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Giovani Italiani a Berlino: non solo cervelli in fuga

Marialuisa Stazio

Un po’ di cifre
I giovani italiani a Berlino fanno parte di una generazione che – fin dai primi anni delle superiori – ha conosciuto la mobilità studentesca Socrates ed Erasmus ed è entrata nella maggiore età in un’Europa caratterizzata dalla libertà di circolazione e soggiorno.
Secondo l’Amt für Statistik Berlin-Brandenburg gli Italiani che vivono nella capitale tedesca al 31 dicembre 2014 sono 25250¹, il 68% in più del 2008, quando erano circa 15000². I 20-35enni sono circa 11500, circa il 109% in più del 2008, quando erano circa 5500. Da queste statistiche, possiamo ottenere dati disaggregati per età, sesso e residenza. Non abbiamo modo di conoscere istruzione e occupazione.
In ogni caso, secondo la Bundesagentur für Arbeit, al 31 dicembre 2014 gli italiani che lavorano a Berlino sono 7728, circa il 35% dei circa 22000 in età lavorativa (20-65). Fra essi 1187 hanno un mini-job, 6541 un contratto con garanzie assicurative. Ci sono, inoltre, circa 1500 disoccupati³. In breve, alla fine del 2014, circa 12500 Italiani a Berlino non risultano occupati, né disoccupati.

La zona grigia
Chi sono questi 12500? Certamente fra essi ci sono buon numero di studenti. E altri che – sostenuti dalle famiglie – sono qui per imparare la lingua, per tentare un’esperienza lavorativa, per sfuggire a un ambiente e a stili di vita in cui non si riconoscono, o per stare con la persona amata. Il che descrive una forma di ‘emigrazione’ che – piuttosto che far entrare in Italia rimesse, quelle che i nostri emigranti di ‘vecchio tipo’ continuano a inviare puntualmente – crea flussi economici in uscita. Tutti gli studenti universitari (e gli italiani immatricolati cominciano a diventare numerosi), molti fra quanti hanno un mini-job, alcuni di quelli che tentano la start-up, ricevono più o meno regolarmente ‘aiuti’ da casa. Le singole somme annue sono relativamente piccole. Ma i giovani adulti fra i 20 e i 35 anni a Berlino sono tanti. Se solo il 25% ricevesse tanto da pagarsi una stanza in WG⁴, potremmo ipotizzare uno spostamento di oltre 10milioni annui dall’economia Italiana a quella dello stato di Berlino. Ovviamente è un’ipotesi, ma non del tutto campata in aria.

Probabilmente, poi, molti di questi 12500 trovano da vivere nell’economia ‘informale’, perlopiù nei settori tradizionali dell’imprenditoria italiana in Germania: la gastronomia e la ristorazione. In breve, c’è una ‘zona grigia’ in cui la circolazione di denaro e di persone è molto difficile da mappare. Le usuali fonti statistiche sono, infatti, inadeguate a descrivere il fenomeno della circolazione europea con precisione quantitativa (Tirabassi, del Prà, 2014). Un primo obiettivo di uno sforzo comune dovrebbe essere, quindi, trovare il modo di integrare fonti e strumenti differenti.

Cervelli, corpi e cuori
Il quadro conoscitivo può essere allargato attraverso i risultati di una una ricerca qualitativa in corso che, oltre all’osservazione nei luoghi e occasioni di incontro degli italiani, e a una analisi netnografica di blog e social network di Italiani a Berlino, ha finora prodotto circa 60 ore di registrazione di interviste semi-strutturate e in profondità.
Dalle interviste fino ad oggi condotte, la scelta di Berlino – coerentemente con un mobilità europea già da altri ascritta a motivazioni ‘simboliche’ (Recchi et al, 2003; Favell, 2003, 2008) presenta sia fattori di push che di pull.
Fra i principali fattori push c’è un severo giudizio sulla vita sociale, culturale e politica italiana.
Ad esempio, almeno un cluster di emigrati 20-35enni, vale a dire le persone LGBT, rivela nelle interviste come l’esigenza di vivere apertamente e liberamente il proprio orientamento sessuale sia un fattore importante nella decisione di spostarsi verso paesi di costumi e legislazioni più liberali. E Berlino è ovviamente fra questi.

Fra i fattori pull sottostimati c’è, invece, l’offerta culturale. Che a Berlino è vasta, varia, di respiro internazionale. I club berlinesi, ad esempio, costituiscono – per alcuni segmenti giovanili Europei e, dunque, anche Italiani – un ricorrente motivo per recarsi a Berlino. Per un numero difficilmente calcolabile di giovani, essi sono anche un serio incentivo a soggiornarvi. Generalmente, gli intervistati annoverano – fra i plus di una vita berlinese fatta perlopiù di studio e di lavoro – proprio i club, e l’alta qualità della musica e dell’esperienza che offrono. Ma c’è una fascia di giovani adulti residenti a Berlino per i quali il clubbing è ben più importante. Essi alternano, a settimane di lavoro – spesso scarsamente qualificato – lunghi week-end di (s)ballo.

I club, facilmente annoverati fra le epifanie del futile nella vita contemporanea, sono un’importante realtà culturale ed economica, che dà lavoro a molti addetti e crea un notevole indotto. Nel 2013, il Senato di Berlino ha istituito un Music Board (finanziato con 1milione di euro; 1.5 nel 2014) per garantire il corretto funzionamento e l’attrattività turistica di questo settore. Che alimenta inoltre un’economia informale (e illegale) dove probabilmente qualcuno dei nostri 12500 né occupati né disoccupati trova rifugio.

In breve, le prime evidenze di questa ricerca invitano ad andare oltre la retorica della fuga dei cervelli, per occuparci anche della fuga dei corpi e dei cuori (e dei soldi di mamma e papà).

 

per saperne di più
Favell A. (2003), ‘Integration Nations. The Nation-State and Research on Immigrants in Western Europe’, Comparative Social Research Yearbook, 22 (November): 13–42.

Favell A. (2008), Eurostars and Eurocities. Free Movement and Mobility in an Integrating Europe, Oxford, Blackwell.

Recchi E. (2006), ‘From Migrants to Movers: Citizenship and Mobility in the European Union’, in Smith, M. P., Favell A. ( 2006, eds), The Human Face of Global Mobility. International Highly Skilled Migration in Europe, North America and the Asia-Pacific, New Brunswick – London, Transaction Publishers: 53-80.

Recchi E. et alii (2006), Geographical and Job Mobility in the EU, Final Report Project ‘European Internal Movers Social Survey’ (EIMSS), Empirical evidence on job and geographical mobility in the European Union’, DG Employment, Social Affairs and Equal Opportunities, Firenze, CIUSPO, University of Florence.

Tirabassi M., del Prà A. (2014), La meglio Italia. Le mobilità italiane nel XXI secolo, Torinom Accademia University Press.

¹ www.statistik-berlin-brandenburg.de

² www.destatis.de

³ www.arbeitsagentur.de

⁴Wohngemeinschaft, appartamento condiviso. Una stanza può oscillare fra i 250 e i 450 euro.

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