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Gli italiani alla vigilia della Grande crisi del 2008 e dieci anni dopo: opinioni e giudizi su alcuni temi che animano l’attuale dibattito pre-elettorale

Simona Maria Mirabelli
grande crisi del 2008

Il confronto tra le opinioni degli Italiani all’inizio della grande crisi e nella attualità mostrano, scrive Simona Maria Mirabelli, un andamento “altalenante” della fiducia nei confronti del Paese. Le espressioni di ottimismo dei cittadini si alternano continuamente a quelle di segno contrario, alla ricerca di nuovi riferimenti (politici, sociali, culturali) che sappiano dare voce e risposta ai loro bisogni.

E’ il 15 settembre 2008 quando una delle maggiori banche di investimento americane, la Lehman Brothers Holdings Inc., dichiara bancarotta dando inizio alla più grande crisi economico-finanziaria dopo quella del 1929. Sono trascorsi poco più di dieci anni da quel giorno e la realtà con cui ci confrontiamo oggi risulta sensibilmente diversa, così come la percezione con cui interpretiamo i fatti che ci toccano più da vicino: la situazione economica del Paese, la sua appartenenza all’Unione Europea, l’arrivo degli stranieri entro i confini nazionali. Studi recenti sull’argomento descrivono un Paese dominato da sentimenti di incertezza “in cui si alternano spunti di fiducia e contemporaneamente pessimismo e preoccupazione”, con la presenza di un’opinione pubblica “estremamente frammentata” su uno dei temi più dibattuti, quello delle migrazioni, “dove la solidarietà convive con i timori, l’accoglienza con l’ostilità” (IPSOS, Gennaio 2019). Ma qual era il mood degli italiani alla vigilia della Grande crisi del 2008 rispetto a quello dei cittadini degli altri Stati dell’Unione Europea? Le rilevazioni periodiche Eurobarometro consentono di ricostruire l’opinione di allora su alcune questioni che si discutono oggi nell’arena politica nazionale.

Economia, immigrazione, Unione Europea: cosa ne pensavano gli italiani nell’anno pre-crisi?

Nel 2007, le condizioni economiche in cui versava il nostro Paese preoccupavano la maggior parte degli italiani interpellati sull’argomento: quasi due intervistati su tre, a fronte di una media europea del 47%, ritenevano che la situazione economica dell’Italia fosse peggiore di quella registrata mediamente nei Paesi EU, e solo il 4% pensava che fosse migliore. Riguardo al tema dell’immigrazione, e più specificamente alle politiche che ne regolano i flussi, quasi tre quarti degli italiani esprimeva una visione “europeista” sulla materia auspicando scelte condivise con l’Unione Europea (9 punti percentuali in più rispetto alla media), e solo in un caso su cinque si attribuiva al Governo potere decisionale esclusivo. Sentimenti di attaccamento nei confronti dell’Unione Europea, seppure con diversa intensità, venivano dichiarati da oltre la metà dei rispondenti italiani (57%), sette punti percentuali in più rispetto alla media EU, e solo un italiano su dieci riferiva una totale disaffezione. Tra i possibili significati attribuibili all’Unione Europea, le risposte più ricorrenti tra gli italiani riguardavano la libertà di viaggiare, studiare e lavorare ovunque (44% contro il 52% della media europea) e l’uso della moneta unica (41% a fronte del 42%), mentre solo un quarto delle risposte opzionabili veniva associato, rispettivamente, al valore della pace (23% contro una media del 34%) e della democrazia (21% contro 22%). Le differenze culturali venivano indicate dal 17% degli italiani, una percentuale sensibilmente inferiore a quella riferibile all’insieme dei cittadini dei Paesi membri (28%).

Quali erano le aspettative e le preoccupazioni riguardo al futuro?

Anche in relazione a questo aspetto i dati Eurobarometro forniscono un’immagine sintetica e immediata della percezione del futuro atteso all’epoca del sondaggio (settembre 2007). Riguardo all’Unione Europea, quasi due italiani su tre esprimeva un’opinione positiva, dichiarandosi molto o abbastanza ottimista (in linea con la media europea). Anche riguardo alle sue future condizioni economiche, il giudizio positivo espresso dagli italiani prevaleva su quello di segno opposto (almeno uno su quattro riteneva che sarebbero migliorate nell’anno a venire). Sentimenti di preoccupazione emergevano invece riguardo alla situazione futura dell’economia italiana (uno su tre ne ipotizzava il peggioramento), mentre i cittadini degli Stati membri esprimevano un analogo giudizio (riguardo al proprio Paese) solo in un caso su quattro. Sul proprio futuro lavorativo, le previsioni degli italiani apparivano più rosee: se oltre il 60% degli intervistati riteneva che la propria condizione professionale sarebbe rimasta immutata, quasi uno su quattro ne prevedeva il miglioramento. Riguardo alla situazione finanziaria familiare, gli italiani erano pressoché equamente divisi tra chi guardava al futuro con ottimismo (22%) e chi, viceversa, manifestava un atteggiamento contrario (21%).

Le opinioni degli italiani dieci anni dopo. Ottimisti e pessimisti a confronto: chi vince?

Sulla base dei dati in esame, sembra piuttosto emergere una situazione “confusa”, in cui lo sguardo pessimistico rivolto ad alcuni temi si incrocia con quello di segno contrario riguardo ad altri aspetti.

Nel 2017 l’affezione degli italiani all’Unione Europea risulta in calo e in controtendenza rispetto a quella espressa dai cittadini EU considerati complessivamente: 12 punti percentuali in meno tra il 2007 e l’anno più recente, a fronte di una media europea in crescita di 5 punti. L’incidenza di coloro che manifestano totale disaffezione nei confronti dell’EU raddoppia nell’intervallo in esame (passando dal 9% al 17%), mentre il corrispondente valore medio si riduce di soli 2 punti (dal 14% al 12%). Anche sul futuro dell’Unione Europea l’opinione degli italiani appare cambiata: si riduce sensibilmente la quota di coloro che si dichiarano molto ottimisti (dall’11% al 3% nell’analogo periodo), mentre la percentuale di chi manifesta molto pessimismo raddoppia (dal 4% al 9%). Per quanto riguarda le aspettative sull’andamento futuro dell’economia europea, risultano in aumento sia coloro che scommettono sul suo progresso (+7 punti percentuali), sia chi ne paventa un peggioramento (+6 punti).

Migliora tra gli italiani il giudizio sulla situazione economica del nostro Paese per l’anno a venire (+10 punti percentuali), in misura superiore rispetto alla media europea (+3 punti). Anche riguardo al proprio futuro lavorativo i nostri connazionali esprimono maggiore ottimismo non solo rispetto all’anno pre-crisi, ma anche in termini comparativi (+ 7 punti). Allo stesso modo, la quota di chi ritiene che la situazione finanziaria del proprio nucleo familiare migliorerà cresce di 5 punti percentuali, a discapito di chi esclude tale possibilità (- 7 punti).

Come interpretare le risposte (apparentemente contradditorie) degli italiani?

La fotografia del 2007 messa a confronto con quella “scattata” dieci anni dopo evidenzia un significativo cambiamento nella percezione degli italiani su alcuni temi entrati nel dibattito pubblico in vista delle prossime elezioni europee: da un lato, l’andamento dell’economia del Paese con le sue numerose sfaccettature (produttività, crescita, occupazione, reddito); dall’altro, l’appartenenza all’Unione Europea nella prospettiva di una governance fondata su un nuovo assetto delle relazioni tra le istituzioni dei Paesi che vi aderiscono. Specularmente a quanto osservato nel 2007, nell’anno più recente si osserva un maggiore ottimismo nella percezione degli italiani quando si chiede loro che cosa ne pensano dell’economia del Paese e delle proprie condizioni di vita (lavoro e famiglia); di converso, quando l’attenzione è rivolta all’Unione Europea emergono sentimenti di disaffezione nei suoi confronti e di sfiducia riguardo alle sue prospettive future.

La crisi del senso di appartenenza all’UE e la sfiducia nelle istituzioni che la rappresentano solo apparentemente confliggono con l’accresciuto ottimismo per l’Italia e la sua economia. Come evidenziato anche dallo studio condotto da IPSOS, l’andamento “altalenante” della fiducia degli italiani nei confronti del Paese rappresenta un indicatore della realtà che viviamo, del suo elevato grado di complessità, in cui si le espressioni di ottimismo dei cittadini si alternano continuamente a quelle di segno contrario, alla ricerca di nuovi riferimenti (politici, sociali, culturali) che sappiano dare voce e risposta ai loro bisogni.

Per saperne di più

EUROBAROMETER – Public Opinion, European Commission

IPSOS, Italia 2019: comunitari e cosmopoliti, le nuove fratture, Ipsos Edizioni, Gennaio 2019

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