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I minori stranieri non accompagnati in Italia e in Europa

Marco Accorinti

I percorsi migratori e le motivazioni che spingono i Minori Stranieri Non Accompagnati (MiSNA) verso l’Italia sono tra gli aspetti forse più complessi del fenomeno migratorio nel Paese. La presenza di MiSNA è andata aumentando con un tasso di crescita molto alto, con flussi continui in particolare di minori richiedenti protezione internazionale. Anche se è difficile quantificarli con precisione, in quanto si tratta generalmente di ragazzi non in regola con le norme sul soggiorno e con una forte mobilità sul territorio, negli ultimi sette anni il loro numero si è mantenuto su una media annuale di circa 7/8.000 minori, con un picco nel 2013 che verrà ampiamente superato alla fine del 2014 (il dato disponibile al 31 agosto 2014 registrava infatti 11.010 MiSNA presenti in Italia).
Tuttavia il fenomeno non riguarda solo l’Italia, per due ordini di motivi. Anzitutto perché i MiSNA sono presenti in gran parte dei Paesi dell’Unione con percorsi di transito tra un paese e l’altro. E poi perché le decisioni e le scelte di accoglienza/rifugio prese da uno Stato membro hanno influenze anche sulla comunità internazionale, che per tale motivo sta adottando tutta una serie di Direttive e disposizioni di armonizzazione delle procedure e delle politiche di accoglienza.

Lo scenario europeo, tra domande e non domande di asilo

Secondo i primi risultati di una indagine comparata condotta dalla Commissione Europea (2014) nell’ambito dello European Migration Network, il numero dei MiSNA che richiedono protezione (asilo) ad uno Stato dell’Unione, in un complessivo andamento crescente degli ultimi due anni, varia in maniera significativa tra i paesi: i numeri più bassi di minori richiedenti asilo (meno di 5 ragazzi) si sono registrati nel 2013 in Repubblica Ceca, Lituania, Lettonia, Estonia e Scandinavia, mentre i numeri più alti (più di 1.000) in Norvegia, Regno Unito, Germania e Svezia (paese con il numero più alto in assoluto).
Si è trattato complessivamente di 12.685 minori, per lo più maschi (le ragazze erano 2.080), provenienti da paesi quali Afghanistan (3.295 unità), Somalia (1.580), Siria (1.020), Eritrea (710), Marocco (525).

L’Italia è tra i paesi con meno di 1.000 domande di protezione di ragazzi, ma nel 2013 ha fatto registrare un altro primato europeo: il più alto numero di presenze di MiSNA che non richiedevano asilo al Paese in cui si trovavano. Anche in questo caso, i dati raccolti dall’EMN sono chiarissimi: su 12.770 MiSNA che non hanno fatto domanda di asilo nel 2013, ben 8.461 erano in Italia (più del 66%), 2.165 in Spagna, 1.682 in Belgio, 302 in Croazia, 70 in Slovacchia, 57 a Cipro, 14 in Ungheria, 8 in Lituania, 5 in Romania, 4 in Polonia, e 2 in Estonia.
Lo studio comparato evidenzia tra le motivazioni per lasciare il proprio paese da soli, anzitutto la fuga da persecuzioni o danni gravi e quindi la ricerca di protezione “fisica”, poi i motivi economici e le legittime aspirazioni (tra le quali poter avere una istruzione migliore), e infine il ricongiungimento con altri familiari già migrati. Purtroppo molti paesi evidenziano anche casi di minori vittime di traffiking, sfruttamento sessuale forzato e vendita.
Anche in virtù di accordi internazionali, i paesi europei non possono rifiutare una richiesta di protezione espressa alla frontiera, ma alcuni paesi espellono i minori che non richiedendo asilo non sono in regola con le norme relative all’ingresso (non è il caso italiano). Una volta entrati i MiSNA (richiedenti o non) sono accolti generalmente in strutture residenziali, secondo procedure e pratiche differenti da paese a paese.

L’Europa è diventata comunque un’area di protezione per i minori, riconosciuta dagli stessi profughi, che però in un certo senso “scelgono” dove inserirsi come “minori richiedenti asilo” o come “semplici” minori da soli. E poi la “catena migratoria” fa il resto, ovvero consolida pratiche di richiesta di asilo di minori per esempio in Svezia e sfrutta i periodi di “regolarizzazione” in Italia per poi transitare in Germania o Belgio al compimento del diciottesimo anno di età.

Le scelte italiane

La Legge italiana impone a tutti i pubblici ufficiali, agli incaricati di pubblico servizio e agli enti che prevalentemente svolgono attività sanitarie o di assistenza, che vengono a conoscenza dell’ingresso o della presenza sul territorio dello Stato di un minore senza figure familiari di adulti di riferimento, di darne immediata notizia alla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione preposta per il coordinamento di tutti gli interventi, istituita presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Secondo la Legge italiana tutti i minori che si trovano nel Paese senza adulti di riferimento, sono “inespellibili” e hanno diritto di ottenere un “permesso di soggiorno per minore età”, anche se non hanno documentazione ufficiale e ci si deve basare quindi sulle loro dichiarazioni. Contestualmente l’articolo 343 del Codice civile impone che sia aperta la “Tutela pubblica” e vengano affidati al Sindaco (o un suo delegato) del luogo in cui sono stati ritrovati, che ha l’obbligo di garantire al minore l’assistenza necessaria, collocandolo in luogo sicuro e assicurando il rispetto dei suoi diritti fondamentali (affidamento, tutela legale, diritto alla salute e all’istruzione, accoglienza, cura, formazione, ecc.). Nel caso di minori che presentano una domanda di asilo, dopo la presa in carico del Giudice tutelare, il minore viene immediatamente affidato allo SPRAR – il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, istituito dal Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione in convenzione con l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani). La Commissione territoriale per il Riconoscimento dello Status di Rifugiato decide sulla domanda di asilo del MiSNA in base ai criteri sanciti dalla Convenzione di Ginevra, tenendo conto anche delle specifiche forme di persecuzione che possono riguardare i minorenni nel paese da cui proviene.

Purtroppo l’Italia si caratterizza per una forte eterogeneità territoriale dei modelli di accoglienza rivolti ai MiSNA, pur se nel quadro di un iter d’intervento comune che vede nell’accoglienza alloggiativa la principale misura di tutela e protezione del minore, seguita dall’attivazione di politiche volte a favorire l’integrazione, in particolare attraverso le misure per la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro fino al compimento del diciottesimo anno di età. Problemi sono sorti nel caso di accertamento dell’età anagrafica, soprattutto per adulti stranieri che si sono dichiarati minorenni per beneficiare delle forme di assistenza.
Il confronto europeo sta recentemente stimolando anche la ricerca di pratiche di intervento che valorizzino ad esempio forme di “affidamento omoculturale” (ovvero alla rete di connazionali presenti in Italia), o misure di prevenzione della fuga dalle strutture di accoglienza (v. ad es. Nocentini, 2014), la mediazione culturale, la peer education, il rimpatrio assistito, ma anche la formazione delle autorità di polizia di frontiera soprattutto in relazione alla identificazione delle vittime di traffiking.

Per saperne di più

European Commission, 2014, Unaccompanied minors in the EU – European policy responses and research, EMN/UNHCR Ireland International Conference, Dublin, 27 November 2014.  

Silvia Nocentini (2014) “L’invisibilità dei minori stranieri non accompagnati”, Neodemos, 14/05/2014 
Inoltre:

rassegna di studi comparati europei

sito del Ministero dell’Interno

* Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali – IRPPS-CNR, ricercatore

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