MENUMENU
  • i nostri esperti
  • temi trattati
      • Italia

      • geodemos

      • mondo

      • migrazioni e stranieri

      • famiglie fecondità e welfare

      • anziani, salute e mortalità

      • giovani, istruzione e lavoro

  • pubblicazioni
      • Geodemografia 2018. Tredici scritti per meglio comprendere il mondo

      • I suoi primi quarant’anni. L’aborto ai tempi della 194

      • Verso la metà del secolo: un’Italia più piccola?

      • ius soli e ius culturae. Un dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti

      • I tre giganti, Cina India e Stati Uniti

      • tutte le pubblicazioni

Immigrazione e fecondità: una rivoluzione silenziosa

Vincenzo Scrutinio

I dati Istat mostrano un ulteriore declino del numero di nati in Italia, nel 2012 pari a circa 534 mila (ma erano stati 562 mila nel 2010 e 546 mila nel 2011; v. anche Gianpiero Dalla Zuanna, “Un futuro senza figli? ”, Neodemos, 11/12/2013). Il calo rinforza le preoccupazioni sul rapido invecchiamento della popolazione italiana. Allo stesso tempo, però, vale la pena sottolineare che anche la composizione dei nuovi nati è cambiata in modo sostanziale soprattutto nell’ultimo decennio, con una quota crescente di nati in una coppia con almeno un genitore straniero.

Differenze di fecondità
A partire dagli anni ‘90 l’Italia è entrata nella categoria di paesi a bassissima fecondità, e la situazione è rimasta quasi inalterata nel decennio successivo con un TFT compreso tra 1,3 e 1,4 figli per donna, ben differenziato però tra italiane (con TFT compreso tra 1,2 e 1,3) e straniere (con TFT compreso tra 2,5 e un forse sottostimato 2,0)[1].Il contributo della fecondità degli stranieri si traduce però anche in una profonda modifica della composizione dei nuovi nati. Nel 2012, circa un nuovo nato su cinque era nato in una famiglia con almeno un genitore straniero rispetto ad 1 su 20 nel 1999. Questa trasformazione non è uniforme sul territorio, come suggerito dalla figura 2, ed è particolarmente evidente nelle regioni centrali e settentrionali dove risiede il maggior numero di stranieri. Al Nord, infatti, circa un figlio su tre aveva almeno un genitore straniero; al Centro la quota si riduce a poco meno di uno su quattro mentre al Sud e nelle Isole non arriva neanche ad uno su dieci. Questo suggerisce che soprattutto le regioni settentrionali dovranno attrezzarsi per far fronte alla grande trasformazione che avverrà nei prossimi anni per quanto riguarda una serie di servizi soprattutto di natura scolastica, con una quota di immigrati di seconda generazione che è destinata a crescere vertiginosamente (v. anche Stefano Molina, “Stallo in tre mosse: il dibattito italiano sulla cittadinanza ai figli degli immigrati ”, Neodemos, 08/05/2013). Vale poi la pena interrogarsi su quali siano i paesi di provenienza.
La tabella 1 riporta la distribuzione percentuale delle aree e dei paesi di provenienza dei genitori di questa crescente fetta di popolazione. Il quadro che si presenta è molto eterogeneo: quasi la metà dei genitori proviene da paesi europei con in primo piano Romania (in crescita negli ultimi anni) e Albania (in declino). Anche i genitori di origine africana sono una quota considerevole (circa il 30% del totale), soprattutto quelli provenienti dal Marocco. L’apporto dell’Asia è leggermente inferiore con i cinesi che giocano un ruolo importante (7% circa) ma comunque molto distante rispetto ai gruppi precedentemente menzionati. Infine, l’America e l’Oceania hanno un ruolo minoritario e quasi trascurabile.
In prospettiva …
La crescita dei bambini stranieri, o con almeno un genitore straniero, pone una serie di sfide alla società italiana, a cominciare dal sistema scolastico, che attualmente non appare pronto. In base al rapporto del MIUR, i figli di migranti mostrano, ad esempio, maggiori difficoltà dei loro coetanei italiani, con maggiori tassi di ritardo scolastico (pari, ad es., al 67% nella secondaria superiore, contro il 24% per gli italiani. Differenze analoghe, sia pur meno marcate, si riscontrano anche per gradi di istruzione inferiori). Data la sempre maggiore consistenza di questa popolazione, questa problematica sarà centrale nei prossimi anni.


Per saperne di più
Demoistat, iscritti in anagrafe per nascita
Miur (2013) Gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano


[1] La possibile sottostima deriva dal fatto che, dopo gli aggiustamenti censuari, gli stranieri in anagrafe sono improvvisamente passati da 4,79 milioni a 4,03, nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 2011 (quando, alla mezzanotte, c’è stata l’individuazione della popolazione del Censimento), con un calo del 19%. Se questo calo fosse omogeneamente distribuito, anche le donne in età feconda sarebbero in realtà state meno di quanto si pensava, e i figli da queste generato sarebbe stato frutto di una fecondità corrispondentemente più alta, non lontana da 2,4.

 

image_pdfimage_print