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La Bulgaria e il trattato di Schengen

Massimo Livi Bacci

Nel prossimo autunno, Bulgaria e Romania dovrebbero entrare a far parte del sistema di libera circolazione disegnato dal Trattato di Schengen, superando le ultime resistenze di alcuni Paesi dell’Unione. Si tratta dei paesi a minor reddito dell’Unione, della quale fanno parte dall’inizio del 2007; si tratta anche di due paesi in grave regressione demografica. Secondo valutazioni delle Nazioni Unite, la Romania è scesa da 23,2 milioni di abitanti nel 1990 a 21,5 nel 2010 (-8 per cento), ma il declino è stato  ancora più grave per la Bulgaria, che aveva toccato i 9 milioni nel 1985 ed è scesa a 7,5 nel 2010 (-16%).  In una recente missione (14-15 marzo 2012) del Comitato bicamerale "Schengen" – di cui chi scrive queste righe fa parte – negli incontri con le autorità bulgare sono emersi alcuni elementi interessanti che ci sembra utile condividere con i  lettori di Neodemos.

Pronta per Schengen?

Far parte di Schengen – e quindi porre i propri cittadini nelle condizioni di circolare senza restrizioni in Europa – è un punto di onore per la Bulgaria. In Schengen la Bulgaria dovrebbe stare da più di un anno, ma l’opposizione prima di Francia e Germania, poi della Finlandia e soprattutto dell’Olanda, hanno rinviato – probabilmente al prossimo mese di Ottobre – la data dell’ingresso. Si sono richieste nuove verifiche non solo sull’adeguatezza delle strutture, delle normative, delle procedure, sul grado di formazione delle guardie di frontiera, ma anche su altri aspetti dell’ordinamento che non riguardano la gestione delle frontiere ma attengono ad un sistema giudiziario considerato inadeguato e di dubbia indipendenza ed allo scarso impegno nella lotta alla corruzione. Su questi aspetti sta impegnandosi l’attuale governo conservatore, che sta dibattendo una legge per il contrasto alle ricchezze illecitamente accumulate negli ultimi 15 anni. La legge prevede l’istituzione di una Commissione speciale autorizzata ad operare il sequestro di beni di provenienza illecita, fatta salva la verifica successiva dell’autorità giudiziaria ordinaria. Questo ulteriore esame "politico" richiesto alla Bulgaria appare poco coerente col fatto che il Paese ha già percorso e superato con successo una lunga procedura per adeguare il proprio ordinamento agli standard europei e guadagnarsi l’accesso alla UE. E’ in questa sede che si sarebbero dovuti sciogliere i nodi relativi al sistema giudiziario e alla corruzione e non nella sede tecnica di adesione al trattato di Schengen. Cosicché questo rinvio – richiesto dall’Olanda – è apparso pretestuoso, ed infatti è stato dettato dalla componente anti-migratoria nella coalizione di governo, per motivi di politica interna. 

Sotto il profilo tecnico, la Bulgaria appare in grado di gestire le proprie frontiere: negli ultimi anni sono stati investiti 161 milioni di euro di fondi europei e 43 milioni di fondi interni per potenziare le infrastrutture, attrezzando i varchi di frontiera, acquisendo elicotteri,  pattugliatori per la frontiera marittima del Mar Nero, radar e sensori, formando il personale di frontiera, modernizzando i sistemi informativi e di comunicazione. I controlli internazionali esterni dicono che, tecnicamente, la Bulgaria è in grado di gestire le proprie frontiere.

Un paese di emigranti, di scarso interesse (per ora) per l’immigrazione

E’ stato accennato all’inizio che la Bulgaria è un paese in pieno ripiegamento demografico. Il numero di figli per donna, oggi in lieve ripresa, era sceso a 1,2  tra il 1995 e il 2005;  la povertà si riflette su una speranza di vita alla nascita che è rimasta bloccata dalla fine degli anni ’60 attorno ai 71 anni e che solo nell’ultimo decennio ha segnato qualche progresso. Negli ultimi anni, ad un numero di decessi pari a circa 110.000 all’anno fa riscontro un numero di nascite poco superiore a 70.000. E  queste nascite – sia detto per inciso – provengono in proporzione crescente dalle minoranze non Slave di Turchi (746.000 nel 2001) e Rom (371.000) e questo fatto preoccupa assai gli ultranazionalisti.  Il crollo del sistema socialista ha determinato una forte diaspora: l’emigrazione (al netto dei rientri) ha interessato 600.000 persone dal 1989 al 2000, ed altre 100.000 nel decennio trascorso. Le destinazioni principali della diaspora sono la Spagna – dove (2008) risiedono oltre 160.000 Bulgari; la Germania con 60.000; l’Italia con oltre 50.000, Grecia e Turchia con circa 40.000; il Nord America con oltre 100.000. Si tratta per lo più di numeri “ufficiali” che sottostimano il fenomeno reale. Fonti accreditate valutano il numero effettivo dei Bulgari all’estero superiore al milione, le cui rimesse (1,2 miliardi di euro nel 2009) costituiscono una vitale iniezione di risorse nell’economia della Bulgaria.

Dal punto di vista dell’immigrazione – a parte i rientri di cittadini, in aumento negli ultimi anni di crisi economica – la Bulgaria è stata, fino ad oggi, assai poco "interessante". Il grande flusso degli irregolari preme sulle frontiere della Grecia – che è in Europa – in transito dalla Turchia ed in provenienza dalle regioni popolate dai Curdi, dall’Iran, dall’Afghanistan, dal Pakistan e, ultimamente, dalla Siria.

E domani?

Ma dal prossimo Ottobre – con la (quasi sicura) entrata in Schengen, l’interesse per la Bulgaria dei flussi irregolari potrebbe aumentare. Dalla Bulgaria si potrebbe raggiungere più facilmente altre destinazioni europee più attrattive per gli irregolari. Nell’ultimo anno gli irregolari intercettati sono stati appena un migliaio, in maggioranza (726) al confine con la Turchia (271 km), 223 al confine con la Grecia (531 km)  appena 22 ai confini con Macedonia, Serbia e Romania (1153 km), nessuno al confine marittimo del Mar Nero. Oggi i flussi di irregolari provenienti dal quadrante medio-orientale premono sul fiume Evros  che segna il confine tra Turchia e Grecia e che quest’ultima sta militarizzando con una barriera alta 4 metri e lunga 12 km. Nel 2011 oltre 55.000 irregolari sarebbero entrati attraverso quel confine. Le accresciute difficoltà di valicare la frontiera greca potrebbero deviare le correnti migratorie verso la Bulgaria, che a questa evenienza si sta preparando. Sia con un complesso sistema automatico di monitoraggio del confine, sia con la costruzione di un centro di accoglienza per migranti a Lyubimets vicino alla frontiera.

Infine, qualche insoddisfazione chi scrive l’ha avuta per quanto riguarda le politiche dell’asilo. Esiste un’Agenzia Nazionale per l’Asilo e, a quanto pare, un numero di rifugiati di qualche migliaia di unità, con un flusso anno di nuove domande sotto il migliaio. Non sono state date risposte circa le procedure, la proporzione delle domande respinte (sembra molto alta) e la durata dei procedimenti di istruzione delle domande (sembra molto lungo). E’ presumibile che con l’entrata nell’area Schengen anche le domande d’asilo crescano considerevolmente e sarebbe utile che le politiche interne fossero sottoposte ad una seria valutazione da parte degli organismi internazionali.

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