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Il contributo delle donne immigrate alla fecondità in Italia e in Spagna

Marija Mamolo, Raffaele Ferrara
Il crescente peso demografico degli stranieri
In Italia e in Spagna la popolazione di nazionalità straniera ha assunto ormai un peso rilevante rispetto al totale (quasi il 10% in Spagna, quasi il 7% in Italia se si considera anche la componente non residente) e inizia a contribuire in modo evidente alla dinamica demografica interna. Poiché i due paesi sono caratterizzati da bassi livelli di fecondità, risulta di particolare interesse lo studio del contributo delle donne immigrate alla fecondità del momento (v. ad esempio Gian Carlo Blangiardo, Immigrazione straniera e fecondità: un rapporto in evoluzione e Mauro Reginato, Immigrati stranieri in Piemonte e fecondità nel 2008). Pur rimanendo su livelli ancora bassissimi, sia in Italia sia in Spagna le stime del TFT evidenziano, tra il 2001 e il 2006, un lieve incremento dell’indicatore che oggi risulta pari a circa 1,4 figli per donna in entrambi i paesi. Ci si può chiedere, dunque, in che misura e in che modo le donne straniere abbiano influito sulla recente evoluzione della fecondità[1], in particolare sulla variazione del TFT e della fecondità tardiva.
La variazione della fecondità è dovuta anche alle donne immigrate
L’incremento della fecondità nel periodo 2001-2006, in termini assoluti, è risultato più ampio in Spagna che in Italia (rispettivamente 138 e 91 figli per 1000 donne), ed è scaturito da determinanti comuni, quali l’accresciuta incidenza delle straniere e l’aumento della fecondità del momento tra le autoctone. Nel caso dell’Italia, tali componenti hanno agito in egual misura (rispettivamente 48 e 43 figli per 1000 donne), ma in Spagna è risultato prevalente l’effetto dovuto all’incremento della fecondità tra le spagnole (rispettivamente, 50 e 106 figli in più, per 1000 donne). Il contributo ascrivibile alla variazione dell’intensità della fecondità tra le straniere è invece sempre irrilevante ai fini della ripresa della fecondità complessiva.
A livello provinciale, in Spagna la ripresa della fecondità appare estesa a tutto il territorio nazionale, mentre in Italia si osserva un sensibile incremento della fecondità al Nord e una contrazione della stessa al Sud (v. Alessandro Rosina, Il tramonto demografico del Mezzogiorno). Anche il contributo complessivo delle donne straniere risulta differenziato per provincia (fig. 1): in Italia è più consistente nella parte settentrionale del paese e solo di lieve entità nel meridione; in Spagna il gradiente territoriale segue la direttrice Ovest-Est. Tali differenze riflettono il diverso peso degli immigrati nelle varie aree dei due territori nazionali e la differente composizione per area geografica di provenienza delle collettività.
L’apporto dovuto alla variazione dell’incidenza della popolazione straniera risulta più marcato nelle province economicamente più forti e dinamiche del Centro-Nord in Italia e della parte orientale della Spagna.

Nei due paesi, non sono poche le aree nelle quali si è registrata una contrazione del TFT tra le straniere, quasi a segnalare l’avvio di un processo di convergenza verso i livelli riproduttivi delle donne autoctone.

Le donne immigrate frenano l’invecchiamento della fecondità
Tra il 2001 e il 2006 la proporzione di fecondità realizzata dai 30 anni in su in Italia e in Spagna è aumentata rispettivamente dal 54% al 58% e dal 59% al 60%. In entrambi i paesi sono le donne autoctone a determinare tale dinamica, mentre le donne straniere agiscono da freno. In altri termini, le donne autoctone tendono a fare figli dopo i 30 anni, mentre le donne straniere sono prevalentemente feconde prima di questa età. Anche in questo caso vi sono differenze provinciali: in Italia la fecondità è più giovane al Sud e più anziana al Nord; in Spagna al gradiente Sud-Nord si aggiunge anche quello Est-Ovest. Tuttavia, seguendo il gradiente territoriale della variazione della fecondità tardiva, sembra vi sia un ringiovanimento proprio nelle regioni che hanno raggiunto i valori più elevati. Le donne immigrate svolgono generalmente un ruolo di freno all’aumento della fecondità tardiva, con alcune eccezioni nel Sud Italia (fig. 2). Il contributo delle straniere nelle età inferiori ai 30 anni riduce l’invecchiamento della fecondità, mentre quello al di sopra dei 30 anni, seppure positivo, rimane piuttosto modesto. Tale freno cresce da Sud a Nord in Italia e da Sud-Ovest a Nord-Est in Spagna e mostra come il contributo delle giovani immigrate risulti più forte soprattutto nelle province settentrionali di entrambi i paesi.
Per concludere…
In Italia e in Spagna le donne straniere hanno favorito l’aumento della fecondità del momento e frenato l’invecchiamento della stessa. Per quanto riguarda la variazione del TFT, il contributo delle straniere è legato all’aumento della loro incidenza, mentre la loro fecondità in età più giovane ancora contrasta il comportamento delle donne autoctone che hanno figli sempre più tardi. A livello provinciale, l’apporto delle straniere è risultato più marcato nell’Italia settentrionale e nel Nord-Est della Spagna.


[1] Per la descrizione dei modelli di decomposizione e dei risultati analitici si rimanda a Ferrara, Giorgi, Mamolo, Strozza (2009).

Riferimenti bibliografici
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