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Esiste una dimensione urbana ideale per fare figli?

Barbara Zagaglia

Esiste una dimensione urbana ideale per fare figli? La risposta sembra essere positiva per le Marche¹.
Nei centri medio-piccoli è più elevata la fecondità delle donne di cittadinanza italiana…
Nell’ultimo decennio (2002-2013) le donne che risiedono nelle Marche hanno avuto una fecondità bassa, al di sotto del livello di sostituzione, pari a 2,1 figli per donna, e inferiore alla media nazionale (Figura 1).
schermata-2016-11-03-alle-18-50-33Se, però, si scende ad un livello territoriale più basso e si analizza la fecondità a seconda della dimensione comunale, ciò che si osserva è estremamente interessante e la situazione si presenta meno critica in alcuni specifici contesti.
Dai nostri studi risulta, infatti, che il numero medio di figli per donna varia secondo la tipologia dimensionale dei comuni, tipologia rielaborata in modo nuovo rispetto alle rigide soglie dimensionali del numero di abitanti. Inoltre, le donne delle Marche sono state più prolifiche nei centri medio-piccoli rispetto ai centri di qualunque altra dimensione, con differenze anche considerevoli, considerato l’attuale regime di bassissima fecondità in cui ci troviamo, tra questa tipologia di comuni e le altre.
schermata-2016-10-31-alle-15-28-42In particolare, riguardo le donne di cittadinanza italiana (Figura 2), la fecondità nei comuni medio-piccoli è stata più elevata e crescente per tutto il decennio. Il valore massimo di 1,43 figli per donna è stato registrato nell’ultimo triennio proprio in questi comuni. Al contrario, la propensione a fare figli è stata particolarmente bassa nei comuni piccolissimi e medio-grandi e grandi. Basti pensare che in questi ultimi non si è mai superato il valore di 1,23 mentre in quelli piccolissimi è sceso addirittura a 0,73 nel periodo più recente.

… ma anche la fecondità delle donne di cittadinanza straniera

schermata-2016-10-31-alle-15-29-31Benché il trend della fecondità delle donne straniere residenti nella regione sia stato differente rispetto a quello delle donne di cittadinanza italiana (crescente sino al triennio 2005-2007 e decrescente dal 2008-2010, nel primo caso, crescente sino al 2008-2010 e decrescente successivamente, nel secondo caso), l’evidenza di una maggior fecondità nei centri medio-piccoli si riscontra anche per questa sub-popolazione (Figura 3). Se è vero, infatti, che le straniere hanno in generale una propensione maggiore a fare figli delle autoctone, nei centri medio-piccoli il numero medio di figli sale ai valori massimi arrivando addirittura a 2,69 e 2,81 nei trienni 2002-2004 e 2005-2007. In questo caso la variabilità e l’influenza della dimensione territoriale del comune di residenza risulta ancora più evidente. Basti pensare che nei comuni più grandi la fecondità ha registrato valori ben al di sotto del livello di sostituzione nel 2002-2004, quando la fecondità complessiva delle immigrate era più elevata, e nel periodo più recente, 2011-2013, di crisi economica.

… nonostante la crisi

Le difficoltà della crisi hanno certamente messo le coppie in difficoltà rispetto alla decisione di avere figli, nelle Marche come in altri luoghi. Infatti, la fecondità è diminuita nei comuni marchigiani, invertendo un trend crescente per le donne italiane, aggravando il declino per le donne straniere. Tuttavia, per le donne straniere la fecondità continua ad essere più elevata nei comuni medio-piccoli, così come per le donne di cittadinanza italiana per le quali nel periodo più recente si è avuto addirittura un incremento di oltre il 10%.

Alla ricerca di una spiegazione

Nel caso marchigiano, dunque, sembra esistere una tipologia dimensionale comunale – quella dei comuni medio piccoli – più favorevole alla famiglia, che è risultata particolarmente “protettiva” anche contro la crisi economica.
Questa tipologia di centri urbani è posta prevalentemente nei distretti industriali. Qui probabilmente una sinergia di fattori pone meno vincoli alla procreazione rispetto ad altri contesti territoriali. Ad esempio, in questi centri sono generalmente disponibili servizi all’infanzia e alla famiglia mentre nei piccoli e piccolissimi comuni essi sono spesso assenti; le reti e il supporto famigliare sono generalmente più forti che nei grandi comuni, se non altro a causa delle minori distanze; in questi centri, l’accesso all’abitazione è migliore e ancora a buon mercato rispetto ai grandi comuni.

Il laboratorio Marche

Le Marche rappresentano un caso esemplare. Sono prive di centri urbani di dimensioni rilevanti (metropolitani), mentre sono ricche di comuni dalle dimensioni ridotte e talvolta esigue. La popolazione è distribuita su 239 comuni di cui 93 hanno meno di 2000 residenti e 44 meno di 1000. La città maggiore, Ancona, capoluogo di regione, ha una popolazione legale di 100.497 abitanti. Tuttavia, anche in questo contesto, la nozione di “grande” e “piccolo” ha significato se opportunamente ridisegnata (attraverso opportune tecniche statistiche di classificazione e considerando, per ciascun comune, congiuntamente più caratteristiche oltre a quella del numero di abitanti).
Proprio per le caratteristiche territoriali della regione e le scelte metodologiche effettuate, l’effetto di un eventuale processo di selezione delle donne dovrebbe essere marginale (ci si riferisce al fatto che donne più istruite o single possano essere maggiormente presenti nei centri classificati come maggiori o di dimensioni particolarmente ridotte, dove potrebbero esservi concentrate anche donne straniere di certe cittadinanze e particolari condizioni professionali – le cosiddette “badanti”, solitamente donne adulte, senza famiglia al seguito, provenienti per lo più dall’Europa dell’Est – che generalmente hanno una minore attitudine a procreare).
Il caso marchigiano, dunque, fa ritenere che anche in altri contesti regionali o nazionali, con un’evidenza forse ancora maggiore, possa esistere una dimensione territoriale, se non ottimale, almeno più congeniale alla riproduzione umana.

Note

¹ Regione oggetto di una specifica analisi all’interno del Progetto di Interesse Nazionale finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dal titolo “Immigrazione e coesione sociali: il ruolo dei piccoli comuni”.

Per saperne di più

Mattioli E., Morettini G. e Zagaglia B. 2015. “Recente evoluzione del fenomeno migratorio in Italia: il ruolo dei piccoli comuni”. In Balbo M. (a cura di), Immigrazione e piccoli comuni. Milano: Franco Angeli, pp. 22-45.

Zagaglia B. e Morettini G. 2015. “Exploratory analysis of the fertility of foreign women in the municipalities of the Marche”, Rivista Italiana di Economia Demografia e Statistica, vol. 69, pp. 211-222.

 

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