MENUMENU
  • i nostri esperti
  • temi trattati
      • Italia

      • geodemos

      • mondo

      • migrazioni e stranieri

      • famiglie fecondità e welfare

      • anziani, salute e mortalità

      • giovani, istruzione e lavoro

  • pubblicazioni
      • Geodemografia 2018. Tredici scritti per meglio comprendere il mondo

      • I suoi primi quarant’anni. L’aborto ai tempi della 194

      • Verso la metà del secolo: un’Italia più piccola?

      • ius soli e ius culturae. Un dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti

      • I tre giganti, Cina India e Stati Uniti

      • tutte le pubblicazioni

I desideri di fecondità in Francia e Italia…figlio unico o famiglia numerosa?

Daniele Vignoli, Arnaud Régnier-Loilier

L’Italia è il paese industrializzato con il più basso numero medio di figli per donna al mondo (poco più di 1,3), mentre la vicina Francia annuncia il record europeo della fecondità, con un numero medio di figli per donna di 2,07. Ed è proprio tale diversità che porta a domandarsi se anche i desideri legati alla sfera riproduttiva siano diversi tra Francia e Italia. Tuttavia, il numero desiderato di figli risulta solo lievemente più alto in Francia (2,09 in media) rispetto all’Italia (2,02 in media nel complesso, con uno spettro che varia dai 2,2 nel Sud a 1,9 nel Centro-Nord). Dunque, nonostante l’effettiva contrazione della fecondità che caratterizza le donne italiane rispetto a quelle francesi, il riferimento simbolico appare essenzialmente lo stesso.

Chi si allontana dal “tradizionale” desiderio dei due figli?
Ma allora, quali sono i profili delle donne che desiderano una famiglia con un solo figlio, oppure con tre o più figli? Anche queste tipologie di donne, forse meno conformiste (sia in un senso che nell’altro), sono simili in Francia e in Italia? Per rispondere a queste domande vediamo come alcuni fattori influenzano significativamente il desiderio di un figlio o di tre figli o più per le donne tra 20 e 40 anni nei due paesi (Figura 1)[1].

In Francia, più che in Italia, la religiosità sembra avere un peso sul numero desiderato di figli, come generalmente accade quando si parla di gruppi poco numerosi e selezionati. Da una parte, tra le donne che assistono solo raramente alle funzioni religiose (meno di una volta al mese), sono proporzionalmente più numerose quelle che desiderano un solo figlio (l’11% contro il 4% delle donne che assistono alle funzioni religiose più di una volta al mese) e, dall’altra, le più praticanti desiderano più spesso costituire una famiglia numerosa (il 60% desidera tre o più figli contro il 44% delle poco praticanti). Se in Italia l’effetto della pratica religiosa spinge nello stesso senso, esso risulta tuttavia meno marcato: desidera un solo figlio il 19% delle meno praticanti contro il 12% delle più praticanti e il 22% delle prime desidera almeno tre figli, contro il 28% delle seconde.
Anche la situazione matrimoniale, in parte dipendente dall’attaccamento alla religione, ha un effetto sul desiderio di avere figli in Francia e in Italia. Il fatto di essere sposate senza aver convissuto con il proprio coniuge prima del matrimonio, essere sposate avendo convissuto o non essere sposate, ha un’influenza significativa in Italia: desidera un solo figlio il 15% delle donne sposate, contro il 26% delle donne che vivono in una unione libera. In Italia le convivenze costituiscono una forma di unione meno radicata che in Francia: di conseguenza una certa tendenza a non esprimere un progetto familiare che si identifica con la norma prevalente dei due figli, può rientrare nelle caratteristiche del sistema valoriale di quanti scelgono di convivere.
La situazione coniugale ha influenza sul desiderio di costituire una famiglia numerosa in Francia: desidera almeno tre figli il 57% delle donne sposate senza aver prima convissuto, contro il 48% di quelle sposate avendo convissuto prima del matrimonio e il 37% soltanto delle donne che convivono. In Francia, così come l’attaccamento ad una pratica religiosa, anche i matrimoni diretti (senza convivenza prematrimoniale) sono diventati molto rari. Quindi, nonostante l’effetto sul desiderio di avere almeno tre figli appaia in modo molto forte, esso, in buona sostanza, riguarda solo una piccola porzione di donne che vivono in coppia e che hanno tra i 20 e i 40 anni.
L’influenza del numero di fratelli e sorelle è stata già da tempo riconosciuta come un fattore che esercita una funzione determinante sulle aspettative di fecondità. In Francia, desidera avere almeno tre figli il 38% delle donne che non hanno né fratelli né sorelle, ma questa percentuale sale al 54% per quelle che hanno almeno due fratelli e sorelle (appartenenti, quindi, a una famiglia di almeno tre figli). In Italia, queste proporzioni sono rispettivamente del 21 e del 38%. Allo stesso modo, il desiderio di avere solo un figlio è meno frequente nelle donne appartenenti a una famiglia numerosa (con almeno tre figli). Il numero di fratelli (e quindi la fecondità dei genitori) rappresenta uno dei fattori chiave nella determinazione dei desideri riproduttivi sia in Francia che in Italia.
Per quanto riguarda l’attività professionale (dati non riportati nel grafico), si è scelto di dettagliare le modalità relative allo status occupazionale distinguendo, da un lato, il lavoro a tempo pieno da quello a tempo parziale e, dall’altro, le disoccupate dalle casalinghe (o che sono, in generale, inattive). Un effetto appare chiaro, soprattutto in Francia: le casalinghe che desiderano almeno tre figli sono proporzionalmente più numerose (il 72% contro il 42% delle attive a tempo pieno). Benché in misura minore, questo effetto si riscontra anche in Italia: il 30% delle casalinghe desidera almeno tre figli contro il 22% delle attive a tempo pieno.

Da desiderio a realizzazione
I profili di quelle donne che si allontanano dalla “regola aurea” dei due figli sono simili in Francia e Italia. Sono emerse soprattutto somiglianze, e non differenze, fra i due paesi. Allora, stabilito che le differenze nella fecondità tra i due paesi non celano desideri troppo diversi rispetto alla riproduzione, per poter davvero comprendere le differenze nei comportamenti occorrerà verificare a posteriori se i desideri e le intenzioni riproduttive si sono realizzate, oppure no. In particolare, chi sono quelle donne che in Italia non hanno realizzato la fecondità desiderata mentre in Francia sì?

Per saperne di più:
V. Algeri (2007) La famiglia in disordine: il modello francese, Neodemos:
A. Régnier-Loilier (2006) «Influence of own sibship size on number of children desired at various times of life: the case of France», Population, English edition, vol. 61, n°3 May 2006, p. 165-194.
A. Santini (2007) La bassa fecondità italiana, Neodemos:


[1] Le analisi per la Francia sono svolte sull’indagine GGS-ERF (Generations and Gender Survey – Étude des relations familiales et intergénérationnelles), realizzata dall’Ined (Institut national d’études démographiques) e dall’Insee (Institut national de la statistique et des études économiques) nel 2005. Per l’Italia l’indagine è Famiglia e soggetti sociali del 2003 svolta dall’Istat nell’ambito del sistema di indagini Multiscopo che corrisponde di fatto alla GGS (Generations and Gender Survey) italiana.

 

image_pdfimage_print