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La divisione dei carichi familiari nelle coppie italiane

La Redazione

I dati dell’indagine Istat “Famiglia e Soggetti Sociali” del 2003 forniscono informazioni sulle unioni (matrimoniali e non) passate e presenti: in questo modo, è possibile distinguere gli individui in coppia non solo tra coniugati e conviventi, ma anche a seconda dell’esperienza di unioni precedenti. Infatti, tra i conviventi, così come tra i coniugati, gli individui possono avere alle spalle storie diverse che incidono sui comportamenti nella coppia: l’esperienza di unioni precedenti permette di individuare persone in fasi diverse del loro ciclo di vita.
Le coppie italiane
Dei circa 20.000 individui in età 18-64 in coppia al momento dell’intervista, quasi il 96% è in un’unione matrimoniale. Fra questi, circa l’8% ha sperimentato unioni precedenti, mentre questa percentuale arriva al 42% fra chi al momento dell’indagine convive con un partner senza essere sposato. Gli individui con unioni precedenti si differenziano a loro volta anche per il tipo di unione precedente: per gli individui sposati le unioni precedenti sono soprattutto convivenze (probabilmente pre-matrimoniali, con lo/la stesso/a partner con cui sono adesso in matrimonio), per quelli in unioni informali si tratta invece prevalentemente di matrimoni, e quindi questi individui hanno sperimentato la fine di un matrimonio (per morte del coniuge o per separazione) e hanno un’unione con un nuovo partner al momento dell’intervista.
Il lavoro domestico e familiare all’interno delle coppie
L’indagine fornisce l’informazione sul tempo dedicato al lavoro domestico e familiare (faccende di casa, fare la spesa, curare gli altri componenti della famiglia). Nella figura 1 è riportato il numero medio di ore settimanali a ciò dedicate da uomini e donne nelle diverse coppie.
Prima di tutto, si vede che le donne indicano più ore degli uomini, indipendentemente dal tipo di coppia. Il gap fra tempo dedicato dagli uomini e tempo dedicato dalle donne è però più basso fra le coppie che convivono senza essere sposate rispetto alle coppie coniugate e ciò è dovuto ad un numero di ore significativamente più basso riportato dalle donne che vivono in unioni informali. Il tempo passato in lavori domestici e familiari dagli uomini è invece simile nelle varie coppie. Le uniche differenze emergono considerando l’esperienza di unioni precedenti: sia per gli uomini coniugati, sia per quelli conviventi, l’aver avuto unioni precedenti comporta una maggiore partecipazione ai lavori domestici. Questa maggiore partecipazione maschile non corrisponde a un minor tempo dedicato al lavoro familiare dalle donne conviventi che hanno avuto unioni precedenti.
In sintesi, il gap di genere è più ampio nelle coppie sposate rispetto a quelle in un’unione informale, particolarmente se gli individui sono nella loro prima unione.
Chiaramente, questi risultati possono dipendere dalle differenze fra coppie, piuttosto che dal tipo di coppia. Le coppie conviventi appartengono, ad esempio, a coorti più giovani rispetto alle coppie coniugate, e hanno in genere meno figli, e questo ovviamente determina un minore carico di lavoro.
In realtà, la maggior parte delle differenze per tipo di coppia persiste anche tenendo conto delle diverse caratteristiche socio-demografiche ed economiche delle coppie. La figura 2 mostra i coefficienti risultati significativi in un modello di regressione che analizza separatamente per uomini e donne l’effetto del tipo di coppia sulle ore dedicate al lavoro domestico, al netto delle caratteristiche delle coppie: i valori dei coefficienti possono essere interpretati come il numero di ore in più/ in meno dedicate al lavoro in casa dagli individui nelle diverse coppie rispetto alle ore degli individui coniugati senza unioni precedenti. Si vede che, da una parte, l’esperienza di una precedente unione per gli uomini sposati continua a significare una maggior partecipazione al lavoro familiare: essendo le precedenti unioni soprattutto convivenze pre-matrimoniali, si può pensare che questo sia il risultato di un maggior investimento degli uomini in convivenze che precedono il matrimonio. Dall’altra parte, per le donne, la convivenza (indipendentemente dall’esperienza di precedenti unioni) implica un minor numero di ore dedicate al lavoro domestico e familiare rispetto alle donne sposate. La maggior simmetria nei lavori domestici fra le convivenze è quindi dovuta solo ad una minore partecipazione delle donne, e non a una maggiore partecipazione dei partner maschili: è difficile immaginare quale meccanismo possa spiegare questo risultato. Il diverso carico di lavoro nelle coppie sposate e in quelle conviventi può essere dovuto a un minore investimento nelle faccende domestiche e nei compiti di cura da parte delle donne in unioni informali.

Per saperne di più: Meggiolaro S. (2012). Household labour allocation among married and cohabiting couples in Italy. Paper presentato all’European Population Conference 2012, 13-16 giugno 2012, Stoccolma. http://epc2012.princeton.edu/download

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