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I laureati italiani formano una famiglia meno frequentemente o solo più tardi?

Stefano Cantalini
laureati italiani

La formazione di una nuova famiglia viene sempre più procrastinata dai laureati e dalle laureate. Stefano Cantalini ci mostra che in Italia questo ritardo si traduce in rinuncia nel lungo periodo solo per le donne laureate: i costi indiretti di matrimonio e nascita di un figlio sulla carriera permangono nel ciclo di vita e impediscono loro di avere le stesse opportunità delle meno istruite di sposarsi e diventare madri.

La formazione di una nuova unione stabile, convivenza o matrimonio, e la nascita del primo figlio sono processi fortemente legati al titolo di studio individuale. La relazione tra titolo di studio e formazione di una nuova famiglia è complessa e richiede la messa a fuoco di questioni diverse. Un primo aspetto riguarda la direzione di tale associazione: occorre infatti domandarsi se l’effetto del titolo di studio sulla transizione alla prima unione e al primo figlio sia positivo o negativo. Ma occorre anche considerare se un determinato livello di istruzione incida sui tempi di formazione di un nuovo nucleo familiare e non solo sulla probabilità finale di sposarsi e diventare genitori.

Il ritardo dei laureati nelle scelte familiari

La ricerca sociologica e demografica degli ultimi decenni ha mostrato che in tutta Europa i laureati tendono a rinviare la formazione di una nuova famiglia: rimanendo più a lungo iscritti a un corso di studi, risultano anche per più tempo dipendenti economicamente dai genitori e meno propensi a creare un nucleo familiare, anche per la difficile compatibilità tra il ruolo di studente e i ruoli di moglie o marito e di madre o padre. Inoltre, laureate e laureati investono tempo e risorse nella carriera lavorativa, e prima di creare una nuova famiglia preferiscono stabilizzarsi nel mercato del lavoro: gli uomini per accumulare le risorse necessarie per supportare partner e figli, le donne per evitare che scelte familiari precoci penalizzino le loro prospettive di carriera.

Anche nel nostro paese i laureati, donne e uomini, tardano a formare un nuovo nucleo familiare, sempre di più con il passare delle coorti. Infatti, non solo negli anni è aumentato il livello medio di istruzione, in particolare per le donne, e quindi il tempo passato a scuola e all’università, ma negli ultimi decenni i giovani italiani, in particolare se laureati, hanno anche dovuto affrontare forti difficoltà all’ingresso nel mercato del lavoro, dovute a una crescita dell’impiego pressoché nulla e a una divisione del mercato tra insider e outsider che, penalizzando le nuove leve nella ricerca del primo lavoro, ha fatto crescere in modo drammatico i tassi di disoccupazione giovanile. La situazione non è migliorata con l’emanazione del “Pacchetto Treu” e della “Legge Biagi” a cavallo degli anni Novanta e Duemila: queste norme, pur avendo l’obiettivo di ridurre la disoccupazione e agevolare la creazione di nuovi posti di lavoro, introducendo il criterio della flessibilizzazione nel mercato del lavoro italiano hanno in realtà minato ulteriormente la qualità del lavoro e la stabilità economica dei giovani.

Inoltre, a tardare l’ingresso dei giovani laureati nel mercato del lavoro ha contribuito una struttura dominata da piccole e medie imprese, dove l’investimento in ricerca e sviluppo è basso e la complessità tecnico-organizzativa scarsa, che ha limitato la domanda dei più qualificati. La previsione di scarse opportunità di mobilità lungo la carriera, infine, induce i giovani laureati a privilegiare la carriera nelle prime fasi del ciclo di vita e tardare la formazione di un nucleo familiare, puntando a ottenere la migliore posizione all’ingresso nel mercato del lavoro per aver garantita la possibilità di collocarsi in un percorso occupazionale di successo.

Titolo di studio e probabilità di formare una nuova famiglia: una questione di genere?

Dopo questo ritardo nella formazione di una nuova famiglia, che è un ritardo generale nella transizione alla vita adulta e dipende dalla lentezza dell’ingresso e della stabilizzazione nel mercato del lavoro, gli uomini laureati “recuperano” i colleghi meno istruiti e nel lungo periodo, a 45-50 anni, la probabilità effettiva di sposarsi non cambia in maniera rilevante a seconda del titolo di studio (tabella 1).

Per le donne laureate ciò non accade e a 45 anni la probabilità di aver formato una nuova famiglia rimane inferiore rispetto a quella di chi si è fermato alla licenza media. Le laureate in Italia affrontano dunque alti costi indiretti legati alla formazione della famiglia non solo quando sono giovani. Con il tempo, infatti, tali costi indiretti del matrimonio – e, soprattutto, della gravidanza, data la stretta connessione tra questi due eventi,– non scompaiono, persistendo lungo il corso di vita, e impediscono loro di recuperare il ritardo nei processi di formazione di una famiglia. In altre parole, la formazione di una nuova famiglia è percepita dalle donne istruite come un “ostacolo” alla carriera non solo all’inizio del ciclo di vita, ma anche nel lungo periodo. La persistenza di questa condizione ben oltre l’età giovanile per le laureate, che rende loro difficile sperimentare due eventi comunque diffusi nella società, come il matrimonio e la nascita di un figlio, è una peculiarità del contesto italiano, dove fattori strutturali e culturali (scarsi servizi pubblici per l’infanzia, congedi di maternità non universali, norme sociali che considerano la donna come unica responsabile della famiglia e della cura dei figli) ostacolano la conciliazione tra lavoro e famiglia per le donne.

Questa tendenza non sta diminuendo nel tempo: al contrario sono le laureate delle coorti più recenti a non riuscire a “recuperare” le meno istruite nel lungo periodo (tabella 2). Questo è rivelatore di due aspetti preoccupanti per la nostra società: da un lato, sembra che la percezione delle differenze e dei ruoli di genere non stia cambiando, nonostante l’aumento dei livelli di istruzione e della partecipazione femminile nel mercato del lavoro; dall’altro lato, è evidente che posticipare troppo a lungo la formazione di una nuova famiglia, come accade sempre più tra le laureate, rischia di ridurre le chances non solo di sposarsi, ma anche di avere un figlio, a causa dell’insorgere con l’età di problemi di sterilità e subfertilità, che, a loro volta, finiscono per deprimere la già bassa fecondità totale del nostro paese.

Per saperne di più

Cantalini, S. (2017). Does education affect the timing or probability of family formation?: An analysis of educational attainment and first union in Italy. Research in Social Stratification and Mobility, 49, 1-10.

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