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Fecondità effettiva e desiderata: l’Italia nel quadro internazionale

Maria Rita Testa

Negli ultimi anni, demografi e policy makers hanno rivolto una crescente attenzione al fatto che una proporzione non marginale di coppie nei paesi a bassa fecondità arriva alla fine della carriera riproduttiva con un numero di figli inferiore a quello desiderato. La differenza tra fecondità desiderata ed effettiva, il cosiddetto desired-actual fertility gap, fornirebbe lo stimolo e la giustificazione per l’introduzione di misure a supporto della fecondità. Ma che relazione c’è tra le due variabili? Un recente lavoro (Testa 2012) analizza i dati dell’ultima indagine Eurobarometro (EB) condotta nei 27 paesi dell’Unione Europea nel 2011 e propone alcune risposte.

Un nuovo spread da considerare: quello tra numero effettivo e numero ideale di figli

L’Italia è il paese in cui le donne in età riproduttiva, 25-39 anni, hanno in media il più basso numero di figli nell’ambito dei paesi dell’Unione Europea, pari a 0,8. Il numero di figli desiderati per il resto della vita riproduttiva, al contrario, è tra i più elevati dei paesi dell’Unione Europea, 1,1. I rispettivi valori per la media UE sono, invece, 1,2 e 0,8 (Figura 1). Per tali coorti di donne, nate tra il 1972 e il 1986, la dimensione familiare finale (ovvero fecondità effettiva + desiderata) sarebbe pari a 1,85 figli. Si tratta di una cifra nettamente superiore a quella stimata da un gruppo di ricercatori di Rostock (Myrskylä et al. 2012) per le coorti nate nel 1979, pari a 1,47, ma che, opportunamente riponderata per tenere conto del fatto che non sempre i desideri riescono ad essere realizzati, risulta essere molto vicina alle proiezioni effettuate dal team di Rostock, ovvero 1,54 figli in media per donna.
Due aspetti forniscono un’importante chiave di lettura del confronto tra Italia e altri paesi UE. In primo luogo, il ritardo della transizione alla vita adulta, che provoca a sua volta il ritardo nella formazione della famiglia e della nascita dei figli. E’ un fenomeno presente anche in altri paesi europei, ma particolarmente accentuato in Italia.
Secondo i dati EB 2011 esiste una correlazione positiva nei paesi dell’Unione Europea tra la quota di donne e uomini in età 25-39 anni con numero di figli inferiore a quello desiderato e la quota di persone nelle stesse fasce di età che sono (ancora) senza figli. Questa correlazione suggerisce che il posticipo della transizione alla genitorialità contribuisce significativamente alla misura del gap fecondità desiderata–effettiva. Si tratta in realtà di una misura di gap non definitiva, perché interessa individui ancora in età riproduttiva, ma il ritardo della nascita del primo figlio implica anche un minor spazio di tempo disponibile per raggiungere il numero desiderato di figli e quindi è suscettibile di pregiudicare definitivamente il raggiungimento della fecondità desiderata.

Il posto delle donne

Il secondo aspetto da considerare è la scarsa equità dei ruoli di genere esistente in Italia. I dati in questi caso si riferiscono alla rilevazione precedente, quella del 2006: si osserva una proporzione considerevole di persone in giovane età, 25-39 anni, che sono d’accordo con l’affermazione “In condizioni ideali l’uomo dovrebbe andare a lavorare mentre la donna dovrebbe rimanere a casa a occuparsi dei figli”, circa il 53% contro percentuali dei paesi nordici che oscillano tra il 9% di Danimarca e il 20% circa di Svezia e Francia (Figura 2). Si tratta di un aspetto importante per l’analisi del gap tra fecondità desiderata ed effettiva, che, forse non a caso, è particolarmente alta in Italia.
Pur senza voler dare alla relazione tra questi fenomeni un senso di causa-effetto, una loro visione d’insieme aiuta la comprensione della peculiarità del caso italiano e può fornire la giusta ricetta per interventi a sostegno della fecondità. Questi dovrebbero agire non solamente sulla agevolazioni nella transizione alla vita adulta per i giovani, ma anche sulle facilitazioni nella riconciliazione tra lavoro e famiglia per le madri, soprattutto di quelle che, dopo aver investito molto tempo in istruzione e formazione, non vogliono rinunciare ad una gratificante carriera lavorativa.
Si tratta di una sfida importante che l’Italia è chiamata a giocare in prima linea, visto che è uno dei paesi europei con la più elevata discrepanza tra fecondità desiderata ed effettiva nel contesto europeo. Un primato che rimane valido anche quando si guarda alle coorti di donne di 40 anni e oltre che chiudono la loro carriera riproduttiva con 0,6 figli in meno rispetto al numero desiderato, contro i 0,4 della media UE (Testa 2012).

Per saperne di più
Myrskylä, M., Goldstein J.R., and Cheng, Y. A. 2012. New Cohort fertility forecasts for the developed world. Max-Planck Institute for Demographic Research Working Paper N.14 .
Testa, M.R. 2012. Family sizes in Europe: Evidence from the 2011 Eurobarometer survey. European Demographic Research Paper N. 2. Vienna Institute of Demography, Austrian Academy of Sciences. Family Sizes in Europe: Evidence from the 2011 Eurobarometer Survey

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