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Il grigio futuro dei BRICs

Vincenzo Scrutinio

Negli ultimi venti anni le economie emergenti hanno trainato la crescita globale. Tra queste, quattro paesi, Brasile, India, Cina e Russia (BRICs), hanno giocato un ruolo di primo piano con una crescita media annuale del  5,5%  tra il 1993 ed il 2012 nonostante la Grande Recessione di questi ultimi anni. Come sottolineato da Gemma e Rivellini su questo sito, la struttura demografica, con una larga quota della popolazione in età attiva, ha giocato un ruolo cruciale. Nei prossimi decenni, tuttavia, questa situazione cambierà radicalmente ed i BRICs dovranno affrontare la sfida dell’invecchiamento come molti paesi avanzati.

Un “grigio” futuro
A partire dagli anni ‘70, il tasso di dipendenza totale[1] è diminuito sostanzialmente in questi paesi (e anche altrove), come mostrato dal grafico 1. La crescita della popolazione in età attiva che ha accompagnato questa dinamica ha favorito la crescita in vario modo: aumentando la disponibilità di forza lavoro, moderando la pressione sui salari, e permettendo una rapida accumulazione di capitale grazie ad alti risparmi. Nei prossimi anni, però, l’indice tornerà a crescere, segnando l’esaurirsi  del cosiddetto “dividendo demografico”. Ogawa e Chen (2013), per esempio, hanno calcolato che in base alla struttura dei consumi e dei redditi in Cina, il contributo della struttura demografica alla crescita diventerà negativo a partire dal 2015.
Allo stesso tempo, gli alti valori passati e futuri dell’indice di dipendenza nascondono strutture demografiche estremamente differenti. Negli anni 60’ il valore dell’indice era dovuto ad una larga quota di giovanissimi (<15 anni) mentre la crescita futura sarà trainata da un aumento delle persone con più di 65 anni  come testimonia l’indice di dipendenza degli anziani[2] riportato nel grafico 2.
Per avere una dimensione quantitativa del problema basti il confronto con gli Stati Uniti, che pure sperimenteranno un sostanziale invecchiamento. Se nel caso americano si passerà tra il 2010 ed il 2050 dal rapporto di 1 anziano  ogni 5 adulti ad 1 ogni 3, in Cina il rapporto passerà da 1 a 8 a quasi 1 a 2 e in Brasile  da 1 ogni 10 a 1 ogni 3. La Russia, invece, mostra una struttura simile a quella americana nel 2010 ma il processo di invecchiamento vi sarà molto più accentuato. In questo confronto l’India è il paese che meno dovrà fare i conti con le conseguenze negative di questa dinamica anche se il rapporto crescerà da 1 anziano ogni 14 attivi  ad uno ogni 5.
Le radici dell’invecchiamento
Il forte invecchiamento della popolazione trae origine da due elementi: l’aumento dell’aspettativa di vita ed un rapido declino della fecondità.
Tra il 1970 ed il 2010, la speranza di vita alla nascita  è aumentata considerevolmente in India e in Brasile (di 16 e 15 anni, rispettivamente)  ed in Cina (11 anni),  mentre in Russia è rimasta sostanzialmente stabile. I miglioramenti proseguiranno nei prossimi anni e, in base alle previsioni del US Census, la distanza rispetto a due paesi sviluppati come l’Italia e gli Stati Uniti continuerà a diminuire.
L’aumento della longevità è stato accompagnato da un forte calo della natalità. Il numero di figli per donna o tasso di fecondità totale (TFT) è diminuito, soprattutto in Cina e in Brasile, mentre la Russia mostra una bassa natalità sin dagli anni ’70. L’India si presenta come un’eccezione nonostante una riduzione di quasi 2,8 figli per donna, con un TFT ancora elevato che ha frenato la crescita della quota della popolazione anziana.
La necessità di una riforma del sistema pensionistico
La crescita della popolazione anziana rappresenta una sfida importante per il sistema di welfare di questi paesi, in particolar modo per il sistema pensionistico.
In primo luogo, sarà necessario modificarne la copertura. Il caso cinese, dove un sistema inizialmente pensato per le imprese di stato non ha tenuto il passo con la trasformazione dell’economia, è emblematico. Nel 2005, solo una minoranza dei lavoratori indipendenti aveva una copertura pensionistica, mentre la copertura per i lavoratori nel privato o nelle imprese di proprietà estera  è ancora largamente insufficiente (Herd, 2013). La frammentarietà del sistema rappresenta un ulteriore problema data la presenza di più di 2000 differenti schemi pensionistici che generalmente non consentono la portrabilità (trasferimento dei diritti da un sistema all’altro). Del tutto esclusa è poi la popolazione in aree rurali, dove il welfare è ancora basato sulla solidarietà familiare. Le riforme del 2005, del 2009 e del 2011[3] hanno portato miglioramenti sostanziali, come la portabilità dei contributi, ma ulteriori interventi saranno probabilmente necessari.
In secondo luogo, il sistema pensionistico imporrà costi consistenti, non in linea con i futuri contributi. In base a studi del FMI, le caratteristiche degli attuali sistemi comportano un deficit in valore presente attualizzato tra il 2010 ed il 2050, pari al 105% del Pil del 2010 in Russia (Eich et al., 2012) ed al 100% per il Brasile (FMI, 2012) mentre il sistema cinese non è in grado di raggiungere l’obbiettivo di un tasso di sostituzione (rapporto tra il valore della pensione ed il valore dell’ultima retribuzione) del 60% senza ricorrere alle casse dello stato. L’innalzamento dell’età pensionabile potrebbe ridurre questo deficit e presenta alcuni vantaggi: non comporta una riduzione dell’ammontare delle pensioni; evita le distorsioni dovute alla tassazione ed è giustificato dalla crescita della speranza di vita.
In conclusione, l’invecchiamento rappresenta una sfida consistente per i BRICs sotto vari punti di vista e la lungimiranza con cui verrà affrontata determinerà le future possibilità di crescita di questi paesi nonché la sostenibilità sociale del loro sistema economico.
Per saperne di più
Eich F., Gust C. e Mauricio Soto, “Reforming the Public Pension System in the Russian Federation”, Fondo Monetario Internazionale (FMI), Working Paper, n. 201, 2012.
Fondo Monetario Internazionale, “Brazil: Selected Issues Paper”, Fondo Monetario Internazionale,  2012
Herd R., “The evolution of China’s social policies”, Economic Change and Restructuring Review, 46(1), pp.e 109-141, 2013
Ogawa N. e Chen Q, “End of the First Demographic Dividend and Possible Labor Market Response in China and in Other Asian Countries”, China and the World Economy Review, 21(2), pp 78-96, 2013


[1] Ovvero il rapporto tra il numero di persone con meno di 15 anni o con più di 64 anni ed il resto della popolazione.
[2] Rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella tra i 15 ed i 64 anni.
[3] Per i dettagli, rimando a Herd (2013)

 

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