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Immigrati stranieri in Piemonte e fecondità nel 2008

Mauro Reginato

La situazione attuale della fecondità in Europa è nota: il livello del tasso di fecondità totale (TFT) della maggior parte dei paesi è sotto la soglia di rimpiazzo della popolazione, ed è generalmente riconosciuto che rimarrà debole ancora per lungo tempo, continuando ad alimentare l’invecchiamento demografico.
L’Italia riflette la situazione europea, con i medesimi andamenti nell’invecchiamento, nella fecondità, nella presenza straniera e nelle nascite da essa prodotte. Questo quadro vale anche per il Piemonte: qui le poco meno di 3.000 nascite di inizio millennio dovute alle madri straniere sono attualmente triplicate (quasi 8.700) ed incidono per il 23 per cento sul totale delle nascite (38.100 nel 2008).
All’inizio del 2008, gli immigrati stranieri residenti in Piemonte erano circa 310.000 (il 9 per cento del totale italiano), equilibrati nel rapporto tra i sessi (femmine 51%) e rappresentavano 170 nazionalità differenti. Quasi altrettanto numerose e variegate (124) erano le nazionalità delle donne divenute madri nel corso dell’anno. Nell’ultimo decennio solo Marocco, Romania, Albania, Cina e Perù sono costantemente presenti ai primi posti per numerosità e proprio dalle immigrate da questi paesi proviene il maggior numero di nati: dalle rumene il 5,4%, dalle marocchine il 5,2%, dalle albanesi il 2,5%.

I Cedap e la fecondità in Piemonte
I certificati di assistenza al parto (Cedap) documentano, ogni anno, tutte le nascite avvenute in Italia e risultano, pertanto, una fonte primaria, privilegiata ed esaustiva per l’analisi degli eventi nascita. Le informazioni che si leggono nei moduli mettono in evidenza i principali caratteri demografici e sociali delle madri, la loro età al parto, il livello di istruzione, la condizione professionale, la professione e, naturalmente, lo stato civile. Vi sono poi tutti i dati relativi al neonato ed al percorso della gravidanza.
Tralasciando le ovvie considerazioni sulla opportunità di differenziare le madri in due blocchi, l’uno delle italiane, che possono essere considerate come un aggregato abbastanza omogeneo, l’altro delle straniere, un secondo aggregato però tutt’altro che omogeneo, e procedendo, quindi, a tale suddivisione appare che, nel 2008, il TFT delle straniere (2,20) è quasi il doppio di quello delle italiane (1,14) (fig. 1).
Una differenza notevole, ma che si è un po’ attenuata rispetto al 2004, quando il TFT era pari a 2,48 nelle straniere ed a 1,03 nelle italiane. I valori più recenti sono il risultato di progressivi (seppur piccoli) movimenti di incremento per le italiane e di decremento per le straniere.
Le madri italiane sono mediamente di quattro anni più anziane delle straniere (32,9 e 28,9 anni) e hanno il primo figlio a quasi 32 anni, contro i 27,3 anni delle straniere. Le differenze più evidenti si osservano nella  fecondità adolescenziale (15-19 anni) e in età giovane (20-24), mentre dopo i 30 anni i comportamenti riproduttivi dei due gruppi tendono ad assomigliarsi.

Stato civile e istruzione delle madri
La condizione di coniugata è ancora molto legata con la maternità, ma stanno assumendo sempre maggiore importanza le nascite da nubili, portate dalle recenti trasformazioni della vita di coppia.
Attualmente, in Piemonte, più di due donne su dieci risultano nubili al momento del parto. Si tratta di una quota superiore a quella del totale del paese (16%), in linea con le proporzioni osservate nelle altre regioni settentrionali italiane, ma ancora lontana da quelle che si rilevano nei paesi dell’Europa del nord. Conviene forse sottolineare che non vi sono considerevoli differenze tra le italiane (24,8%) e le straniere (20,3%,) sotto questo profilo: anzi, le straniere mostrano nel complesso un comportamento più tradizionale. Le differenze emergono profonde, tuttavia, quando si analizzano le nascite per nazionalità: le madri rumene, ad esempio, mostrano una tendenza alla procreazione fuori dal matrimonio da tre a quattro volte superiore a quella delle madri marocchine, a conferma dell’esistenza di differenziati modelli di riferimento nella nuzialità e nella fecondità.
Nei riguardi dell’istruzione, i dati presentati dall’Istat nel rapporto dedicato agli stranieri nel mercato del lavoro italiano mostrano che le differenze nei gradi di istruzione tra la popolazione straniera e italiana sono dovute alla sola componente maschile, in quanto le donne straniere presentano livelli di istruzione molto simili a quelli delle italiane (Istat, 2008). L’analisi condotta sui Cedap 2008 ha invece messo in evidenza che in Piemonte più della metà delle immigrate divenute madri ha una scolarità bassa (52%), contro appena il 25% delle italiane; all’altro estremo, invece, non vi è differenza: sono il 10% le laureate sia italiane che straniere.

Si può fare di più
I Cedap consentono però anche altri approfondimenti, ad esempio sulle relazioni tra occupazione e maternità. Interessante è poi anche la dimensione temporale: si notano tendenze generali nel corso del tempo? O ce ne sono invece di specifiche per certi sottogruppi? L’analisi dei dati dei Cedap per gli anni 2004, 2006 e 2008, che attualmente è in corso, potrebbe presto fornire alcune delle risposte.

Per approfondimenti
Caritas/Migrantes (2007) Dossier statistico immigrazione. XVII Rapporto, Caritas, Roma
Istat (2008) Gli stranieri nel mercato del lavoro, “Argomenti”, n. 36, Roma
Rosina A., Saraceno C. (2008) “Interferenze asimmetriche. Uno studio della discontinuità lavorativa femminile”, Economia e Lavoro, 2.

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