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Il rallentamento dell’imprenditoria femminile ligure nella corsa italiana

Claudia Sirito
donna al computer

Nel corso degli ultimi anni la componente femminile dell’imprenditoria italiana sta diventando sempre più importante, mentre nelle province liguri, e a Genova in particolare, la quota di imprenditrici resta immutata o addirittura decresce. Per comprendere le ragioni di questa peculiarità ci concentriamo sui dati delle titolari di impresa individuale, disponibili per tutti i livelli territoriali dal 2003 al 2015, con particolare attenzione anche alle componente italiana e straniera dell’imprenditoria.

Le tendenze generali dell’imprenditoria individuale sono state negative nel periodo 2003-2015 sia in Italia nel suo insieme sia nel Nord Ovest così come in Liguria (Fig. 1). neodemosTuttavia il calo delle imprese unipersonali con titolare uomo è stata più marcata rispetto alle imprese con a capo un’imprenditrice. In Italia la quota delle imprese individuali femminili è cresciuta lievemente in 12 anni passando dal 25,5% al 26%, vista proprio la minor decrescita registrata dalle imprenditrici (-6%) rispetto al -8,3% registrato dagli imprenditori. Nello stesso periodo nel Nord Ovest tale quota è rimasta pressoché stabile (24.1 e il 24.2 %) con una riduzione del -4,3% per gli imprenditori e -3,5% per le imprenditrici. La situazione invece risulta opposta in Liguria, in tutte e quattro le sue province.

Andamenti complessivi di genere in Liguria

A Genova la quota dell’imprenditoria individuale femminile è pari al 23,8% nel 2015 (era 26,4% nel 2003) quindi inferiore di 2,2 punti percentuali al dato nazionale (mentre all’inizio del periodo era invece superiore di 0,9 punti percentuali al dato nazionale 25,5%).
Per le restanti province liguri la maggiore quota di imprenditrici rispetto alla media nazionale si è mantenuta nel tempo nonostante il loro calo, registrato ovunque. All’ inizio del periodo (2003) tutte e tre presentavano quote di imprenditoria individuale femminile superiori al 30%. La provincia leader è La Spezia che oltre ad avere l’incidenza iniziale maggiore di titolari donne (32,5%) nel corso del periodo considerato ha segnato una caduta meno forte di quella osservata in altre province liguri (-8,8% contro quella maschile dell’1,5%) che ha consentito di mantenere il valore al di sopra della soglia del 30%.

Nel caso di Savona (-15% nell’arco di tempo considerato) e Imperia (-23,7%) le quote finali sono rispettivamente 28,8% e 26,8%. L’andamento della quota femminile a Genova è comunque “migliore” di quello regionale (-11,8% nel periodo 2003-2015, secondo solo a La Spezia), ma nonostante ciò la caduta della quota è di 2,6 punti percentuali (in linea con quella regionale,) a causa della crescita (unico caso in Liguria) del numero dei titolari maschi dell’1,2% tra la fine 2003 e la fine 2015.

Andamenti differenziati per italiani e nati all’estero

Per meglio comprendere la peculiarità ligure è utile distinguere le imprese secondo la cittadinanza del titolare. Le componenti italiane e straniere dell’imprenditoria individuale, infatti, presentano andamenti opposti con una diminuzione costante degli italiani dal 2003, e una crescita annuale elevata nel caso dei nati all’estero.
schermata-2016-10-18-alle-10-47-50Osservando l’andamento degli imprenditori nati all’estero per le quattro province liguri (Fig. 2) emerge un evidente rallentamento della crescita nel 2013; in quell’anno, infatti, a livello regionale il tasso annuale di crescita, che fino ad allora era stato costantemente superiore al 5,6%, scende drasticamente al 2,1%.
Sotto questo particolare aspetto la situazione ligure rispecchia quella generale, anche se la crescita complessiva degli imprenditori nati all’estero in Liguria è superiore a quelle del Nord Ovest e dell’Italia (169,9% in 12 anni nella regione, 164% nella ripartizione e +133,5% a livello nazionale).

La crescita ha riguardato anche la componente femminile ma in misura minore rispetto a quella maschile. A livello regionale in 12 anni si registra una differenza di 51,5 punti percentuali nella crescita (180,5% maschi e 129% femmine). Il dato regionale nasconde andamenti molto differenti a livello provinciale: ad esempio, a La Spezia in cui le imprenditrici crescono ad un ritmo complessivo di “appena” 9,5 punti percentuali inferiore a quello degli imprenditori mentre ad Imperia il divario è assai ampio (104,7 punti percentuali).

La Liguria è in controtendenza rispetto al Nord Ovest e all’Italia dove, seppur con tassi di crescita diversi, il dato delle nate all’estero è migliore di quello maschile, così come la diminuzione delle italiane in 12 anni è inferiore a quella dei connazionali: nel Nord Ovest, infatti, le imprenditrici italiane diminuiscono di 12,6 punti percentuali mentre gli imprenditori del 15,6% mentre le titolari di impresa nate all’estero crescono del 172,7% a fronte del 161,9% dei maschi (con la crescita della quota femminile dal 24,4% al 25% per le italiane e dal 19,6% al 20,2% per le straniere); in Italia il decremento degli italiani è rispettivamente del 13% per le femmine e del 16,7% per i maschi, mentre gli imprenditori nati all’estero crescono del 137,9% (femmine) e del 132,2% (maschi) , con le quote femminili in aumento dal 25,7% al 26,6% (italiane) e dal 22,1% al 22,5% (nate all’estero).

In tutta Italia la quota femminile è più alta tra le italiane che non tra le nate all’estero, con particolare evidenza in Liguria dove la differenza è di 10,6 punti percentuali (28,2% le italiane e 17,6% le nate all’estero), in crescita rispetto all’8,8% del 2003. Questa differenza è decisamente superiore ai 4,8 punti percentuali del Nord Ovest (25% le italiane e 20,2% le nate all’estero) e ancor più all’Italia (4,1 punti percentuali, con quota del 26,6% per le italiane e del 22,5% per le nate all’estero).

La Spezia risulta, sia per le italiane che per le nate all’estero, la provincia con la quota maggiore di titolari femmine (32,4% italiane e 22,5% nate all’estero); il primato tra le nate all’estero è legato alla forte diminuzione della componente estera in provincia di Imperia che nel 2003 con il 25,6% risultava la provincia leader, ma che nel 2015 registra il 17,9%.

Conclusioni

I dati sulle imprese unipersonali mostrano come la componente femminile dell’imprenditoria sia meno dinamica in Liguria che nel Paese nel suo insieme, confermando una maggiore difficoltà delle giovani leve a subentrare alle “anziane” in uscita – nel caso delle italiane – e un possibile freno all’imprenditoria individuale femminile straniera rappresentato dalla forte richiesta di servizi di cura per gli anziani da parte delle famiglie della regione con la popolazione “più invecchiata” d’Italia.

Come molto spesso accade, ancor più delle condizioni economiche legate alla crisi in atto, che comunque hanno condizionato le scelte femminili, sembra avere maggiore importanza la struttura demografica regionale che rappresenta una determinante socio economica fondamentale dei trend locali.

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