MENUMENU
  • i nostri esperti
  • temi trattati
      • Italia

      • geodemos

      • mondo

      • migrazioni e stranieri

      • famiglie fecondità e welfare

      • anziani, salute e mortalità

      • giovani, istruzione e lavoro

  • pubblicazioni
      • Geodemografia 2018. Tredici scritti per meglio comprendere il mondo

      • I suoi primi quarant’anni. L’aborto ai tempi della 194

      • Verso la metà del secolo: un’Italia più piccola?

      • ius soli e ius culturae. Un dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti

      • I tre giganti, Cina India e Stati Uniti

      • tutte le pubblicazioni

La lancetta piccola dell’orologio*

Stefano Molina

Emma Morano è nata in Piemonte il 29 novembre 1899. In quell’epoca, alla luce delle condizioni di sopravvivenza, era ragionevole attendersi che la sua vita potesse concludersi intorno alla fine degli anni quaranta. Dal giugno 2016 è rimasta l’unica persona al mondo nata nel XIX secolo¹. Il suo caso è senza dubbio eccezionale, ma testimonia del formidabile e generalizzato allungamento delle traiettorie di vita: ogni bambino nato in Italia nel 2016 ha buone probabilità di vedere il XXII secolo, ottime se si tratta di una bambina.

Sembra immobile…

Come sempre quando si ragiona di demografia – in questo caso abbiamo considerato i cambiamenti nelle speranze di vita alla nascita – siamo costretti a confrontarci con archi temporali molto lunghi. E occorre riconoscere che non sempre siamo preparati a farlo. A questo proposito, un noto studioso di popolazione (Alfred Sauvy) era solito ricordare che la demografia è come la lancetta piccola dell’orologio: sembra immobile, ma è la più importante. L’efficace metafora contiene due messaggi: il primo è che i cambiamenti della popolazione avvengono molto lentamente. Si consideri, ad esempio, l’evoluzione recente della speranza di vita nella popolazione italiana, riportata in tabella 1. schermata-2016-11-07-alle-17-31-00Su un arco temporale di uno o due anni i mutamenti non sono quasi avvertibili e dunque rischiano di sfuggire all’occhio di un osservatore anche attento, ma inevitabilmente attratto e distratto da altri movimenti molto più appariscenti. Questo è ancor più vero oggi, nell’epoca della comunicazione H-24, dell’accorciamento dei cicli di vita dei prodotti, delle rendicontazioni trimestrali, delle sempre imminenti scadenze elettorali o referendarie.

… ma è la più importante

Il secondo messaggio rinvia sia alle cause che stanno a monte del cambiamento demografico, sia alle conseguenze che esso produce sull’organizzazione della vita economica e sociale di tutti i giorni. La demografia è importante innanzitutto perché le sue tendenze riassumono in modo incontrovertibile gli effetti di una molteplicità di forze e di tensioni che influenzano la vita delle persone. Riprendendo l’esempio della longevità, è importante comprendere che i progressi descritti dalla tabella 1 non sono né casuali, né il sentiero verso un destino predefinito al quale si tende in virtù di una qualche legge di natura. Sono invece il frutto di un’infinità di decisioni pubbliche e di comportamenti individuali che, cumulandosi, hanno continuato a spostare la frontiera della speranza di vita: scelte di politica sanitaria, interventi per la sicurezza stradale e sul lavoro, campagne contro il fumo e l’alcol, alimentazione più sana, e così via.

Le lente trasformazioni della scena demografica sono importanti anche perché modificano radicalmente le condizioni nelle quali si svolge la vita quotidiana degli individui e delle collettività. Per non usare nuovamente l’esempio della longevità – che ci porterebbe a ragionare della scarsa lungimiranza con la quale sono state gestite le tensioni sulla spesa pensionistica – possiamo considerare un’altra grande trasformazione demografica: il passaggio dalla famiglia numerosa a quella del figlio unico. Il prolungato declino del tasso di fecondità, particolarmente pronunciato in Italia, ha lentamente modificato le strutture familiari, sempre più organizzate lungo linee verticali (nonni, genitori, figli) e con minori legami orizzontali (fratelli e sorelle, cugini) e diagonali (zii, nipoti). Questi cambiamenti strutturali, combinandosi con la maggiore propensione al lavoro femminile, stanno comprimendo la quantità di “tempo di cura” disponibile all’interno delle famiglie e dunque alimentano una formidabile domanda di assistenza alle persone anziane o con problemi di salute. L’incapacità di adottare decisioni pubbliche per rispondere a tale pesante cambiamento del panorama sociale aiuta a comprendere il fenomeno – totalmente imprevisto solo 20 anni fa – del milione di badanti straniere oggi presenti in Italia.

Frutti di una lentissima maturazione, visibili solo nel calendario delle generazioni, i cambiamenti demografici sfuggono alla considerazione dei decisori: ma non vederli, o presentarli come inesorabili, significa rinunciare alla costruzione di un futuro migliore.

*Una prima versione del presente articolo è stata pubblicata sul numero 25 (settembre 2016) della rivista Risorse della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

Per saperne di più

¹ La voce “Oldest people” di Wikipedia () contiene la lista, aggiornata giorno per giorno, degli uomini e delle donne più longevi. Il 10 novembre 2016 Emma Morano “sorpassa” l’ecuadoriana María Capovilla, deceduta il 27 agosto 2006 a 116 anni e 347 giorni, diventando così la sesta persona più longeva di sempre. Il primato è di Jeanne Calment, morta ad Arles (Francia) all’età di 122 anni e 164 giorni.

Save

Save

image_pdfimage_print