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Gli equilibristi. Partecipazione al mercato del lavoro e salute mentale

Francesca Fiori, Ginevra Di Giorgio, Francesca Rinesi, Daniele Spizzichino

Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da un radicale mutamento del mercato del lavoro, con forte diffusione di forme contrattuali diverse da quelle standard, specie tra chi si affaccia per la prima volta sul mercato del lavoro. La crisi economica che ha recentemente colpito i paesi a sviluppo avanzato e in particolare l’Italia ha avuto un impatto maggiore sui segmenti svantaggiati delle forze di lavoro – specie sui giovani e sulle donne – che non solo hanno visto una maggiore difficoltà nell’entrata nel mercato del lavoro ma anche più ostacoli nella transizione da forme contrattuali atipiche a forme standard (Reyneri, 2009).

Il prolungamento della ricerca di una (nuova) occupazione così come l’instabilità lavorativa ha importanti ripercussioni sull’uscita dalla famiglia di origine, la formazione di una unione e la transizione verso la genitorialità (Fraboni & Spizzichino, 2014). Molti studiosi hanno mostrato come l’instabilità lavorativa sia oltretutto spesso associata a una peggiore condizione di salute, soprattutto nei periodi di recessione economica prolungata (Pirani & Salvini, 2015).

Sfruttando i dati provenienti dalle ultime due edizioni dell’indagine Istat “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” (2005 e 2013) è possibile studiare in particolare la salute mentale dei giovani adulti (18-39 anni) che partecipano attivamente al mercato del lavoro e la sua evoluzione prima (2005) e durante la crisi economica (2013). L’indicatore qui utilizzato è il Mental Health Inventory (MHI)¹, standardizzato a livello internazionale e costruito a partire dalla batteria di domande sullo stato di salute “Short Form 36”² (Ware & Kosinski, 2001). L’MHI, misura sintetica dello stato di salute mentale basato sulla presenza di sintomi depressivi, assume valori compresi tra 0 (stato pessimo) e 100 (ottimo), e ha rivelato un netto peggioramento nello stato di salute mentale dei giovani-adulti nel corso del tempo (Istat, 2014).

Si noti però che non sono stati qui presi in considerazione i giovani-adulti affetti da 3 o più malattie croniche o con disabilità, perché con più probabilità potrebbero riferire di sfavorevoli condizioni di salute mentale e contemporaneamente mostrare una maggiore precarietà lavorativa.

Giovani adulti sempre più “instabili”?

EquilibristiL’indice MHI, generalmente più elevato per gli uomini che per le donne, è venuto calando tra il 2005 e il 2013 per tutte le tipologie di condizione occupazionale qui analizzate, il che segnala un peggioramento del loro stato di salute mentale, e, non sorprendentemente, è basso soprattutto per le persone in cerca di nuova occupazione (Figura 1). Tra gli uomini, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato mostrano punteggi medi di MHI più elevati; tra le donne, invece, tale primato è detenuto da coloro che sono in cerca di prima occupazione. Tali risultati, tuttavia, meritano di essere analizzati più approfonditamente in quanto non tengono conto delle differenze strutturali delle popolazioni in esame.

Non ho l’età (per cercare un lavoro)

Come ci si può aspettare, l’associazione tra salute mentale e condizione occupazionale è fortemente influenzata dall’età. In particolare le associazioni negative sono sempre più pronunciate se si considera la popolazione tra 30 e 39 anni rispetto ai giovani tra i 18 ed i 29 anni. Chi ha una posizione più svantaggiata nel mercato del lavoro presenta anche valori più sfavorevoli nell’MHI, e sono quelli di età più elevata a evidenziare i maggiori sintomi di depressione. Insomma: in una fase adulta del corso di vita, quando una posizione stabile dovrebbe essere già stata raggiunta e rappresentare un importante prerequisito per l’indipendenza e l’avvio della formazione di una nuova famiglia, le difficoltà nel mondo del lavoro sembrano creare i più forti contraccolpi psicologici.
Soprattutto tra gli uomini, nella componente più adulta, si riscontrano le maggiori differenze di punteggio medio dell’MHI se analizzato per le diverse condizioni occupazionali: nel 2013 esso è superiore a 78 per i dipendenti a tempo indeterminato ma scende a 69 per chi è in cerca di nuova occupazione.
EquilibristiTabellaLe giovani donne (18-29 anni) in cerca di prima occupazione presentano una migliore condizione di salute mentale rispetto alle loro coetanee in altre condizioni occupazionali. Tuttavia le donne di 30-39 anni in questa stessa condizione occupazionale non solo perdono il primato ma presentano un valore dell’MHI superiore solo a quello delle donne in cerca di nuova occupazione.
In sintesi si può affermare che salute mentale e condizione lavorativa sono fortemente associate: chi non ha un lavoro stabile presenta condizioni di salute mentali peggiori, e peggio ancora sta chi ha perso il lavoro e ne sta cercando uno nuovo.
Queste dinamiche, già presenti nel 2005, sembrano rafforzarsi negli anni della crisi economica e per coloro che da giovani diventano adulti (se non altro in termini anagrafici).

Per saperne di più

Fraboni R., Spizzichino D. (2014). Lavoro e fecondità nei percorsi di vita, in “Generazioni a confronto. Come cambiano i percorsi verso la vita adulta”. Istat, Temi. Letture statistiche.

Istat (2014). Tutela della salute e accesso alle cure. Anno 2013. 

Pirani E., Salvini S. (2015). Is temporary employment damaging to health? A longitudinal study on Italian workers, Social Science & Medicine, 124, 121-131.

Reyneri E. (2009). Il lavoro delle donne, in “Il lavoro che cambia”. Roma: Cnel.

Ware, J.E., & Kosinski M. (2001). SF-36 Physical and Mental Health Summary Scales: A Manual for Users of Version 1, Second Edition. Lincoln, RI: QualityMetric Incorporated.

¹ Il Mental Health Inventory (MHI) si costruisce prendendo in considerazione 5 dimensioni della salute mentale: sentirsi molto agitato (nel questionario internazionale “nervous”), giù di morale (“down in dumps”), calmo e sereno (“peaceful”), scoraggiato e triste (“blue/sad”), felice (“happy”).

²  SF-36® Health Survey Update

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori ma non coinvolgono le istituzioni di appartenenza

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