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Gli immigrati e il sistema elettorale

Angela Silvestrini, Alessandro Valentini

Nel corso degli ultimi anni la popolazione residente nel nostro Paese ha sperimentato un rapido incremento, passando da quasi 57 milioni al 21 ottobre 2001 a più di 60 milioni al 31 dicembre 2008. Tale incremento è da ascriversi in maniera quasi esclusiva alla crescita della componente straniera che sale da 1,3 a 3,9 milioni di unità, localizzandosi prevalentemente nel Centro-Nord e specificamente nel Nord-Est.
Considerato che molte leggi del nostro Paese associano al dato di popolazione residente (popolazione legale e/o ufficiale calcolata dall’Istat ogni anno) una serie di provvedimenti e di effetti di tipo giuridico, amministrativo ed economico, si è voluto analizzare l’impatto di alcuni di questi, derivante dalla variazione di popolazione straniera a livello comunale.
Tra le varie disposizioni giuridiche associate all’ammontare della popolazione residente le principali riguardano la tipologia di sistema elettorale per le elezioni amministrative comunali (sistema a turno unico con vittoria da parte della coalizione che riceve la maggioranza relativa nei Comuni al di sotto dei 15.000 abitanti; maggioranza assoluta con eventuale doppio turno nei Comuni più grandi), le soglie per l’insediamento di nuove farmacie (sulla base della L. 475/1968 ve ne possono essere una ogni 5.000 abitanti nei Comuni fino a 12.500 residenti, una ogni 4.000 nei Comuni più popolosi), la necessità o meno di rispettare il patto di stabilità (limite dei 5.000 abitanti).
Altri esempi rilevanti li possiamo seguire più da vicino.
 
Conseguenze sul sistema elettorale comunale
 
La legge che regola il sistema elettorale Comunale (L. 122/1951) distingue i Comuni secondo l’appartenenza a 10 classi di ampiezza demografica per la determinazione dell’indennità di funzione del Sindaco e degli altri amministratori comunali; in 6 classi per la determinazione del numero massimo di assessori e dei consiglieri comunali.
Per ogni Comune, si è confrontato, attraverso una simulazione, il dato di popolazione attuale (popolazione anagrafica al 01.01.2009) con quello che sarebbe risultato nel caso di invarianza della popolazione residente straniera tra il Censimento 2001 e il 31.12.2008 (popolazione simulata). Nei due casi si sono determinate le soglie demografiche di pertinenza di ciascun Comune utilizzando le classi dimensionali richiamate dalla normativa vigente e si è calcolato il numero di passaggi di fascia tra il caso reale e quello ipotetico (cioè, senza l’incremento degli stranieri), stimandone le conseguenze amministrative.
Si considerino in primo luogo le soglie demografiche relative al numero di assessori e all’indennità di funzione del Sindaco. Il numero massimo di assessori è pari a 4 nei Comuni fino a 10 mila abitanti, a 6 in quelli da 10 mila a 100 mila abitanti, a 10 tra 100 e 250 mila abitanti, a 12 tra 250 e 500 mila abitanti, a 14 tra 500 mila e 1 milione di abitanti, a 16 oltre 1 milione di abitanti. Per effetto dell’incremento nel numero di residenti stranieri tra il 2002 e il 2008 ben 58 Comuni (situati prevalentemente nel Centro-Nord) hanno superato la soglia demografica di appartenenza solo grazie all’incremento di popolazione straniera (Figura 1). Questo significa un incremento effettivo nel numero di assessori comunali per un totale di 134 unità.
Si esamini ora l’indennità mensile di funzione del sindaco. Secondo la legge essa è di 1.291 Euro nelle realtà al di sotto di 1.000 abitanti, di 1.446 in quelle tra 1.000 e 3.000, di 2.169 tra 3 e 5 mila, di 2.789 tra 5 e 10 mila, di 3.099 tra 10 e 30 mila, di 3.460 tra 30 e 50 mila, di 4.132 tra 50 e 100 mila, di 5.010 tra 100 e 250 mila, di 5.784 tra 250 e 500 mila, di 7.798 nei Comuni con più di 500 mila abitanti. L’incremento del numero di stranieri negli ultimi anni fa sì che 101comuni passino ad una classe demografica superiore rispetto a quella che avrebbero avuto nel caso di invarianza della popolazione straniera al livello del Censimento 2001 (Figura 2). Questo comporta un incremento della remunerazione aggregata per tutti i Sindaci di quasi 2 milioni di Euro complessivi annui. L’elemento paradossale che emerge da queste due esemplificazioni riguarda il fatto che la popolazione straniera, priva del diritto di voto, contribuisce in maniera molto significativa all’incremento del numero e della remunerazione degli amministratori locali. 
Se venisse effettuato oggi il censimento della popolazione, le ripercussioni in termini di ricaduta sul sistema politico-amministrativo e finanziario dei Comuni sarebbero molto simili rispetto a quelle emerse dalla simulazione. In realtà, il costante incremento demografico della maggior parte dei comuni amplificherà questi effetti da qui al 2011. Al momento della vera rilevazione censuaria, in particolare, saranno i comuni del Nord e del Centro che potranno trarre i maggiori benefici da tale ridistribuzione demografica.
 L’analisi effettuata mostra come spesso il dato di popolazione sia utilizzato dalla normativa vigente senza considerare gli effetti e le contraddizioni prodotte o come i cambiamenti demografici siano scarsamente considerati. Il rapporto tra numerosità della rappresentanza politica e dei rappresentati è particolarmente eloquente: Comuni in cui diminuisce o, nel migliore dei casi, rimane stabile il corpo elettorale (popolazione italiana), aumentano il numero dei loro rappresentanti e dei loro amministratori, mentre coloro che producono tali variazioni (popolazione straniera) rimangono esclusi dal sistema politico-elettorale[1].
 
 


[1] In realtà, i comunitari residenti possono partecipare alle elezioni amministrative comunali: bisogna però che ne facciano esplicita richiesta.
 
 
Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori ma non coinvolgono l’Istituzione di appartenenza

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