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Il sistema italiano dell’assistenza

Tiziana Tesauro

Le chiamiamo badanti e di loro tante famiglie non sanno più fare a meno. Le incrociamo, con i nostri nonni sottobraccio, al parco e al supermercato, negli ospedali, nelle chiese, nei negozi e nei ristoranti: ormai quasi ci sostituiscono nella relazione quotidiana con i nostri cari. E forse proprio per questo la normativa consente una via breve alla loro regolarizzazione. Mentre la legge n° 94 del 15-07-09 introduceva il reato di immigrazione clandestina, la legge n°102 del 3 agosto 2009 aggiustava il tiro proprio sulle badanti, prevedendo la possibilità che potesse essere regolarizzata la loro posizione attraverso il pagamento di un contributo di 500,00 Euro da parte del datore di lavoro.
 
Un esercito di badanti
I  lavoratori domestici stranieri regolari nel 2008 erano più di mezzo milione, secondo i dati ufficiali dell’Inps, che non distinguono tra colf e assistenti familiari e includono queste ultime, regolarmente assunte, nella categoria più ampia dei lavoratori domestici. La loro distribuzione sul territorio nazionale riflette quella degli stranieri tout court:  al Sud meno che al Nord. (Fig. 1).
Ciò dipende, in buona parte, dal fatto che le donne meridionali, rispetto a quelle settentrionali, sono meno inserite nel mercato del lavoro ma anche dal fatto che le risorse economiche di cui dispongono molte famiglie, nel Mezzogiorno, non consentono  la regolarizzazione di un’assistente familiare. Qui la povertà è più diffusa, in generale, ed è, in particolare, povero il 23% delle famiglie con almeno un anziano, il 30% delle famiglie con due o più anziani e il 25% delle famiglie in cui la persona di riferimento ha più di 65 anni.
Ma il problema si pone, in realtà per tutto il territorio italiano: secondo l’Istat, nel 2008, il 50% delle famiglie composte da un solo anziano disponeva di un reddito annuo di poco più di 12 mila euro. Come retribuire allora un’assistente familiare che, se coresidente, costa intorno ai 1.500 euro mensili, contributi compresi (Pasquinelli e Rusmini, 2008)?
Bisognerebbe poi considerare il contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) per colf e badanti, che stabilisce in 54 ore la media totale delle ore lavorative settimanali per i lavoratori conviventi, con un riposo settimanale di 36 ore, un riposo giornaliero di almeno 11 ore consecutive e un riposo intermedio, nelle ore pomeridiane, non inferiore a 2 ore.Se le famiglie italiane dovessero applicare correttamente il CCNL, una sola badante non sarebbe sufficiente: ce ne vorrebbero due o forse anche tre per assicurare la copertura nelle 24 ore e la turnazione – operazione impossibile ai più.
 
Arrangiatevi (aspettando una riforma del welfare)
E così spesso ci si arrangia, facendo di necessità virtù, come vuole la buona tradizione italiana. Tante famiglie riconoscono il minimo dei contributi previdenziali (o non li riconoscono affatto) e al contempo il minimo della retribuzione possibile, consce della disponibilità delle donne straniere a lavorare anche a queste condizioni. Le donne italiane risolvono così il dilemma della conciliazione tra lavoro di cura e lavoro per il mercato, mentre le donne straniere perseguono obiettivi altrimenti forse irraggiungibili, come la costruzione di una casa o i corsi universitari per i figli.
Fino a quando questa soluzione “made in Italy” sarà sostenibile? Anche perché nel frattempo crescono i processi di stabilizzazione della popolazione straniera e  aumenta l’incidenza delle badanti ultracinquantenni (Fig. 2): due fattori che tendenzialmente riducono la disponibilità alla coresidenza.
Sarebbe forse ora di pensare a una riforma complessiva del sistema di cura (anche) degli anziani: una vera riforma del welfare, insomma. Ma l’argomento non pare, per il momento, al centro dell’agenda politica.
 
 
Bibliografia
Istat  2010 Distribuzione del reddito e condizioni di vita  in Italia (2008-2009), Statistiche in breve

Istat  2010 La povertà in Italia 2009, Comunicato stampa
Pasquinelli S., Rusmini G. 2008 Badanti: la nuova generazione, caratteristiche e tendenze del lavoro privato di cura, in Qualificare, IRS, 2008.
Tesauro T. Pianelli L. 2010 The Elderly between the Needs for Care and Active Ageing, on European Papers on the New Welfare the counter-ageing society, n.° 15, October, pagg. 7-28.
Tesauro T. Tagliabue M. 2010 Soluzioni “made in Italy” alla non autosufficienza: dall’utopia della de- istituzionalizzazione alla domiciliarità della cura, www.espanet.it

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