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Il Fondo Monetario, la Germania e la demografia

Massimo Livi Bacci

La Germania è stata, dall’inizio di questo secolo, la “powerhouse” d’Europa. Ha accresciuto produzione e produttività, ha resistito ai colpi della crisi, ha mantenuti i conti in ordine, ha dettato l’agenda economica europea. Ma la sua demografia è debole: secondo le ultime proiezioni delle Nazioni Unite, senza il sostegno dell’immigrazione, il paese perderebbe tra il 2015 e il 2050 il 16% della sua popolazione ed il 23% della popolazione in età attiva; l’invecchiamento continuerebbe a passo sostenuto e l’età mediana della popolazione toccherebbe i 54 anni alla metà del secolo. Se ne stanno accorgendo anche gli economisti (meglio tardi che mai!), ed il Fondo Monetario Internazionale pone la questione demografica al centro della sua analisi annuale resa pubblica lo scorso 9 Maggio1. Dei 15 punti nei quali si articola il documento, ben 4 (§ 5-8) riguardano questioni direttamente connesse con la demografia: il lavoro e l’integrazione dei rifugiati, l’assistenza all’infanzia, il sistema pensionistico e gli anziani. Gli altri punti si soffermano, soprattutto, sul sistema bancario, sulla concorrenza nel settore dei servizi, sulle infrastrutture, sul settore abitativo.

E’ interessante osservare che l’analogo documento dedicato all’Italia (e reso pubblico il 23 Maggio scorso) non fa alcun riferimento alle questioni demografiche, altrettanto rilevanti nel nostro paese. Se è vero che ben altri mali affliggono l’economia del nostro paese, non è meno vero che nel lungo periodo gli squilibri demografici del paese si faranno sentire pesantemente. Per la verità, l’Italia ha varato già la riforma pensionistica invocata, per la Germania, al punto 8. Ma sul lavoro femminile, quello dei rifugiati o l’assistenza all’infanzia, molto resta da fare.

Riportiamo qui di seguito i 4 punti sopra ricordati del documento del FMI (il neretto è del Fondo Monetario).

# 5 – Il declino delle forze di lavoro previsto dopo il 2020, conseguente all’invecchiamento, richiede misure dirette a sostenere l’offerta di lavoro nel medio termine. A questo riguardo, politiche aggiuntive per l’integrazione dell’attuale ondata di rifugiati nel mercato del lavoro; per espandere le opportunità di lavoro a pieno tempo per le donne, e per estender il ciclo di vita lavorativo sarebbero importanti. Queste riforme oltre all’effetto di contrastare il rallentamento della crescita nel medio termine, avrebbero anche l’effetto, a breve, di stimolare i consumi delle famiglie e gli investimenti nel breve termine.

# 6 – Benché siano state già prese misure di sostegno, ed altre siano previste, ulteriori misure sono raccomandate per promuovere con successo l’integrazione dei rifugiati nel mercato del lavoro. Il Governo ha già utilmente rimosso una serie di limitazioni all’accesso al lavoro e alla formazione per i richiedenti asilo e per le persone il cui rimpatrio è stato temporaneamente sospeso. Ma occorrerebbe rafforzare quelle politiche sociali dirette al riconoscimento degli skill acquisiti informalmente dal migrante; volte a facilitare forme più flessibili di formazione professionale, con una forte componente di “formazione on the job”; dirette all’insegnamento della lingua. Parallelamente occorrerebbe rafforzare quelle politiche del lavoro (come i sussidi salariali temporanei) che in passato si sono dimostrate di successo in altri paesi. Inoltre la decisione di alzare il salario minimo nel prossimo anno dovrà tenere in conto la sfida rappresentata dall’integrazione dei rifugiati.

# 7 – Per sostenere ulteriormente l’espansione dell’offerta di lavoro femminile, il rafforzamento dell’assistenza all’infanzia e dei programmi post-scolastici dovrebbero accompagnarsi con una riduzione della tassazione marginale del lavoratore secondario [nella famiglia, in genere la donna, ndt]. Benché in Germania i tassi di attività femminili siano relativamente elevati, quasi la metà delle donne occupate lavorano a tempo parziale. Più donne a pieno tempo sosterrebbero l’offerta di lavoro e l’impegno dei datori di lavoro nell’attività di formazione “on the job”, conseguendo nel tempo guadagni di produttività. Il sostegno finanziario all’assistenza dell’infanzia è aumentato in anni recenti, e dovrebbe impiegarsi per migliorare la disponibilità e la qualità dei programmi a pieno tempo. Gli incentivi per aumentare le ore lavorate potrebbero essere rafforzati adottando un sistema nel quale i contributi per l’assicurazione sanitaria dipendessero dal numero dei membri adulti del nucleo familiari coperti dall’assicurazione stessa, con un sostegno mirato per le famiglie coi redditi più bassi. Il cuneo fiscale dei salari marginali dovrebbe essere abbassato per incentivare la crescita dell’offerta di lavoro delle donne e di altri gruppi sociali.

# 8 – Una riforma pensionistica volta ad allungare la vita lavorativa può conseguire il doppio dividendo di aumentare l’occupazione e di ridurre la povertà degli anziani. Col procedere dell’invecchiamento ed il crescere del rapporto di dipendenza (rapporto tra anziani e attivi, ndt) aumenterà la pressione sui conti pubblici. Gli attuali meccanismi automatici di aggiustamento volti ad assicurare la sostenibilità del sistema pensionistico pubblico provocheranno un forte aumento dei contributi (accrescendo ulteriormente il fardello impositivo sul lavoro, che è già pesante) e una compressione dei benefici pensionistici (riducendo i redditi degli anziani). Se invece si allunga la vita lavorativa, si può mantenere un adeguato reddito della popolazione anziana, senza per questo determinare un aumento del tasso di risparmio anteriormente al pensionamento. A questo fine sarebbe auspicabile il collegamento dell’età al pensionamento all’aspettativa di vita, rendendo la scelta di rimanere al lavoro neutrale dal punto di vista attuariale.

Nota

1 – Germany: Staff Concluding Statement of the 2016 Article IV Mission

Si tratta del documento annuale del Fondo Monetario Internazionale a conclusione della Missione prevista per gli Stati membri del Fondo stesso (articolo IV dello Statuto), e reso pubblico il 3 Maggio 2016.

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