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India, 2011: se un miliardo e 210 milioni vi sembran pochi…

Massimo Livi Bacci

Nel 1953, nel suo discorso ai congressisti dell’Istituto Internazionale di Statistica, Jawaharlal Nehru, allora primo ministro dell’India, osservò: "l’India ha 363 milioni di problemi…" tanti, appunto, quanti erano i poverissimi cittadini del suo paese. Nehru era già convinto, allora, che il rallentamento della crescita demografica fosse una condizione imprescindibile per lo sviluppo. Quasi sessant’anni più tardi, la popolazione dell’India risulta più che triplicata e cresce ancora al sostenuto ritmo dell’1,5 per cento all’anno, tuttavia lo sviluppo è riuscito a decollare. Il reddito pro-capite in termini reali si è moltiplicato per quattro, l’analfabetismo è retrocesso, la sopravvivenza si è allungata, la riproduttività comincia ad essere efficientemente regolata in molte regioni del paese.  Sotto il profilo demografico, però, l’India continua a presentare indicatori poco soddisfacenti: la speranza di vita alla nascita è appena di 67 anni (contro 75 in Cina); alta è la proporzione dei bambini denutriti; si è aggravato il deficit di bambine alla nascita, conseguenza di aborti selettivi. Infine la densità umana è fortissima (383 abitanti per kmq), quasi uguale a quella dell’Olanda (395) – il paese dell’Europa continentale a densità d’insediamento massima – e doppia di quella dell’Italia, che non è precisamente un deserto. 

 

Rilevazione a febbraio, primi risultati a Marzo!

            Il 31 di Marzo scorso l’Ufficio del Censimento ha diramato i primi risultati provvisori del Grande Conteggio1. Un’operazione gigantesca che ha coinvolto 2,7 milioni di rilevatori, un impianto tecnologico di avanguardia – dalla mappatura digitale del territorio, all’attrezzatura dei rilevatori, alla trasmissione dei dati – compiuta in poco tempo. Il periodo di rilevazione sul campo è durato tre settimane, dal 9 al 28 febbraio; un’indagine postcensuaria è stata eseguita nei primi giorni di marzo, ed il rapporto con i primi risultati è stato pubblicato il 31 di marzo. Si tratta del 15° censimento del Paese: il primo venne eseguito dall’Amministrazione Britannica nel 1872, il secondo nel 1881, gli altri a cadenza decennale, mai interrotta.

 

Una crescita ancora molto rapida

            Tra il 2001 e il 2011, la popolazione dell’India è aumentata di 181 milioni (+17,6 per cento, da 1,03 a 1,22 milliardi) un po’ meno dei 183 milioni del decennio precedente (+21,5 per cento). L’aumento decennale massimo si era raggiunto nel 1961-71 (24,8 per cento) e nel 1971-81 (24,7 per cento), ma il rallentamento successivo, che pur appare bene avviato, è moderato per il lento diffondersi del controllo delle nascite e dall’alta proporzione dei giovani. E’ stato calcolato, sulla base dei risultati censuari, che nel 2026 la popolazione indiana raggiungerà 1,4 miliardi, di poco inferiore a quella prevista della Cina, che poi supererebbe negli anni immediatamente successivi. Il confronto tra i due paesi, del resto, è clamoroso: trent’anni fa, la popolazione della Cina era quasi una volta e mezzo quella dell’India (999 contro 689 milioni); oggi la differenza si è ridotta al 10 per cento, e il sorpasso indiano potrebbe avvenire nel 2029. Alla base di questa proiezione stanno ipotesi ragionevoli: una riduzione del numero di figli per donna dagli attuali 2,6 figli per donna a 2 nel 2021-25, ed un aumento della speranza di vita da 67 a 71 anni.

            Dei 35 tra stati e territori nei quali si suddivide politicamente il Paese, ben cinque hanno una popolazione maggiore del più grande paese dell’Unione Europea (Germania):  Uttar Pradesh (200 milioni), Maharastra (112), Bihar (104), West Bengal (91) e Andhra Pradesh (85); altri tre, Madhya Pradesh (73), Tamil Nadu (72) e Karnataka (61) sono più popolosi dell’Italia.

 

Aumenta il deficit delle bambine

            Uno degli aspetti più preoccupanti della demografia indiana è il crescente deficit delle bambine. I primi dati censuari propongono la distribuzione per genere della popolazione infantile sotto i 6 anni di età, con una distorsione evidente: 83 milioni di bambini contro 76 milioni di bambine, con uno scarto di 7 milioni anziché di 3 o 4 come sarebbe naturale con un normale rapporto dei sessi alla nascita (105 maschi per 100 femmine). Ciò significa un "deficit" pari a 0,5-0,6 milioni di bambine all’anno. Il deficit – che si è aggravato rispetto al 2001 – è tecnicamente dovuto, senza dubbio, alla diagnosi precoce del sesso durante la gravidanza, sullo sfondo di una preferenza, da parte dei genitori, per un bambino maschio. Fenomeno ben noto nell’Asia meridionale e sud-orientale, e fortemente dibattuto con riferimento alla Cina, ed alle conseguenze della politica del figlio unico2. Ebbene in 30 dei 35 stati e territori si è verificato un aumento del rapporto tra bambini e bambine rispetto al 2001. Gli sbilanci maggiori, rispetto a una media nazionale di 109,4 – e quindi già alta – si ritrovano negli stati di Haryana (120), contiguo alla capitale, del Punjab (117), di Maharastra, Rajhastan e Gujarat (113), di Uttar Pradesh (111). Il fenomeno della preferenza per i figli maschi ha radici complesse, che attengono al minore valore economico attribuito alle bambine, alla volontà di trasmettere la discendenza familiare per linea maschile, al sostegno dato dai figli maschi ai vecchi genitori, alla stretta politica del figlio unico (Cina). Si discute però sulla possibilità che questo fenomeno sia legato anche al processo di transizione demografica, e che sia reversibile una volta che questa si sia esaurita. In Corea del Sud c’è stata una netta inversione a partire dagli anni ’90 ed un recupero di livelli più equilibrati nel rapporto dei sessi alla nascita; in Cina il fenomeno si sarebbe arrestato; in India, indagini campionarie sulle nascite durante lo scorso decennio avrebbero mostrato un miglioramento della situazione3. Processi lenti, però, in un contesto che rimane assai preoccupante.

 

1 – Provisional Population Totals. Paper 1, Office of the Registrar General and Census Commissioner, New Delhi, 2011

2 – Claudio Giorgi, Un Mondo di maschi, "Neodemos", 15/09/2010; Massimo Livi Bacci, Cina: il figlio unico, da obbligo a scelta, "Neodemos", 23/06/2010.

3 – India‘s skewed sex ratio, "The Economist", 7/04/2011

 

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