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I paesi BRIC: dove lo sviluppo demografico si concilia ancora con quello economico

Massimiliano Gemma, Giulia Rivellini

BRIC: Brasile, Russia, India, Cina. Quattro paesi distanti, assai diversi tra loro dal punto di vista sociale, storico, culturale ma accomunati da un recente, rapido e rilevante ritmo di sviluppo demografico ed economico. Sono trascorsi circa dieci anni da quando una banca d’investimento americana, la Goldman Sachs, propose l’acronimo BRIC, e descrisse questi quattro paesi come “giganti dormienti”, destinati, al risveglio, a dominare l’economia mondiale del prossimo mezzo secolo.
Gli elementi che conferiscono al gruppo dei quattro lo status di “paesi emergenti” si possono sintetizzare in tre punti:
–         popolazione numerosa e trend demografici favorevoli derivanti dalla finestra demografica[1] che garantiranno una struttura per età favorevole allo sviluppo economico;
–         immenso territorio ed abbondanti risorse naturali come petrolio, gas naturale, ferro e rame, che costituiscono le materie prime necessarie alla produzione industriale;
–         forte e ininterrotta  crescita del PIL, principalmente a partire dalla metà degli anni ’90.
 
Le loro “diversità” in termini di popolazione, dinamica e struttura
La “popolazione BRIC” al 2010 ammonta a 2 miliardi e 800 milioni di individui, pari al 42% della popolazione mondiale; numeri da capogiro se rapportati ai soli 830 milioni di abitanti (12% circa) che risiedono nei diciotto[2] paesi più ricchi e industrializzati della Terra (G18). 
La velocità di crescita demografica è ancora sostenuta e superiore all’1% e il distacco tra le due macro aree diviene ancora più evidente se valutato in termini assoluti.

 
 
Tasso medio annuo di crescita della popolazione Popolazione (milioni)
  1980 – 1994 1994 – 2008 1980 1994 2008
Brasile 1,9% 1,4% 123 161 196
Russia 0,5% -0,4% 139 148 141
India 2,0% 1,7% 679 901 1.148
Cina 1,4% 0,8% 981 1.192 1.325
BRIC 1,6% 1,1% 1.922 2.402 2.810
G18 0,6% 0,5% 711 773 830

Fonte : elaborazioni personali su dati Maddison(http://www.ggdc.net/MADDISON/oriindex.htm)
 
A partire dalla metà degli anni ’90, il tasso medio annuo di crescita dei paesi emergenti si riduce per gli effetti della transizione demografica (passaggio da alta a bassa natalità e mortalità), delle politiche governative (come ad esempio dalla scelta del figlio unico in Cina), nonché degli elevati tassi di mortalità legati ai problemi dell’alcolismo in Russia. Solo Brasile e India mantengono tassi di crescita superiori alla media BRIC: l’allungamento della vita (più elevata speranza di vita alla nascita) e la lenta diminuzione del numero medio di figli per donna (TFT, Tasso di fecondità totale) derivanti da un processo di transizione tutt’ora in fase di completamento, generano ancora un incremento della popolazione.
 

Numero medio di figli per donna (TFT)
  Brasile Russia India Cina Italia
1980 4,1 1,9 4,7 2,6 1,6
1990 2,8 1,9 4,0 2,3 1,3
2000 2,4 1,2 3,3 1,8 1,2
2008 1,9 1,5 2,7 1,8 1,4

Fonte: elaborazioni personali su dati WorldBank
http://databank.worldbank.org/ddp/home.do?Step=12&id=4&CNO=2
 
 

Speranza di vita alla nascita, ambo i sessi
  Brasile Russia India Cina Italia
1980 62,5 67,0 55,1 66,0 73,9
1990 66,3 68,9 58,2 68,1 76,9
2000 70,2 65,3 61,3 71,3 79,5
2008 72,4 67,8 63,7 73,1 81,9

Fonte: elaborazioni personali su dati WorldBank
http://databank.worldbank.org/ddp/home.do?Step=12&id=4&CNO=2
 
Seguendo l’evoluzione temporale delle misure di fecondità e longevità, si colgono anche per i paesi BRIC segnali di rilevanti cambiamenti demografici. Secondo le più recenti statistiche, in Brasile, Russia e Cina, il TFT è sceso al di sotto del livello di sostituzione di due figli per donna, preludendo ad un futuro invecchiamento e poi calo della popolazione; solo l’India conserva ancora valori elevati. Alla riduzione dei tassi di fecondità, si affiancano i miglioramenti nella sopravvivenza, sebbene la distanza nella durata media di vita in anni tra i paesi emergenti e l’Italia, ad esempio, sia ancora elevata, soprattutto per il popolo indiano e russo, le cui speranze di vita alla nascita sono rispettivamente pari a circa 64 e 68 anni.
 
Una ” finestra” ancora aperta
Alla luce dei dati presentati, si può meglio cogliere il contributo dato dalla demografia alla crescita economica dei BRIC. Tale contributo si può misurare guardando alla finestra o dividendo demografico: la struttura per età (composizione percentuale della popolazione rispetto al fattore età) dei quattro giganti è tale per cui l’indice di dipendenza[3] si riduce, scendendo al di sotto della soglia convenzionale del 50%, il che significa che ci sono più di 2 persone in età lavorativa per ogni persona demograficamente dipendente.
I grafici rappresentano gli andamenti degli indici di dipendenza dal 1960 a oggi e consentono di inquadrare la finestra demografica per i paesi BRIC e, a titolo di confronto, per l’Italia. La Cina vive attualmente la fase più favorevole. In Brasile la finestra sembra essersi aperta nel 2007 e il paese potrà godere degli effetti benefici del dividendo per i prossimi 30/40 anni. L’andamento degli indici per l’India prospetta un bonus demografico ancora lontano. Russia e Italia presentano invece un’evoluzione degli indici piuttosto similare. Tuttavia, rispetto agli altri paesi BRIC, la Russia sembra muoversi controcorrente: la percentuale di popolazione in età 0-14 è pressoché pari alla popolazione anziana, e ciò causerà problemi di invecchiamento generale, soprattutto con l’entrata nelle età senili di una buona parte dell’attuale popolazione attiva. 
 
 
Uno sguardo ai dati economici
Il terzo e ultimo punto che conferisce ai “giganti dormienti” lo status di paesi emergenti è costituito dalla forte e ininterrotta crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) avviatasi a partire dalla metà degli anni ’90,  migliorando il tenore di vita degli ultimi quindici anni.

 
 
Tasso medio annuo di crescita Pil procapite Pil procapite ($)
  1980 – 1994 1994 – 2008 1980 1994 2008
Brasile -0,05% 1,6% 5.195 5.162 6.429
Russia -2,4% 4,3% 7.051 5.020 9.111
India 3,3% 5,1% 938 1.474 2.975
Cina 6,4% 7,3% 1.061 2.515 6.725
BRIC 2,6% 5,6% 1.716 2.456 5.292
G18 2,0% 1,8% 14.943 19.671 25.334

 Fonte:  elaborazioni personali su dati Maddison (http://www.ggdc.net/MADDISON/oriindex.htm)
 
Il tasso medio annuo di crescita del Pil procapite si è mantenuto elevato in confronto al gruppo G18 (5,6% contro l’1,8% nel periodo 1994 – 2008), per il quale si è persino osservata una riduzione (da 2,0% a 1,8%). Tra i quattro giganti, solo il Brasile ha registrato un tasso inferiore al 2% nel periodo 1994-2008, mentre l’India rimane la più povera, con un reddito procapite pari a 2.975$ contro una media BRIC di 5.292$.
Certo, la differenza di reddito con le economie industrializzate è ancora notevole (20.000$ circa), e non vanno dimenticate le disuguaglianze sociali, forti in particolar modo in Brasile e in India.
Insomma, la strada da percorrere per l’economia BRIC è ancora lunga e in salita. La convergenza con il gruppo G18 sembra per ora essere soprattutto di natura demografica. Ma i paesi BRIC non sono ancora alle prese con i problemi tipici dei paesi sviluppati, quelli che derivano dal forte invecchiamento della popolazione. Ed è proprio per l’assenza di questo ostacolo demografico che la dinamica economica potrebbe continuare a essere favorevole anche per i prossimi anni. In questo caso, la metafora usata da Goldman Sachs si rivelerebbe adeguata: i giganti dormienti potrebbero risvegliarsi, ed emergere.


[1] Finestra demografica: periodo in cui un maggior numero di individui in età lavorativa “mantiene” un numero relativo più basso di anziani e giovani a carico.
[2] Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Norvegia, Svezia, Svizzera, Regno Unito, Irlanda, Grecia,  Portogallo, Spagna, Giappone, Stati Uniti. Vale a dire, una buona parte dell’Europa e le sue proiezioni transoceaniche: Usa e Giappone.
[3] Indice di dipendenza: (P0-14 + P65 e oltre)/(P15-64)*100 che può essere scisso nelle due componenti (giovani e anziani).

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