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I PAESI “MINT”: I PROSSIMI GIGANTI ECONOMICI?

Andrea Stuppini

Nel 2001 si è iniziato a parlare dei paesi “BRIC” (Brasile, Russia, India e Cina) come le potenze emergenti dell’economia mondiale. Il termine fu introdotto da Jim O’Neill, economista di Goldman Sachs e pochi acronimi sono stati così fortunati, se è vero che alcuni anni dopo questi paesi hanno cominciato a svolgere riunioni per porre le loro rivendicazioni agli organismi economici internazionali. Ora Jim O’Neill ha … coniato un nuovo acronimo, “MINT”, per identificare altri quattro paesi emergenti: Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia.

(Altri) Quattro giganti demografici

Si tratta anzitutto di giganti demografici, che già oggi racchiudono quasi il 9% della popolazione mondiale, circa 650 milioni di abitanti, e che sono destinati a crescere con grande rapidità nei prossimi decenni (circa un miliardo nel 2050), in particolare nelle loro forze di lavoro (fig. 1).
Si collocano in posizioni geografiche strategiche che li possono avvantaggiare negli scambi commerciali mondiali. Il Messico confina con gli Stati Uniti e beneficia degli accordi del NAFTA, ma fa parte dell’America Latina. L’Indonesia è al centro del sud-est asiatico, ma è anche vicina all’Australia. La Turchia ha rappresnetato nei secoli il ponte tra Europa ed Asia. La geografia della Nigeria ha causato finora più svantaggi che vantaggi in termini di conflitti etnico-religiosi tra cristiani e musulmani, ma se questa situazione dovesse migliorare  si rivelerebbe strategica nell’Africa Occidentale e il paese potrebbe aspirare ad entrare nel gruppo del G20, di cui fanno parte già gli altri tre paesi.

L’economia dei MINT

In termini di redditi pro capite, Messico e Turchia sono più o meno allo stesso livello, con circa diecimila dollari internazionali, l’Indonesia si attesta sui 3.500 dollari e la Nigeria sui 1.500 dollari, che è il livello dell’India. I primi due paesi si collocano dietro alla Russia (14.000 dollari) e di poco anche al Brasile (11.500 dollari), ma ancora davanti alla Cina (6.000 dollari) (Tab. 1). Per tutti e quattro i “MINT” le previsioni di crescita per i prossimi 40 anni sono notevoli, con un aumento dei redditi di circa cinque volte per Messico, Indonesia e Turchia e di nove volte per la Nigeria. (Tab. 1) Per quanto la corruzione sia un elemento comune a questi paesi, O’Neill non la considera un fattore in grado di frenare seriamente lo sviluppo economico.
La politica energetica è ritenuta una problematica più importante dei narcotrafficanti in Messico o di Boko Haram in Nigeria. Entrambi i paesi stanno cercando di affrontare questo tema: ad oggi la popolazione di 170 milioni di abitanti nigeriani consuma la stessa quantità di energia elettrica di 1,5 milioni di inglesi. Praticamente ogni impresa deve produrre l’energia elettrica che le serve. La Nigeria sta crescendo a un ritmo del 7% del Pil annuo, di fatto senza disporre di una rete di energia elettrica nazionale. Se questo problema fosse risolto, la crescita potrebbe essere ancora maggiore, forse del 10-12% annuo, il che porterebbe a un raddoppio del volume della sua economia nel giro di sei o sette anni.
Ikea sta costruendo il suo primo negozio a Jakarta (la cui area metropolitana conta 28 milioni di abitanti) ritenendo che un terzo delle famiglie avrebbe reddito sufficiente per fare acquisti di quel tipo.
La Turchia vive forti contrasti in seguito al processo di islamizzazione condotto dal governo Erdogan, ma può già contare su un tessuto di piccole imprese e sul desiderio di almeno una parte dell’opinione pubblica di condurre uno stile di vita occidentale.
I paesi “MINT” contengono dunque grandi potenzialità, anche se ognuno di essi è alle prese con sfide notevoli (ad esempio, in termini di sperequazione dei redditi, o di capitale umano). O’Neill ritiene che essi possano percorrere le orme dei “BRIC” e raggiungere le maggiori economie mondiali nell’arco dei prossimi trenta anni. Sicuramente un processo da seguire attentamente.

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