambientale.

Omicidi di mafia in Italia e a Palermo

Usiamo i dati del Ministero dell’Interno sulle denunce e arresti per omicidio tra il 1992 e il 2016, studiando il numero di vittime di mafia. Ci troviamo davanti ad un netto calo, ma non all’assenza totale di delitti di stampo mafioso: tali delitti negli anni ‘90 colpivano 0.60 italiani ogni 100mila abitanti, specialmente uomini; negli ultimi anni vedono il tasso delle vittime ridursi a 0.09 l’anno (Fig. 1).

Nel nostro Paese negli anni tra il 1992 e il 2016 i morti per mafia sono equidistribuiti tra le diverse stagioni dell’anno, e non esiste alcun picco durante l’estate (Fig. 2).
Anzi, guardando ancora più in dettaglio alla realtà descritta nella pellicola, la frase è ancora meno adatta. Nella provincia di Palermo, infatti, il solo 19% degli omicidi mafiosi è compiuto durante l’estate: si muore più spesso durante la primavera e l’inverno (25%), mentre il 22% delle vittime di mafia è morto in autunno.

Questa tendenza è ancora più marcata se consideriamo il primo periodo di otto anni del nostro campione (1992-1999), il più vicino a quello raccontato nel film e quello in cui sono stati compiuti 101 dei 137 omicidi di mafia della provincia.
Meno del 18% degli omicidi di mafia sono avvenuti d’estate, contro il 37% degli omicidi di questo tipo in primavera, il 24% in inverno e il 22% in autunno. La mafia, almeno a Palermo in quel periodo, sembrava preferire agire in primavera piuttosto che d’estate, con alcune eccezioni eclatanti. Ricordiamo in quegli anni la strage di Capaci, in cui morì Giovanni Falcone, avvenuta il 23 Maggio 1992; e, pochi mesi dopo, la strage di via d’Amelio in cui perse la vita Paolo Borsellino (19 Luglio 1992).

Una bugia bianca

I dati dimostrano che tutt’oggi ci sono nel nostro Paese vittime di mafia, seppure gli omicidi di questo tipo siano calati notevolmente. Le vittime sono distribuite uniformemente nel corso delle stagioni e, anzi, nel periodo 1992-1999 a Palermo e provincia la maggioranza dei delitti è avvenuta in primavera.
Dati alla mano la rassicurazione del padre di Arturo è, quindi, solo una bugia bianca. Negli anni ’90, la stagione più sicura per chi viveva a Palermo è stata proprio l’estate.

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