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Il secolo dei nonni

Chiara Saraceno

Più nonni, più a lungo
Alcuni anni fa due delle più note studiose dei rapporti famigliari intergenerazionali, Claudine Attias-Donfut e Martine Segalen (Il secolo dei nonni: la rivalutazione di un ruolo, Roma, Armando Editore, 2001) hanno parlato dell’attuale come del “secolo dei nonni”, non solo perché un maggior numero di persone vive abbastanza a lungo per diventarlo, ma soprattutto perché un maggior numero di bambini nasce e cresce, almeno nei primi anni della propria vita, con tutti e quattro i nonni viventi, e spesso anche con qualche bisnonno. E’ l’esperienza dei bambini e dei ragazzi, più che quella dei nonni, a essere profondamente cambiata rispetto alle generazioni scorse.
I nonni di oggi non sono circondati da schiere di nipoti più numerose di un tempo. Al contrario, l’aumento della possibilità teorica di diventare nonni (e persino bisnonni) a seguito dell’allungamento della vita si è accompagnato alla diminuzione del numero di nipoti che si hanno effettivamente, data la contestuale diminuzione della fecondità nelle generazioni successive. In Italia, ad esempio, tra le persone di 55-64 anni, il 42% ha almeno un nipote, e la percentuale sale al 71% tra le persone oltre di 65 anni o più. Ma a fronte di questi valori, pur alti, si può osservare che il 98% dei bambini fino ai 14 anni ha almeno un nonno vivente, percentuale che scende solo di poco nelle età successive: è dell’87% tra ragazzi di 15-24 anni e del 59% tra i giovani di 25-34 anni (tab. 1). E l’Italia non è un’eccezione, anzi: ad esempio, secondo uno studio recente[1], ben il 10% dei norvegesi tra i 40-44 anni ha ancora un nonno.

Tab. 1 – Nonni e nipoti in Italia (2003)

Età

Con almeno un nipote

Numero medio di nipoti

Età

Con almeno un nonno

Numero medio di nonni

0-14

98.2

3.1

35-54

5.1

1.8

15-24

87.2

2.3

55-64

42.2

2.5

25-34

58.7

1.7

65 e più

71.4

3.8

35-69

7.0

1.8

35 e più

33.3

3.3

0-69

40.5

2.4

Fonte: Istat (2006), Parentela e reti di solidarietà, Roma, 2006, tabb. 4.1 e 4.7

I nonni ci accompagnano in molte tappe della vita

Se ancora all’inizio del Novecento era probabile che un uomo morisse senza vedere nascere il proprio primo nipote, oggi un nipote ha una buona possibilità di sposarsi e avere il proprio primo figlio quando almeno un nonno, o più facilmente una nonna, sono ancora vivi. E se ciò non avviene, dipende più dall’innalzamento dell’età al matrimonio e alla nascita del primo figlio che dalla fragilità e mortalità dei nonni. Sono i tempi e l’intensità della fecondità, più che le differenze nelle speranze di vita, a differenziare oggi, nel mondo sviluppato, la lunghezza dei legami intergenerazionali. Così, mentre il 40-50% degli ultraottantenni fa parte di una rete famigliare a quattro generazioni in Svezia, Damimarca, Germania, Olanda, ciò vale solo per il 20-30% in Italia, Grecia, Spagna ed Austria, secondo la recente indagine comparativa nota come SHARE ( The Survey of Health, Ageing and retirement in Europe; http:/www.share-project.org).
Oggi, quindi, i nonni, e qualche bisnonno, popolano le reti famigliari e sono presenti nella vita delle generazioni più giovani in numero maggiore e per un tempo più lungo che non in passato. La piramide delle età, o meglio delle posizioni generazionali, si è più chiaramente rovesciata nella rete parentale che nella popolazione nel suo complesso: per ogni bambino che nasce ci sono quattro nonni e una-due bisnonne, mentre magari mancano i fratelli e i cugini. Al di là di ogni riflessione sull’invecchiamento della popolazione, è anche una occasione straordinaria, e mai datasi prima, di trasmissione intergenerazionale – in entrambe le direzioni – di esperienze, memorie, competenze, oltre che attenzione e solidarietà.


[1] NorLAG, Norwegian study of life course, aging and generation (http://www.nova.no/subnet/lag/network.htm). V. anche G. O. Hagestadt, Transfers between grandparents and grandchildren: the importance of taking a three-generation perspective, Zeitschrift für Familienforschung, 3/2006. p. 315-332.

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